Attraverso i Media: cos’è centoParole?

centoParole Magazine il perché

centoParole Magazine: una pubblicazione che avvicina l’arte al lettore del Web.

centoParole MagazineCos’è centoParole? Perchè abbiamo iniziato il nostro lavoro di scrittori, giornalisti e fotografi e perché, da febbraio 2014, ci rivolgiamo a voi?

Iniziamo dal ‘cosa’. centoParole Magazine nasce come Blog ed è ora una pubblicazione mensile su Internet (per quanto il nome ‘Internet’ evochi quanto e come il senso stesso della periodicità nel concetto di pubblicazione sia profondamente mutato) che parla di letteratura e poesia, d’arte astratta e figurativa e di cinema e fotografia in tutte le loro forme. E di tutto quello che vi sta attorno, e che nell’arte, e attraverso l’arte, è stato in qualche modo rappresentato. Avendo ben presente, nella mente e nel sentimento, quanto difficile sia dare alla parola ‘arte’ una definizione – e quanto è giusto che sia così.

Attraversiamo i ‘perché’ della pubblicazione centoParole.

Così come  i musicisti hanno adottato già da tempo la componente elettronica nelle loro creazioni, e quasi tutti gli scrittori si rivolgono ormai a nuovi tipi di piattaforme digitali, l’arte basata sui nuovi media spesso ha fatto – e continua a fare – le cose nuove in modo vecchio, tradizionale. Qualche volta, essa si affaccia al Web – alla ‘Rete’ – e alle forme di comunicazione post fine millennio; più spesso, la si incontra attraverso pubblicazioni stampate strutturare in indice, introduzione, articolo, foto, commenti, bibliografia. Ordinate, complete, corpose e non sempre accessibili.

I critici dell’arte hanno fatto osservazioni, riportate da più di una rivista e un quotidiano sia in Italia che nel mondo Occidentale che ci è dato di leggere in English, sul ‘Digital Divide‘ nell’arte, notando che:

“… mentre molti artisti usano già la tecnologia digitale per realizzare le loro opere, pochi di essi si confrontano con la questione del cosa significhi pensare, vedere e comprendere gli effetti attraverso il digitale stesso, e comunicare su Internet. Quanti artisti utilizzano il digitale come tematica vera e propria, o riflettono veramente su cosa proviamo, e sul come vengono alterate le nostre percezioni, la nostra stessa esistenza, dal digitale e dal Social Network?”

A dispetto della sua forma (pittura, letteratura, digitalizzazione, cinema, stampa, poesia, fotografia) o del come sia fatta (a mano, attraverso un processo industriale, oppure frutto di un lavoro collettivo o ancora singola e irripetibile espressione individuale), l’arte – attraverso qualsiasi Media – deve risuonare e coinvolgere a un livello più alto della semplice provocazione o del far dire a chi la incontra: ‘Che strano!’, ‘Che brutto!’, ‘Che colorato!’

Deve risultare in qualcosa di diverso del cliccare ‘Mi piace’ che il frequentatore del Social concede in attesa di ricevere, di rimando, altri ‘Click – Mi piace!’ su cose condivise – molto più raramente prodotte – da lui. Moltissimi nuovi media attraverso i quali l’arte raggiunge il pubblico – pubblico globale, pubblico Internet che supera il ragguardevole numero di un miliardo, 1.000.000.000, di persone mentre scriviamo – evocano una o più di tali esclamazioni… ma non fanno in modo che chi vede l’arte si faccia poi domande. E, semplicemente, è questo che l’arte dovrebbe provocare, suggerire: la riflessione, in alcuni casi il desiderio di emulazione, non la sola e passiva visualizzazione. Non il puro ascolto.

I Media digitali permettono e stimolano, quindi, la creazione collettiva di un qualcosa. È essa stessa una forma d’arte? Certamente. Crea significato. Significante, e Significato (Saussure). È facile orientarsi in essa? No. Questo nuovo modo di parlare imita il modo di evolversi dei media; pensiamo alla quantità di nuovi contenuti creati oggi giorno ogni giorno e alla difficoltà o impossibilità di capirli, perché non si ha il tempo materiale per riflettere. Eccesso di comunicazione.

A sua volta, l’arte è in grado di porre domande se ha, in essa, sia originalità che significato. ‘Significato’ che non è solamente ciò che è immediato, o ciò che si vede (dipinti, stampe o fotografie su uno schermo), sente (musica in un podcast, poesie recitate, Reading) o tocca (installazioni, superfici materiali, forme o sculture). L’arte può manifestarsi anche in forma di assenza. Di silenzio. Di spazio fra le parole. Il ‘non dire’, il ‘non far subito capire’ è una tecnica per dire e, spesso, per far capire.

Fra quel 1.000.000.000, un miliardo, di persone che usano Internet ci sono anche questa redazione e i suoi collaboratori. Che cosa cerchiamo di fare?

Cerchiamo di contribuire, cercando di evocare pensieri ed emozioni, a cancellare quel ‘Digital Divide’ di cui abbiamo parlato, avvicinando l’arte e i suoi contenuti a chi preferisce fruire di questi contenuti attraverso un media che pur essendo digitale – e ‘mobile’: visibile su un telefonino o su un iPad – si presenta al lettore in un formato Crossmediale (letteralmente: ‘Che attraversa più Media – articoli scritti accompagnati da foto, audio, video – consultabili anche quando non si è connessi al Web, con la possibilità di conservarli e stamparli in un formato portabile e stampabile con un solo click). Semplice e fruibile.

Pensare, vedere, selezionare, fruire. Digitale e analogico, Significante e Significato. Tecnologia e arte.

Arriviamo al ‘come’: come realizziamo questa Crossmedialità?

centoParole Magazine ha raccolto attorno a sé un gruppo di giovani collaboratori che incontra ogni settimana artisti, appassionati e professionisti d’arte e pone loro domande o mette in evidenza e segnala i loro eventi, le occasioni d’incontro, i personaggi e le opinioni. Agli articoli e alle interviste così realizzate, seguendo un tema mensile proposto dalla redazione, affianca un lavoro di approfondimento dei temi contenuti nel testo e di ricerca sulla fotografia, e cerca di fare in modo che essa rappresenti questi personaggi, sentimenti e opinioni; attraverso il ritratto e la rappresentazione delle situazioni d’incontro, ma non solo. Grazie alle potenzialità del Web, alla fotografia e all’articolo scritto centoParole unisce anche video e la musica tematici, ove disponibili, o invita giovani e giovanissimi a realizzarli partendo dal tema proposto; la tecnologia del Web permette di aggiungere Tag (‘etichette’) a ciascuno di questi contenuti, che divengono quindi, attraverso il portale di centoParole, raccolti su di esso appunto mese per mese, ricercabili, condivisibili (anche attraverso i Social Network) ed aggregabili per un miglior confronto e una più facile comprensione.

L’esercizio letterario di descrivere un concetto in cento parole, che aveva dato il nome al Blog, prosegue; centoParole è diventato però ora molto di più; è un lavoro quotidiano di ampio respiro, sempre molto impegnativo, sempre carico di soddisfazioni, che ci auguriamo potrete apprezzare e, a vostra volta … segnalare e condividere. Buona visione, buon ascolto; e buona lettura.

 

 Roberto Srelz (direttore responsabile) © centoParole Magazine – riproduzione riservata

 

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Roberto Srelz

About Roberto Srelz

Editore e direttore responsabile, presidente del gruppo centoFoto , è nato a Trieste. Professionista presso una grande azienda internazionale, è scrittore biografico (ha pubblicato il romanzo breve ‘Per Due Volte’ con ‘Luglio Editore’ ) e fantastico (ama in particolare il Fantasy nordeuropeo e scrive racconti brevi sul Web). Nel 2010 e 2012, con ‘Esaedro’, è stato editore di ‘Lions & Saints’ (Guendal – Ramella) e di ‘Pin Up’ (‘Accademia di Fumetto’, Trieste), collaboratore di dotART, e dal 2009 al 2014 ha organizzato la manifestazione ‘Fumetti per Gioco‘ assieme ad altri collaboratori. Insegna fotografia ed ha partecipato a mostre fotografiche in Italia (l'ultima delle quali su Steve Kaufman con "American Pop Art") e all’estero (Croazia, Polonia e Ungheria).