“La Grande Bellezza” delle piccole cose

La Grande Bellezza

“La grande bellezza”, un film di Paolo Sorrentino: presentato al Festival di Cannes dello scorso anno, dopo aver vinto il Golden Globe come miglior film straniero, si è aggiudicato, in questi giorni, il premio Oscar come miglior film in lingua straniera.

Di che cosa parla, “La grande bellezza”? Qual’è il motivo del grande successo sia di critica che di pubblico finora ottenuto?

La Grande BellezzaIl regista affronta una tematica di recente molto sentita, quella della disgregazione dei valori e dell’Io interiore. Grazie alla meravigliosa fotografia di Luca Bigazzi e alla ben indovinata colonna sonora di Lele Marchitelli, Sorrentino ricrea un’atmosfera onirica, ricca di suggestione e piena di spunti riflessivi, che può far rammentare, vagamente, lo stile Felliniano, tanto apprezzato in tutto il mondo. Dopo il ‘Sacro GRA’ di Gianfranco Rosi, che descrive la realtà delle persone comuni, mostrando la sofferenza e il mal di vivere, tra le mura domestiche di un ceto sociale basso, il film di Sorrentino mette invece in evidenza la vita vuota, priva di valori e concretezze, risaltando quello stesso mal di vivere ma in una versione, a volte, inconscia, dei nuovi ricchi, che non sembrano consapevoli dell’aridità della loro esistenza.

Protagonista impassibile di questo film è la città di Roma: ben più di una spettacolare scenografia, va oltre all’essere un ridondante affresco che si distende lungo tutta la durata del film. È la cartina di tornasole che fa risuonare il vivere vuoto dei personaggi che si alternano lungo il percorso di Jep Gambardella, il protagonista.

Roma è un testimone silenzioso di una lunga serie di ritratti. È essa stessa un ritratto con uno stato d’animo preciso. Si comprende bene sfogliando la sceneggiatura di Sorrentino e Contarella, specialmente nella prima scena, quando un turista giapponese, subito dopo essere rimasto incantato da una vista della città dal Gianicolo, stramazza al suolo, folgorato da un infarto.

Qui leggiamo:

“L’ultima immagine è per Roma, li dietro, ferma e assolata, monumentale e bellissima.

E indifferente”.

La Grande BellezzaIl protagonista Jep Gambardella, interpretato da Toni Servillo, è il tipico esempio dell’italiano benestante, l’italiano che si lascia trasportare dalle frivolezze, senza prendere in considerazione la vita vera, che intanto passa inesorabile. Giunto all’età di sessantacinque anni, Jep, un giornalista di costume e critico teatrale, si rende conto di aver vissuto invano e di aver realizzato una sola cosa bella da ricordare, ovvero il suo primo ed ultimo romanzo, scritto in un periodo di grande felicità interiore, che aveva ottenuto un notevole successo. Per tutto il resto della sua vita, si circonda di persone insignificanti, false, che ogni volta indossano una maschera diversa per nascondere la propria instabilità e il vuoto che li angoscia. Il protagonista, ripensando al passato, cerca di incontrare alcuni amici di gioventù, ma scopre che, anche loro, sono finiti nel vortice di una vita priva di significato, fatta di incontri casuali, consumo di droghe e divertimento. Dopo tante piccole relazioni, Jep conosce Ramona, la figlia di uno di questi suoi amici, che lo fa riflettere e pensare, tanto più dopo la sua morte per una malattia incurabile; a completare il suo processo di autoanalisi, si aggiunge anche l’intervista con “La Santa”, una donna esile e minuta che ha dedicato la sua vita al prossimo e che gioca un ruolo importante nella conversione del protagonista. Mentre Jep si trova sull’isola del Giglio per un reportage sulla Concordia, riesce a capire quanto sia stato significativo, grande e bello, il primo amore, e ripensando alla morte di questa donna che ha tanto amato e dell’amore che lei ha continuato a provare nei suoi confronti, anche quando era sposata con un altro uomo, rivede tutto il suo passato, attraverso ad una serie di flashback, rendendosi conto che “La grande bellezza” in fondo sta nelle piccole cose e non nella ricerca ossessiva di un piacere legato al lusso, alle feste e all’essere sempre al centro dell’attenzione.

La Grande BellezzaUn altro personaggio che compare nella vita di Jep e che sicuramente ha un ruolo importante nel suo percorso psicologico è Romano, interpretato da Carlo Verdone; forse l’unica persona vera al fianco di Jep Gambardella. Talmente inadeguato a quella vita artistico-mondana a cui ambisce e che al massimo riesce ad osservare da un margine. Romano è stato visto da molti come un vincente, in questo film: forse l’unico, nella sua scelta di mollare tutto e tornare al suo paese di provincia. Probabilmente, tra i personaggi, è il solo consapevole della propria sconfitta. Quando comunica a Jep la sua decisione di mollare tutto, dice queste parole:

“Jep, Roma mi ha molto deluso”.

Il fatto che a dire queste parole sia il più romano dei romani dopo la morte di Alberto Sordi dà loro un tono di cocente sconfitta, ancora più forte. Sorrentino, attraverso questo film, sottolinea la grande differenza fra l’eterna bellezza della città di Roma, con i suoi sontuosi palazzi e la sua ricca storia e la pochezza della vita di una grande parte dei suoi cittadini, i quali, non curandosi di ciò che li circonda, continuano a vivere un’esistenza quasi assurda.

Non può passare inosservato il ruolo di Lorena, interpretato da Serena Grandi; per quanto poco più di un cameo, è quello che più di altri fa capire come Sorrentino tratteggia i personaggi che ritrae, cucendoli addosso agli interpreti, con la cura di un abito sartoriale, al punto di chiedere loro di incarnare vicende che hanno paralleli imbarazzanti con i loro vissuti personali. Lorena-Serena appare nella scena della festa di compleanno di Jep, fuoriuscendo da una torta in un trionfo di eccesso e ridicolo. Subito due invitate alla festa la tagliano a pezzi sintetizzando la sua storia in poche, taglienti parole:

VIOLA: “Ma chi è quella pazza?”

STEFANIA: “Non la riconosci? È Lorena.”

VIOLA: “E chi è?”

STEFANIA: “Un ex soubrette televisiva. Ora in pieno disfacimento psico-fisico.”

Torna alla mente il percorso personale di Serena Grandi; non si può non pensare a che cosa possa essere stato per lei esorcizzare il suo passato, interpretando questa caricatura di se stessa. Se c’è davvero una figura dai tratti Felliniani in questo film è proprio lei.

Il finale, molto suggestivo, si chiude con una navigazione, virtuale, lungo il Tevere, con un bellissimo tramonto sulle note di “The Beatitudes”, dei ‘Kronos Quartet’.

 

Vincenzo Russo, Nadia Pastorcich © centoParole Magazine, riproduzione riservata
 
copyright immagini: Medusa Film
produzione: Medusa film, Indigo film, Pathé, Babe films
distribuzione : Medusa Film

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Vincenzo Russo

About Vincenzo Russo

Redattore. Vincenzo Russo nasce a Treviso ed è un indeciso. Scrive poesia, prosa, si interessa di musica; è stato per anni una delle voci di ‘Radio Fragola’, emittente libera triestina. Come poeta ha scritto e pubblicato l’antologia "Amore, sangue e tutto quel che c’è in mezzo" e ama partecipare ai ‘poetry slam’, di cui ha vinto, nel 2012, quello di Pavia. È presenza fissa e tra i principali animatori dei reading ‘Sciampo’. Ama particolarmente la fotografia e il cinema d'autore.