Fernand Léger, l’occhio dell’artista per lo spettacolo della città

brochure pic1Allestita nelle sale del Museo Correr di Venezia, la mostraLèger 1910-1930. La visione della città contemporaneaè rimasta aperta dall’ 8 febbraio al 2 giugno 2014. Si tratta della più recente fra le poche mostre italiane dedicate all’artista francese (le precedenti furono soprattutto quella di Milano 1989 e Torino 1996). L’esposizione veneziana fa da immediato seguito (o sarebbe meglio dire, da seconda tappa) alla quasi omonima mostra”Léger. Modern Art and the Metropolis“, allestita nella città statunitense di Philadelphia (Philadelphia Museum of Art) ed aperta al pubblico dal 14 ottobre 2013 al 5 gennaio 2014. Come verrà specificato in seguito, lo stesso museo statunitense custodisce il dipinto “La Ville”: l’opera, considerabile come la più importante fra quelle realizzate da Léger, è stata eccezionalmente concessa in prestito in occasione della mostra veneziana. Le opere esposte nelle sale del secondo piano del museo Correr sono più di ottanta, scelte come le più rappresentative per illustrare le affascinanti sperimentazioni artistiche che subirono l’influsso dei ‘ruggenti’ anni venti parigini. Il percorso proposto nelle sale del museo Correr è stato organizzato molto bene: abbraccia infatti in modo completo i vari atteggiamenti e le varie intuizioni maturate da Léger e da altri artisti suoi contemporanei nei confronti proprio del rapporto con la metropoli (la movimentata Parigi della loro epoca) e con i mezzi che in quel periodo si dimostravano fondamentali per la diffusione di messaggi: ci si riferisce naturalmente al cinema, al teatro e alla pubblicità (appare subito chiaro che la volontà è quella di riuscire a dimostrare quanto i due ambiti di ricerca siano indissolubilmente legati tra loro nelle scelte stilistiche dal pittore francese, poichè insieme riescono ad abbracciare l’intera visione dell’universo metropolitano loro contemporaneo). Il modo in cui Léger e gli altri artisti suoi amici e colleghi cercarono di rappresentare la straordinaria e vivace realtà urbana della loro epoca è quindi il punto focale di questa esposizione: inoltre, proprio per introdurre questa tematica di rappresentazione cittadina, il percorso è stato corredato da un’ulteriore mosta, sempre allestita al secondo piano del Correr, intitolata “L’immagine della città europea (incentrata sui vari modi in cui molti artisti si distinsero relativamente al tema della raffigurazione delle città europee, nel lungo periodo che va dal Rinascimento al Settecento). L’esplorazione del grande sviluppo nella rappresentazione della metropoli che contraddistingue le scelte tematiche di Lèger e degli artisti a lui affini all’interno della mostra parte dagli anni antecedenti al primo conflitto mondiale, periodo in cui Parigi rivestiva i ruoli sia di “centro mondiale della cultura”, sia di “capitale del commercio e della bella vita” (concetti espressi chiaramente nella prima sala). Circostanze così particolari contribuiscono a far comprendere agli artisti attivi nell’ambiente parigino quanto risultasse necessario svilluppare una forma d’arte nuova, che fosse in grado di essere all’altezza della situazione nei confronti di un così complesso e straordinario ambiente metropolitano. Scorrendo le opere esposte, si comprende che l’attenzione viene dedicata soprattutto al fattore “movimento”: nell’ambito della mostra viene specificato che tale concetto è collegato direttamente anche al progresso nella velocità che andava manifestandosi ad esempio nei più recenti mezzi di trasporto (aeroplani, automobili ma soprattutto i treni espressi). Per capire l’impressione che questo aspetto esercitava sugli artisti, si può fare riferimento ad una citazione derivante da uno scritto dello stesso Lèger, risalente al 1914: “La portiera del vagone o il parabrezza dell’automobile uniti alla velocità acquisita, hanno cambiato l’aspetto abituale delle cose. L’uomo moderno registra un numero di impressioni cento volte superiore rispetto a un artista del diciottesimo secolo”. Questo è quanto avveniva nel periodo prebellico.

Nel 1918 un più maturo Léger rientra a Parigi, dopo il lungo periodo passato al fronte: il suo approccio nei confronti della realtà si è radicalmente modificato, diventando più concreto. Questo concetto viene epresso chiaramente nel dipinto “La Ville”, opera chiave dell’esposizione (concessa in prestito dal Philadelphia Museum of Art). Il pensiero di Lèger relativamente al compito a cui le espressioni artistiche contemporanee avrebbero dovuto adempiere nell’immediato primo dopoguerra consiste in un basilare concetto chiave: l’arte deve riuscire ad equivalere alla vita moderna, non più limitarsi semplicemente a rappresentarla. Ed è proprio ciò che si può intendere ne “La Ville”: tutto si risolve, in quest’opera che costituisce “l’avvio alla fase più sperimentale e cubo-futurista della sua produzione” (cit.), in un’immagine vivida del disorientamento o ancor meglio dell’ “assalto sensoriale” dato dalla visione della città contemporanea. Concetti che, ad opinione di chi scrive, vengono espressi perfettamente: “La Ville” è un dipinto incredibile, ricco di forza espressiva che getta un forte impatto nell’osservatore che vi si approccia. Relativamente all’altro aspetto chiave dell’opera del pittore francese che è stato ampiamente illustrato nella mostra del Correr, se ne è già fatto un breve cenno nella parte introduttiva: una buona parte dell’eposizione è dedicata anche alle modalità con cui Léger riuscì ad applicare il suo stile nell’ampio ventaglio di potenzialità espressive offerte dai mezzi di comunicazione (la pubblicità, ma anche il cinema). Come è stato già specificato, anche in questo caso (è subito evidente), il fine di Léger è sempre quello di creare un tipo di rappresentazione che sia in grado di esprimere il suo nesso con la realtà urbana contemporanea. Colpisce in particolare l’approccio di tipo cinematografico, da ritenersi assolutamente molto affascinante: nella quarta sala della mostra, dedicata al tema dello ‘Spettacolo’, è stato costantemente proiettato il cortometraggio “Ballet Mécanique“. 

balletmecanique

Unico film realizzato da Léger (suo collaboratore fu Dudley Murphy), è una magnifica pellicola muta della durata di 16 minuti risalente al 1924. L’elaborato non presenta una vera e propria trama: più che altro, l’artista cerca di sfruttare le potenzialità offerte dal cinema, mezzo che in questo caso dimostra la sua straordinaria capacità nel “trasformare oggetti ordinari in uno spettacolo intensamente lirico”. Fa da corredo al film di Lèger la proiezione, all’interno della stessa sala, delle coeve pellicole girate da René Clair con Francis Picabia (“Entr’acte”, 1924) e da Marchel Duchamp (“Anémic Cinéma”, 1926). Il concetto di pubblicità veniva invece illustrato nella sala precedente: si tratta di un settore particolare, che muove ancora una volta dalla volontà di colpire l’impressione dell’osservatore. Il concetto può essere espresso in altri termini, ‘presi in prestito’ dai pannelli-guida presenti nella sala in questione: la potenzialità tipica dell’epoca nell’ambito dei manifesti pubblicitari è quella di “…produrre un poderoso impatto visivo capace di emergere dal caos del traffico cittadino e di trasmettere il messaggio desiderato”; non va dimenticato che si tratta di una comunicazione pubblica. Si sviluppa quindi un ricco susseguirsi di commissioni per manifesti pubblicitari destinate agli artisti più moderni, sui quali influisce un fondamentale aspetto appartenente all’opera di Lèger, emerso dopo il completamento di “La Ville”. I suoi dipinti in quel momento possiedono una nuova capacità di tipo aggressivo, pronta a colpire anche da lontano (si riprende quindi il concetto di “emersione” già indicato come prerogativa dell’arte pubblicitaria sua contemporanea). Proprio per l’adozione di questo concetto stilistico da parte dei pubblicitari, Léger viene quindi definito “il padre del manifesto francese contemporaneo”. La sezione ‘Pubblicità’ risulta ricca di manifesti esemplificativi di quanto appena esposto: osservandoli, si rimane particolarmente colpiti, notando la forza espressiva che queste opere portano in sé. Sono presenti, in particolare, alcune locandine di cinema: una appartenente alla mano dello stesso Lèger (per il film “La Roue”, vi si individuano quegli aspetti relativi all’impronta stilistica di Léger appena riassunti) e un’altra, che ad opinione di chi scrive è di altrettanto straordinaria e forte impatto, disegnata da Djo-Bourgeois (pseudonimo di Georges Bourgeois) per il film “L’Inhumainedel 1924.

03. Georges Bourgeois, 'L'Inhumaine' (1924)

Accanto alla locandina in questione è proiettata anche la relativa pellicola, diretta da Marcel L’Herbier. Due ulteriori sezioni concludono infine l’esposizione veneziana: una dedicata al tema dello ‘Spettacolo’ (il cui contenuto relativo al cinema è già stato illustrato) e un’ultima dedicata al tema del rapporto di Léger con lo ‘Spazio’. Della prima fra le due si può fare ancora un cenno, relativamente al fondamentale approccio di Léger nei confronti di una concezione del teatro che, si potrebbe dire, muove da una sorta di impressione denominabile come ‘teatralità cittadina’. Come egli stesso scrive nel 1924, la vita moderna “scorre a una velocità tale che […] un pezzo di vita visto dalla terrazza di un caffè è uno spettacolo”: con ciò egli intende descrivere la straordinaria vivacità della metropoli, che contribuisce appunto a rendere la città stessa uno spettacolo teatrale. Ed è questa particolare condizione tipica della vita metropolitana che è all’orgine dell’interesse sviluppato dagli artisti cittadini nei confronti del teatro vero e proprio. Proprio per questo motivo, il Léger degli anni venti inizia ad interessarsi sempre di più di un ambito fondamentale per questo settore artistico: l’allestimento teatrale. La sua concezione è quella di una combinazione tra “circo, luna park, teatro e cinema”. Per lui, quindi, il palcoscenico deve essere ricco di colori brillanti e di forme insolite: aspetti stilistici basati sulla rilevanza dei contrasti. Potendo esprimere un modesto parere, si può dire che tale concezione è espressa in modo particolare nell’ambito di alcuni fra gli acquerelli di Léger esposti nella quarta sala, “Scenografia Skating Rink” (1921) e la serie di progetti per i costumi dello stesso contesto (1921-22). L’ultima tematica affrontata nella mostra è quella del particolare approccio di Léger legato “Spazio”: alla base di tale concezione astratta vi è il concetto di colore liberato, aspetto che troverà un posto fondamentale nella teorizzazione del concetto espresso nella sala. “(Léger) ritiene che l’arte del suo tempo abbia ‘liberato’ il colore, che nelle epoche precedenti era stato vincolato alla rappresentazione degli oggetti”. Considerando anche che il colore può essere ritenuto come parte fondamentale dello spettacolo urbano, in quanto presente sia nei cartelloni pubblicitari che nella segnaletica, se ne deduce che esso – contemporaneamente alla forma pittorica – prende vita sul palcoscenico della modernità (come ribadito nei pannelli guida). Il colore si ritrova pertanto ad invadere le vie, dirompendosi completamente attraverso la metropoli. Si arriva in questo modo al concetto di “libertà spaziale”: il colore è il suo fondamentale elemento attivo. L’adesione di Léger a questo tipo di mentalità sfocia in una serie di dipinti murali (1924 – 1926) che, a differenza della ‘pittura da cavalletto’, fanno sì che il colore riesca effettivamente ad interagire con lo spazio. Il percorso guida della mostra pone anche un confronto finale tra la mentalità di Léger e quella del noto movimento ‘De Stjil’ (fondato da Mondrian insieme a van Doesburg): il fattore comune che lega queste due esperienze è quello del dialogo tra diverse discipline, unitamente alla “permeabilità tra interno ed esterno” (cit.) ed al rapporto spazio-colore. La sezione presenta in particolare varie creazioni di artisti appartenenti allo stesso gruppo ‘De Stjil’, chiari esempi delle scelte stilistiche qui brevemente delineate (affascinante ed altamente esplicativa di tali idee è la tela di Mondrian), unitamente a delle opere di Léger dedicate al citato tema della pittura murale, considerabili quindi come aderenti alle stesse idee (sono esposte tele relative a stadi del percorso di ricerca sviluppato dal pittore). La magnifica mostra è stata curata da Anna Vallye, il catalogo è stato pubblicato dalla casa editrice Skira (Milano).

Nadia Danelon © centoParole Magazine – riproduzione riservata

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Serena Bobbo

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segretaria di redazione redazione@centoparole.it