Primo Dicembre

Si sentiva senza speranza Andrea, non aveva passato l’esame di ammissione; nel dottorato aveva riposto progetti insieme alla certezza di avere qualche garanzia sul proprio futuro. Ricevuta la notifica via mail dell’Università, era rimasto nella stanza per giorni; anche se non parlava, Claudia gli leggeva in volto il peso della sconfitta.

Andrea non interagiva, non chiedeva; Claudia bussava alla sua porta diverse volte al giorno, sperava di avere il permesso di entrare, di salutare, di sradicare convinzioni limitanti per ricordargli che era ora di porsi nuove sfide. Si sentiva impotente Andrea,  passare l’esame era il suo obiettivo -importante, imperativo- e davanti alla lista con l’esito si sentì
incapace di raggiungere i propri fini e al contempo provò il blocco dell’inetto ad intraprendere qualsiasi altro piano. Claudia aprì la porta e senza che Andrea parlasse, gli lesse papiri di penosa disperazione sulle palpebre.

‘Non sono abbastanza bravo.’

L’idea del fallimento lo faceva sentire poco degno dei propri sogni, e l’atonia dell’anima situava Andrea entro un malessere, le cui gradazioni contenevano il disgusto della vita, la noia, lo scoraggiamento, la pigrizia, la  malinconia, la nausea, e la tristezza. Claudia prese posto accanto al coinquilino sul letto e gli sorrise. Andrea le chiese se avesse avuto altri incontri fantastici nei suoi sogni, le chiese se Olimpia, la protagonista delle sue battaglie oniriche, avesse sconfitto altri peccatori. Claudia, con un cenno di dissenso del capo, rispose che spettava a lui, questa volta, intraprendere una lotta con la propria pena, la tristezza.

“Il trascorrere del tempo mi pesa, Claudia, il giorno mi sembra di cento ore.”

Impotente a governare i pensieri che si affollavano nell’anima, Andrea esprimeva totale insoddisfazione di sé senza nemmeno avere la forza di esprimerla.

“Accidia.”

Claudia parlava a voce bassa.

“Se Olimpia venisse anche da me, non riuscirebbe a estinguere il mio male.”
“Estinguere il tuo male spetta a te.”

Andrea non rispose.

“Fissati un piano nuovo, disponi una misura in ogni progetto e accetta i limiti senza limitarti.”

Andrea si tratteneva dal rispondere, la prepotente presenza nel cuore
lo dominava.

“L’apatia non ti serve a nulla. Sono giorni che rimani chiuso in stanza, non mangi.”
“Ho disgusto” – interruppe.

“Hai disgusto di quello che vivi, non del cibo.”

Claudia si alzò dal letto e prima di tornare in cucina si girò, arrabbiata e ferma, verso l’amico.

“I nostri pensieri, Andrea, diventano parole; le parole abitudini, e a loro volta forgiano la nostra mentalità. Farsi abbattere dalle circostanze esterne non ha valore, rispetto alla nostra facoltà di reagire.”

Andrea iniziò a guardarla in volto.

“E per imparare ad avere più controllo nei confronti degli eventi esterni, è importante prendere consapevolezza di sé. Non sei abbattuto dagli eventi ma dall’opinione che tu hai di te stesso e Olimpia può fare poco. I problemi capitano, indipendentemente dal nostro volere, ma possiamo decidere di cambiare la nostra opinione, e il nostro atteggiamento nei loro confronti. Fai forza su te stesso, perché tu sei l’unica sicurezza per te; nella consapevolezza del nostro essere risiede il nostro potere.”

di Eva Dolcemascolo

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Roberto Srelz

About Roberto Srelz

Editore e direttore responsabile, presidente del gruppo centoFoto , è nato a Trieste. Professionista presso una grande azienda internazionale, è scrittore biografico (ha pubblicato il romanzo breve ‘Per Due Volte’ con ‘Luglio Editore’ ) e fantastico (ama in particolare il Fantasy nordeuropeo e scrive racconti brevi sul Web). Nel 2010 e 2012, con ‘Esaedro’, è stato editore di ‘Lions & Saints’ (Guendal – Ramella) e di ‘Pin Up’ (‘Accademia di Fumetto’, Trieste), collaboratore di dotART, e dal 2009 al 2014 ha organizzato la manifestazione ‘Fumetti per Gioco‘ assieme ad altri collaboratori. Insegna fotografia ed ha partecipato a mostre fotografiche in Italia (l'ultima delle quali su Steve Kaufman con "American Pop Art") e all’estero (Croazia, Polonia e Ungheria).