Il mistero della bambina sovrannaturale (quarta e ultima parte)

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 “So, perché anch’io questo pomeriggio ero presente alla dimostrazione. Per constatare con i miei occhi di quali inganni siano capaci, ancora oggi, alcune persone senza nessuno scrupolo.”

 Appoggiai il mento sulla mano destra e feci attenzione per focalizzare bene ciò che stavo ascoltando.

 “Il prete! Olmi, tu eri quel bizzarro e impavido prete! Ma a che cosa abbiamo assistito? Non può essere, eppure… io ho visto con i miei occhi quella mostruosa trasformazione. Tutti eravamo lì.”

 Il consulente investigativo attese che terminassi di sfogare tutta la mia frustrazione.

 “Buozzi, Buozzi, Buozzi. Caro mio, come potrei privarmi di un amico come te… Così utile a comprendere la varietà umana e a concepire le possibilità o i limiti del pensiero comune. Oh, non che tu sia comune come amico, è chiaro. Ma il tuo modo di elaborare i pensieri, suvvia…

 “Già, il prete ero io. Ho fatto davvero fatica a trovare un naso posticcio che fosse più grande del mio. Naso greco ereditato da mio padre; di cui vado fiero, lo sai. Ma concentriamoci su quello a cui abbiamo assistito oggi. Credibile o incredibile, ovviamente, ha una spiegazione reale, razionale e logica. E quella soltanto. Dunque… appena accaduta la tragedia mortale e raccolte le testimonianze del padre della giovane Brunilde, che non avevano convinto né me né l’ispettore De Stradi (e avrei ben voluto vedere il contrario, vecchia volpe di un piedipiatti), il nostro caro medico legale Tiberiakis era stato immediatamente incaricato di eseguire un’autopsia sul cadavere della povera tata M. Maier, volata (senza ali, ahimè!) dal sesto piano. Per fortuna, i nostri “colleghi” sono ben piantati a terra per quello che concerne il sovrannaturale. Così Tiberiakis pensò opportuno concentrarsi sulla ricerca di sostanze psicotrope o allucinogene nei tessuti della vittima: motivo che avrebbe portato la donna (e chiunque altro) a vedere ciò che poi è stato testimoniato dal padre della bambina. E infatti le analisi hanno rivelato una forte concentrazione di scopolamina, un alcaloide allucinogeno che si trova in abbondanza nello stramonio. La sostanza, che è anche altamente mortale in dosi prossime all’overdose, riesce a provocare incredibili visioni e stati di alterazione già a medio dosaggio. La cosa che sorprese il nostro medico autoptico fu la scoperta del modo di somministrazione. La scopolamina, infatti, può essere fatta assumere a chiunque a sua insaputa, dato che non necessita di ingestione o inoculazione come i più comuni allucinogeni. Oltre alle sue forme liquide, o per contatto con la pelle, può essere introdotto per via aerea.”

 “Le candele!” Sbottai, gustandomi il piacere intellettivo di quella felice intuizione.

 “Ok, Olmi. Ora capisco. Tu intendi che diffondendo nell’aria la sostanza, chiunque, presente, avrebbe potuto vedere quel fenomeno demoniaco. Ma scusa un attimo… Io e il prete, voglio dire, io e te, in due, con la nostra forza, abbiamo provato a tener ferma la bambina, senza riuscirci. Le sue contorsioni innaturali parevano assolutamente reali. Vada per le visioni distorte ed illusorie, ma quel corpo era veramente stravolto da spasmi di un altro mondo… Capisco! Anche la bimba era preda degli allucinogeni. Però, quelle lingue che conosceva così bene: forse tedesco, francese, latino, voci dell’Abisso… ma, un attimo. Perché tu, o l’ispettore De Stradi o Tiberiakis, non sembravate sconvolti quanto me e il padre della bambina? E neanche quello psicologo lo sembrava. Continuava a scrivere e a osservare senza esserne impaurito…”

 “Per alcune cose ti sbagli, caro Gianni. Bisogna tenere conto di altri elementi. Il primo, molto semplice, l’ho potuto verificare presso l’ospedale infantile “Burlo Garofolo” di via dell’Istria. La piccola Nilde soffre di una grave forma di epilessia. Che si è accentuata dopo la perdita della mamma. Ecco perché quell’esperienza di possessione è sembrata, o meglio, è stata, così fisicamente realistica, ogni volta che si è presentata davanti agli occhi di testimoni. Sono stato io, l’ultima volta, a innescare l’attacco epilettico, e la dolce bambina mi perdoni se ho avuto bisogno di verificare di persona questo fenomeno, per mettere in correlazione ogni elemento investigativo. Ti ricordi la “magica” croce luminescente che agitavo in aria? Era, ovviamente, un gingillo elettronico modificato in modo tale da emettere una luce stroboscopica per indurre la manifestazione della crisi neurologica. Come quel giochino elettronico, un passatempo ai suoi ingenui occhi, che le veniva fatto usare appositamente per scatenarle le crisi. Per quanto riguarda le lingue “strane” che usava, pare proprio il brutto copione di un film horror: aveva imparato delle filastrocche dalla tata, nata in svizzera e poliglotta, che alle volte tendeva a mescolare gli idiomi, usati in gioventù o studiati al collegio, per gioco.

 “Noi tre mascalzoni, invece, per tutelarci dagli effetti della sostanza alcaloide emanata dalle candele, abbiamo assunto preventivamente un antagonista muscarinico, preparato appositamente in laboratorio da Tiberiakis. Lo stesso che, alla fine della dimostrazione, ti è stato somministrato per farti riavere.”

 “Quindi vuoi dire che…” la verità che si stava formando nella mia mente era davvero inaccettabile e pietosa.

 “Vuoi dire che il padre aveva organizzato tutto? Ma a quale scopo? Lui sapeva delle candele! Ecco perché ha voluto che fossero accese… Ma perché mentire a me in questo modo, fingendo che tu non avresti dovuto partecipare alla verifica dell’enigma? Siete imperdonabili per avermi fatto passare quel brutto quarto d’ora, già mi immagino le risate quando avete cominciato a pensarci…”

 “Il padre? Tu sei uno zuccone senza speranza… ma te lo concedo. Non sai quanto sia semplice pensare che il carnefice vero e proprio sia quel disgraziato, che per l’immenso amore della figlia è sceso a patti col demonio. Un demonio in carne ed ossa, però. E invece, in qualche modo, egli è stato solo una vittima. Nessuna risata, fedele amico mio. Era necessario che avessi la prova reale e confutata dei meccanismi ingannevoli del piano del vero delinquente di persona, ma non potevo presentarmi come Salvatore Olmi. Anch’io, nel tempo, mi sono fatto una fama tra i miei nemici. No, per quanto mi riguarda, era necessario che rimanessi totalmente sotto copertura.”

 “Ma allora chi se non lui? Pover uomo. Povera signora Maier. Povera Nilde.”

 “Non contempli tutte le persone coinvolte nella dimostrazione. La povera bambinaia che è stata uccisa – sì, ovviamente non si è trattato di un fatale incidente provocato dal Diavolo in persona – aveva cominciato a insospettirsi sulle mire del vero carnefice dopo averlo visto passare al padre, che aveva in cura a sua volta oltre alla piccola Nilde, quantità sempre più importanti di droga.”

 “Lo psicologo! Quel buffone che si dava tutte quelle arie, fingendo di compiere grandi gesti clinici, registrando e appuntando tutto su quegli aggeggi, che molto probabilmente fingeva di saper usare.”

 “Bravo Buozzi, ho grandi speranze per te nel campo investigativo. Per il futuro, s’intende. Ho già ricontattato l’ispettore De Stradi, per farlo procedere all’arresto di quel malvivente senza scrupoli. Non solo lo psicologo (o presunto tale) ha ucciso la povera sig.ra M. Maier per evitare di aver scoperto il suo piano criminale ma, in questo, ha anche abusato della fiducia del suo paziente, somministrandogli dosi letali di stupefacenti per indurlo alla morte. Incrociando i dati delle polizie della regione è emerso che ha operato con simili modalità almeno su altre tre o quattro vittime. Di conseguenza, ho capito quale fosse il suo movente criminale. Consisteva nel prendere in cura pazienti con gravi crisi nervose, sostituendo ai medicinali prescritti sostanze quali morfina, cocaina o altre droghe pesanti da iniettare, portandoli alla dipendenza e al tracollo, financo alla morte, per poi (quant’è facile ingannare e illudere persone in quel fragilissimo stato psicotico) farsi intestare conti bancari, appartamenti, beni e proprietà.”

 Tutto mi fu più chiaro. Quel piano orribile e abietto; pensare a ciò che avevo visto non mi provocava più nessun brivido, solo un’infinita tristezza e pena per la sofferenza di quello scricciolo di bambina, del suo povero padre e della bambinaia, che tanto si era presa a cuore le loro sorti. Tanto da finire spinta giù a morte, non dal diavolo in persona, ma da una sua manifestazione ben più spietata.

 “E’ incredibile con quale faccia tosta quel malfattore abbia partecipato alla dimostrazione, senza temere il confronto diretto né con la polizia, né con l’ineffabile Salvatore Olmi…” Glielo dissi col cuore in mano e gli intravidi in penombra il solito luccicare fiero dello sguardo.

 “E’ anche per questo che ho voluto parteciparvi sotto mentite spoglie. Le spoglie del singolare esorcista Don Pietro. Oltre che per mettere in atto il mio modus operandi, per quel che mi riguarda ritengo che batterlo sul suo stesso piano menzognero sia stato molto più soddisfacente e risolutivo per tutti noi.”

 Olmi era impareggiabile su questo piano. Col suo senso di giustizia incorruttibile e salomonico. Così spietato, così profondo. Così giusto.

Fine.

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