Tra quarzo e sale

Ma la gente

che millanta microscopi negli occhi

cosa ne sa?

Di quei due

foglie diverse

sbattute e accarezzate

dallo stesso vento

la gente – distratta predatrice di foto –

che ne sa?

Cosa ne sa delle scarpe e dei sentieri

del silenzio sull’erba scossa

di quei due alberi consapevoli e muti

mimetizzati in quegli sguardi

di traverso

oltre i vetri del mare?

Che ne sa la gente di

oceani e spiagge

della risacca che chiede del fiume

dei pescatori e delle lampare.

Che ne sa la gente dell’acqua

quando piega il quarzo

quando sconvolge il sale?

 

Che ne sa la gente del quarzo?

Che ne sa la gente del sale?

 

Giuseppe Lazzaro

 

Questa poesia è nata una sera da un dolcissimo scambio di scritti. Da un testo in prosa arrivato all’improvviso, si è unita la sua versione in termini poetici. La prosa di cui parliamo si intitola Gala e Dalì, in cui nè Gala nè Dalì appartengono alla storia che noi tutti conosciamo. Ho scelto l’uso di pseudonimi per raccontare una storia realmente accaduta, dove entrambi i personaggi definivano surreale e irripetibile la serie di eventi, circostanze e casualità che continuavano ad avvicinarli. Il tutto attraverso l’arte.

 

GALA E DALÌ

 

La chiamavano Gala.

Lo chiamavano Dalì.

Dicevano che Gala se ne andava in giro, da sola, scrivendo sull’arte.

Dicevano che Dalì disegnasse sogni e mondi surreali.

Dicono ora che Gala fosse giovanissima.

Dicono ora che Dalì avesse trentasette anni, quando disegnava sogni e visioni.

Un bambino ha detto di aver visto, un giorno, Gala e Dalì camminare insieme, per strada.

Diceva che Dalì teneva Gala a braccetto, tenendo nell’altro braccio un bastone.

Gala, diceva il bambino, quando camminava accanto a Dalì, sorrideva.

Dalì, diceva il bambino, teneva la testa alta, mentre camminava. Non la guardava.

Diceva il bambino che Gala e Dalì non parlavano, mentre passeggiavano, ma sembrava

che si conoscessero bene.

Dicono che Dalì amasse le donne; dicono che ne avesse avute tante.

Dicono che Gala fosse amata dagli uomini; dicono che ne avesse amati solo due, veramente.

Dicevano anche che Gala avesse sofferto una pena lacerante; dicono che non è più uscita di casa, fino a quel giorno, con Dalì.

Dicevano, invece, che Dalì fosse tornato in città da poco, per non restare.

Dicono che era morto suo padre e che era stato costretto a lasciare la Spagna, per sotterrarlo.

Nessuno sa come si fossero conosciuti, Gala e Dalì.

Nessuno ha mai chiesto nulla, a Gala e Dalì.

Alcuni dicevano che Gala fosse inciampata all’improvviso nella vita di Dalì, una sera.

Altri dicono che Dalì volesse dipingere Gala in uno dei suoi quadri, una sera.

Gala e Dalì non conoscevano le proprie storie; Gala chiedeva, Dalì non rispondeva.

Gala, dicono, volesse scrivere un racconto su Dalì; Dalì, dicono, non sapesse scrivere.

Hanno detto che Gala e Dalì si incontravano, ogni sera, sempre alla stessa ora, allo stesso posto, senza deciderlo prima.

Hanno detto che per Dalì, Gala non era una donna qualunque.

Hanno detto che Dalì diceva che Gala era troppo giovane.

Dicevano che Dalì non l’avesse mai baciata.

Pensavano che Gala fosse affascinata da Dalì e dalla sua arte.

Dicevano che Gala non si aspettasse niente da Dalì.

Dicono che Dalì, una sera, ha chiesto aiuto a Gala per riuscire a dipingere. Dicono che, un pomeriggio, Dalì l’ha portata in un prato ad ascoltare il silenzio.

Dicono che Gala scriveva i pensieri di Dalì. E dicono anche che Dalì non parlasse quasi mai, con Gala.

Dicevano che Gala e Dalì si guardavano e si sorridevano. Dicono che comunicassero così.

È stato detto che Gala era troppo, diversamente bella, per essere amata da Dalì. Dicono che Dalì, in fondo, avesse paura della bellezza di Gala.

Dicono che Dalì l’avesse maltrattata, una sera; dicono che fosse perché, Dalì, si stava innamorando di Gala.

Dicono che dopo il giorno che li hanno visti passeggiare insieme, Gala e Dalì non si siano mai più incontrati.

Pensano che Gala abbia avuto da Dalì uno dei suoi quadri; dicono che Dalì volesse ingannare Gala.

Così, Gala ha scritto a Dalì, raccontandogli “perché”; dicono che Dalì non ha mai chiesto “perché” a Gala.

Hanno sentito dire che Dalì è riuscito a disegnare per Gala, dopo quel “perché”.

Hanno detto che Gala non ha mai parlato a nessuno di Dalì.

Dicono ora che Gala non si è fatta più vedere.

Hanno detto che Dalì non l’ha più cercata.

Dicono ora che Dalì non l’abbia mai capita.

Ancora nessuno ha visto che cosa Dalì ha disegnato per Gala.

Nessuno leggerà che cosa Gala ha scritto per Dalì.

 

Francesca Schillaci

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Francesca Schillaci

About Francesca Schillaci

Redattrice. Laureata in Lingue e Letterature straniere presso l’Università di Lettere e Filosofia a Trieste. Da sempre amante di letture di classici, si dedica alla musica, al disegno e alla scrittura, prediligendo la fusione dell’arte musicale con la composizione poetica; in Spagna pubblica la sua prima introduzione per un libro di fotografia e una volta tornata in Italia inizia a collaborare con più pubblicazioni online (‘La Voce di Trieste’ , ‘dotART Magazine’, ‘Trieste All News’).