Lelio Luttazzi, Rossana Luttazzi: “LelioSwing”

Lelio Luttazzi LelioSwing Trieste

LelioSwing TriesteFinalmente, dopo una lunga attesa, la mostra “LelioSwing, 50 anni di storia italiana” è approdata a Trieste al ‘Magazzino delle Idee’ e si potrà visitare fino al 4 maggio del 2014. Ieri, 15 marzo 2014, alle ore 17, si è tenuta l’inaugurazione; hanno presenziato la signora Rossana Luttazzi, il Presidente Maria Teresa Bassa Poropat, il Vice Presidente della Fondazione ‘Lelio Luttazzi’ Cesare Bastelli e lo scenografo Leonardo Scarpa. Molti gli invitati e i presenti.

 

Lei genovese e Lelio triestino; com’era il vostro rapporto con il mare?

Io sono una marinara, come lo era Lelio. Amiamo il mare!

Avevate una barca qui a Trieste?

Noi avevamo una barca quando abitavamo a Roma. Andavamo molto in Sardegna, dove passavamo sei mesi all’anno; gli altri sei, stavamo a Roma. Quando siamo venuti a Trieste, io gli ho fatto trovare la barca qui nella sua città. Lelio era molto felice, perché navigava nel suo mare. Andavamo a Duino, a Grignano, davanti al Castello di Miramare; adorava portare la barca, gli piaceva rientrare con le lucine, quando diventava un po’ buio. Sono stati anni straordinari! Siamo arrivati a Trieste nel novembre del 2007; Lelio era ringiovanito di dieci anni, era contento, in quel periodo ha fatto di tutto: concerti, è andato a Sanremo con Arisa, è stato ospite dal suo amico Fabio Fazio, è andato da Fiorello ed era felicissimo. Poi è riuscito a fare un concerto in Piazza Unità, che è stato davvero trionfale!

Qual era il piatto triestino preferito di Lelio?

Lelio adorava i cevapcici , lo strudel, i würstel con i crauti e particolarmente le patate in tecia , che io non sapevo fare; alla fine lui ha spiegato alla domestica come prepararle e lei ha imparato a farle molto bene … e tutti i giorni mangiavamo patate in ‘tecia‘.

Per lei è stato difficile lasciare Roma, per trasferirsi a Trieste? 

Abbastanza, ma per me era molto importante che Lelio fosse felice. Lasciare la casa di Trastevere – dove io e Lelio abbiamo vissuto per tredici anni – è stata molto dura per me, perché era una casa che ho molto amato; è stata la casa più bella che mai avessimo avuto, era molto grande, con una terrazza meravigliosa. Avevamo sempre la casa piena di amici, perché passavano, suonavano il campanello e noi li facevamo entrare volentieri.

La vita con Lelio è stata straordinaria, sono molto grata alla Provvidenza. Ho avuto la fortuna di vivere trentasei anni con un uomo strepitoso, straordinario, davvero unico. Aveva un sorriso tutto suo ed era un pozzo di cultura per me. Mi ha lasciato un grande vuoto, anche culturale.

Come passa ora le sue giornate a Roma?

Sto molto a casa, perché mi piace. La mattina presto vado a camminare sul lungo Tevere, faccio la mia camminata veloce di circa un’ora e ritorno a casa, mi rilasso un po’ e poi mi metto al computer e comincio a lavorare per la Fondazione. Ogni tanto vado a qualche concerto, o a casa di amici. Naturalmente Lelio è sempre con me, in ogni cosa che faccio, c’è sempre!

Chi veniva a casa vostra, quando abitavate a Trastevere?

Venivano sempre Pippo Baudo, Renzo Arbore, Dario Salvatori, per stare con Lelio e per suonare con lui. Si cenava sempre in fretta, come se qualcuno dovesse prendere l’aereo, perché lo scopo era suonare.

LelioSwing Rossana LuttazziCome le sembra Trieste?

Trieste è una città stupenda, basta guardarla, camminare sulle Rive e in Piazza Unità che Lelio definiva: “La mia piazza più bella del mondo”. Aveva ragione, ha ragione, perché è davvero una piazza molto bella.

A me sarebbe piaciuto molto che la mostra “LelioSwing” fosse partita da Trieste, perché ciò avrebbe fatto felice Lelio, ma purtroppo, per vari motivi, non è stato possibile e così l’inaugurazione è avvenuta a Roma, presso il Museo dei Fori Imperiali, che è una location pazzesca! La mostra è durata tre mesi e ci sono stati diciannovemila visitatori. All’inaugurazione sono venuti Renzo Arbore, Christian De Sica, Pippo Baudo, Piera Detassis, insomma tutti gli amici di Lelio, e abbiamo passato ancora una volta la serata suonando.

Lelio le ha raccontato qualche aneddoto legato alla sua infanzia? 

Sì, mi ha raccontato tutti quelli che si possono trovare nel suo libro“L’erotismo di Oberdan Baciro”. Mi ha detto che andava ad “Impatar le mule”, che andava “in boschetto”…

Il libro è molto autobiografico?

Molto, moltissimo! Tutto quello che è nel libro, è vero.

Lelio, che ricordo aveva, della mamma?

Io non ho mai conosciuto la mamma di Lelio. Lei era una maestra, insegnava a Prosecco e Lelio era un suo alunno, ma non avevano un buon rapporto; erano di pensiero politico diverso. Lelio ha perso il papà a tre anni e ciò lo ha segnato molto, d’altronde era piccolo e la madre, ancora giovane, si è ritrovata con un figlio a carico e sicuramente non è stato facile neanche per lei.

Lelio ha adorato il nonno materno, per tutta la vita. Il nonno era rimasto vedovo e abitava in via Canova insieme alla figlia, la madre di Lelio e Lelio stesso. Lelio mi raccontava che il nonno andava sempre sotto casa, dove c’era una cantina di vini e a volte, alla sera, tornava “imbriago” e riversava sulla figlia tutto quello che gli passava per la testa; questo faceva molto ridere, al piccolo Lelio. Mi ha anche raccontato che, quando non andava a scuola, adorava stare nel lettone con il nonno e con le mani fredde, gli toccava le grandi orecchie, lo faceva anche con me.

Aveva la mania di stringere i caldi lobi delle orecchie, con le mani fredde, per scaldarsele. Gli piaceva molto.

Com’era Lelio?

Era molto riservato e non amava tanto le feste; come me, del resto. A volte ci è capitato di andare a qualche festa, ma appena si poteva, si scappava. Amavamo stare a casa, la sera o con gli amici o anche da soli. Lelio si metteva sempre al pianoforte, per suonare; stavamo sempre bene insieme.

Che emozione ha provato, quando Lelio le ha dedicato “Buonanotte Rossana”?

Quando Lelio mi ha fatto sentire la versione strumentale, ho provato una grande emozione. Poi ho deciso di dare il brano inedito alla giovane cantante Simona Molinari, una ragazza deliziosa e semplice di cui sono molto amica, e in seguito le ho anche dato l’inedito “Dr. Jekyll e Mr Hyde”, che ha portato al Festival di Sanremo. Simona Molinari canta“Buonanotte Rossana” in tutti i suoi concerti e cantando si commuove molto; è molto carina, è una ragazza straordinaria!

Che mi dice del compact disc “Per pianoforte e amici”, è stato difficile realizzarlo?

L’anno scorso ho fatto un regalo, per i novant’anni di Lelio, e la Fondazione ‘Lelio Luttazzi’ ha prodotto il compact disc “Per pianoforte e amici”; è veramente una chicca! Alla realizzazione del disco hanno partecipato tutti i più grossi jazzisti, come Rita Marcotulli, che è una mia grandissima amica, Rossana Casale, che Lelio adorava, Stefano Bollani, Danilo Rea, Franco D’Andrea, Renato Sellani e tanti altri nomi importanti. Tutti sono stati subito disponibili a realizzare questo regalo per il compleanno di Lelio e ho potuto constatare che mio marito ha lasciato una grande scia d’amore e che, ancora oggi, è molto amato. E questo mi fa immensamente piacere.

Quando è venuta a Trieste per la prima volta?

Noi ci siamo sposati, in Comune, nel 1979, per l’esattezza il sei di dicembre, la festa di San Nicolò, che a Lelio ricordava l’infanzia; così, per festeggiare il nostro anniversario di matrimonio, venivamo ogni anno a Trieste per tre giorni e andavamo in “Acquedotto” (ora il Viale XX Settembre), dove c’erano le bancarelle. Facevamo tutto quello che Lelio faceva da ragazzino. Io ho conosciuto la sua città grazie al lui, prima non c’ero mai stata. Mi ricordo che mi portava in tutti i posti possibili. Adesso, quando ritorno a Trieste, per me è molto difficile …

Com’è stato ripercorrere la vita di Lelio attraverso gli oggetti, per la realizzazione di questa mostra?

Beh, sono emozioni forti, che a volte ti straziano l’anima, a volte ti danno gioia, a volte ti fanno sorridere e a volte piangere. Quando sono arrivata a Trieste e ho visto i grandi manifesti di Lelio e la sua silhouette, fuori dal ‘Magazzino delle Idee’, ho avuto un momento di débâcle. La sua assenza la sento molto ed è molto dolorosa! A volte, per non pensarci, lavoro tanto; tengo la mente occupata, così non mi soffermo sui brutti pensieri.

Prima di sposarvi, lei conosceva Lelio Luttazzi come uomo di spettacolo?

Sì, lo conoscevo, perché da ragazzina uscivo da scuola con le amiche e correvo a casa per ascoltare la “Hit Parade”, per sapere qual era la canzone regina. Guardavo Lelio a “Studio Uno” e lo trovavo bellissimo con la sua gardenia all’occhiello, con quel sorriso, che solo lui aveva. Mi piaceva molto, ma ero una ragazzina.

Avrebbe mai pensato di sposarlo?

No, non mi sarei neanche immaginata di conoscerlo. Credo nel destino, in una sorta di combinazione chimica, nei disegni ai quali ti devi abbandonare. Credo un po’ in queste cose magiche che, a volte, possono accadere. E la nostra è stata una storia magica, meravigliosa e straordinaria. Per cui ripeto, sono molto grata alla Provvidenza. Penso di essere stata molto fortunata e anche adesso Lelio è sempre con me, cammina con me, io parlo sempre moltissimo con lui, mi fa molta compagnia mentre lavoro, basta mettere un cd o un dvd e lui e lì, lo vedo sempre.

Cosa le ha colpito di Lelio?

Immediatamente, mi ha colpito il suo senso dell’umorismo e il suo sorriso, poi la sua intelligenza, il suo essere umile, il suo essere normale, il suo essere sempre molto educato, molto per bene. Lui era triestino e aveva questa cultura Mitteleuropea e, come dice Enrico Vaime, la sua fortuna è stata quella di nascere a Trieste; la fucina del jazz. Lelio aveva suonato per gli americani tutti i brani dei suoi autori preferiti, da Gershwin a Cole Porter. Era affascinato dalla psichiatria, dalla letteratura e naturalmente dai lavori di Italo Svevo.

Sicuramente nascere a Trieste è diverso che nascere in un’altra città del nord Italia, perché è particolare, e lui si è sempre portato dietro questa sua triestinità, che poi se vogliamo ridurla, in parole povere, era essere per bene, essere onesto, essere umile, essere educato, pensare anche agli altri. Lelio ha trascorso una bella vita, ha avuto tanti riconoscimenti, ha girato il mondo, è stato negli Stati Uniti, ha conosciuto Oscar Peterson, Armstrong, la Fitzgerald, Erroll Garner, Sinatra e io gli ho dato molto amore, perché se lo meritava tutto. Lui con me era delizioso, era straordinario ed eravamo molto uniti.

Cosa ne pensa del suo film “L’illazione”?

L’ “Illazione” è un film scritto e girato da Lelio, nel 1972, per la RAI, ma non è stato mai mandato in onda e quindi lui si era quasi dimenticato di averlo fatto. In uno dei primi traslochi ho trovato questa pellicola, l’ho fatta riversare e poi l’ho lasciata lì. Lelio non era molto attaccato alle cose e quindi è rimasta abbandonata per molti anni. Lui non era uno scrittore, ma amava molto scrivere e gli piaceva tanto il cinema, era un innamorato del cinema. Aveva molti amici nell’ambito cinematografico, come Marcello Mastroianni, Francesco Rosi e tanti altri ancora. Quando è nata la Fondazione, ho ripreso in mano il suo film e ho chiesto a chi aveva competenza cosa ne pensasse. Tutti lo hanno molto elogiato e così l’ho mandato a Piera Detassis, direttore artistico del ‘Festival Internazionale del Film di Roma’, la quale l’ha voluto portare, in anteprima, al Festival del 2011. Grazie all’aiuto del direttore di RAI 5 siamo riusciti a farlo restaurare dalla cineteca di Bologna e trasmetterlo in televisione, proprio su RAI 5, la stessa sera in cui è stato presentato al Festival.

Penso che il film possa ricordare in qualche modo il cinema francese, per via degli uccellini, della campagna, di quell’atmosfera un po’ di Provenza. “L’illazione” è un film contro un giudice e mette in evidenza come dal nulla, si possano creare dei mostri, delle situazioni mostruose che poi in realtà non esistono. È un tema attuale, perché può succedere a tutti di venire, ingiustamente, accusati, e a Lelio era capitata una cosa simile, ma è stato un errore giudiziario. Sicuramente questi sono episodi terribili, che ti cambiano la vita, che ti portano in gironi danteschi, impensabili, perciò sarebbe importante che chi sbaglia paghi.

Lelio si è mai ripreso da questa storia?

Ha impiegato molti anni, è stata una ferita che è rimasta sempre aperta. Con il tempo, forse, ha smesso un po’ di pensarci, ma insieme abbiamo passato anni molto duri. Comunque è stata una brutta botta!

Ha qualche sogno nel cassetto, qualche progetto per il futuro?

Ho tanti progetti e tutti i giorni me ne viene in mente uno nuovo, sempre molto interessante, ma purtroppo realizzarli è difficile, perché ci vorrebbe un sostegno economico e questo non è sicuramente il momento migliore. Ma io credo molto nella cultura e quindi vado avanti, con testardaggine, con pazienza, mi faccio forza, per continuare nella realizzazione del progetto in cui credo e cerco di arrivarci fino in fondo, proprio come ho fatto con la mostra “LelioSwing”.

Per concludere, mi dice qualcosa sulla mostra?

La mostra è bellissima, è proprio bella! Alla sua realizzazione hanno collaborato grandi firme: Cesare Bastelli – aiuto regista di Pupi Avati, Vice Presidente della Fondazione Lelio Luttazzi e curatore della mostra- che ha fatto il design luci, Leonardo Scarpa – scenografo di Riccardo Muti – che è l’allestitore e scenografo della mostra, Pupi Avati che si è occupato della supervisione artistica, Piera Detassis – direttore di ‘Ciak’ – che si è occupata della parte cinematografica ed Enrico Vaime che ha curato i testi. Mi sembra un gruppo non da poco. Sono felice, soprattutto per Lelio, di essere riuscita a portare questa mostra a Trieste, ma per questo, devo ringraziare, in particolar modo, il Presidente della Provincia, la signora Maria Teresa Bassa Poropat, che ha fermamente voluto che questa mostra arrivi in questa città. E quindi posso solo dire: “Viva le donne!”, perché, forse, sono più lungimiranti.

Lelio è triestino, se dev’esserci una città che vede la mostra di Lelio, dev’essere Trieste, quindi è chiaro che sono molto contenta, molto felice e tutti noi della Fondazione lo siamo. Ma credo che il più contento di tutti, in realtà, sia Lelio, perché essere qua, nella sua città, a pochi metri dal mare, a pochi metri dalla sua ‘Piazza più bella del mondo’, con la sua mostra, credo sia il massimo!

 

“Sono tornato a Trieste dopo sessant’anni, vivo in Piazza Unità d’Italia, parlo lo stesso dialetto che Italo Svevo insegnò a James Joyce. Adesso basta, meglio di così la mia vita non poteva essere.” (Lelio Luttazzi)

 

Ringrazio di cuore la signora Luttazzi per la sua cordialità, gentilezza e sensibilità, e per avermi permesso di trascorrere una piacevolissima mattinata tra i ricordi di due persone meravigliose: Lelio e Rossana.

 

Nadia Pastorcich © centoParole Magazine – riproduzione riservata

 

 

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About Nadia Pastorcich

Redattrice. Nadia Pastorcich nasce a Trieste; è una studentessa universitaria che fin da piccola ha frequentato ambienti legati al mondo dello spettacolo, appassionandosi sempre di più al teatro, al cinema e all’arte. A cinque anni ha iniziato a seguire le operette per poi passare al balletto e infine alla prosa e all’opera. Si è poi appassionata al cinema che va dagli anni Trenta agli anni Sessanta e ciò l’ha portata ad approfondire anche la musica, la moda e la fotografia d’epoca.