L’autoritratto di Tiziano al Museo Correr

L’autoritratto di Tiziano: quando un semplice supporto cartaceo vale quanto una preziosa pergamena.

brochureNobiltà e saggezza: è questo che ci esprime l’autoritratto del grande pittore Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1480/1485 circa – Venezia, 27 agosto 1576), realizzato con la tecnica del gessetto nero su carta e reso visibile al pubblico dal 29 marzo al 15 giugno 2014 nelle sale del Museo Correr di Venezia. L’evento espositivo, dal significativo titolo “Tiziano: un autoritratto. Problemi di autografia nella grafica tizianesca”, porta in evidenza proprio questo piccolo foglio di carta, già pubblicato nel 2007 dallo studioso David Rosand. L’illustre storico dell’arte americano considerò per primo l’autoritratto in questone quale originale opera grafica appartenente sicuramente alla mano del più grande pittore del Cinquecento veneziano. Quello che ci appare è un volto di Tiziano novantenne, visto di profilo, realizzato come se egli volesse simulare una sorta di rilievo: la testa appare quasi tridimensionale e particolare evidenza è riservata soprattutto agli occhi, al naso e alle orecchie del grande pittore. Già alcuni contemporanei iniziavano a dubitare, in quel periodo, che l’abilità di Tiziano fosse rimasta invariata col passare degli anni: data l’età avanzata, si riteneva infatti che il suo rendimento professionale si stesse inesorabilmente deteriorando. Questo autoritratto dimostra invece il contrario: l’ormai anziano artista, che nella sua vita ebbe anche l’onore di venire effigiato del titolo di pittore ufficiale della Serenissima Repubblica Veneta, seppe realizzare un disegno di straordinaria bellezza, in cui i singoli tocchi di gessetto nero risultano ingentiliti da una “suprema maestria” (cfr. dalla brochure della mostra). Proprio nell’elemento delle rughe, rese con grande abilità, si riconosce il filo conduttore che stilisticamente lega i segni di gessetto del disegno in questione alle caratteristiche pennellate che contraddistinguono i capolavori realizzati dallo stesso Tiziano. Si è già detto che l’elemento volutamente più evidente è quello del viso: gli abiti invece risultano a malapena accennati, quasi come se il grande pittore ne avesse voluto dare semplicemente un’illusione. Solo il copricapo e il colletto di lino sono stati resi in modo maggiormente particolareggiato: può darsi (lo ritengono diversi studiosi) che la causa principale di tale eccezionale trattamento sia da ricercarsi nella maggiore vicinanza al volto. Ma forse, la ragione è anche un’altra, da collegarsi invece alla destinazione originale di tale piccolo elaborato (ipotesi ribadita nel saggio di Luba Freedman). Si ritiene che l’autoritratto esposto al Correr fosse stato realizzato da Tiziano per essere allegato alla lettera che egli stesso scrisse nel 1575 ad Antonio Pérez, Segretario di Stato di Filippo II di Spagna (in questo modo, si spiegherebbe anche il formato ridotto del foglio): presso la corte di quest’ultimo, come noto, il pittore veneto godeva di una grandissima stima.

Tiziano, 'Autoritratto' (1575 circa)Proprio questo dato potrebbe spiegare la maggiore evidenza conferita a quei due dettagli del vestiario già citati [cfr. saggio di Freedman]: la loro particolare forma geometrica (triangolare), infatti, risulterebbe allusiva a quella degli stessi elementi d’abbigliamento nel modo in cui essi furono rappresentati da Tiziano nel “Ritratto di Carlo V seduto” (1548) [come noto, anche presso la corte di Carlo – padre di Filippo – il pittore godeva di larghissima fama].  L’importanza effettiva insita in questo autoritratto cartaceo si dimostra però anche in un altro aspetto, presentato dagli studiosi e fortemente evidenziato nel contesto dell’evento espositivo: è degno di nota il fatto che il supporto cartaceo del piccolo disegno venne trattato (elaborato e ritagliato) in modo particolare, come per simulare un foglio di pergamena. Vecellio dimostrava in questo modo l’importanza del proprio status sociale presso la Repubblica Veneta: la pergamena (costosissima) veniva infatti utilizzata esclusivamente per redigere gli statuti corporativi, le cronache e le lettere diplomatiche della Serenissima. Come noto, quello che è stato esposto al Museo Correr non è l’unico autoritratto che Tiziano realizzò nel corso della sua esistenza. Il grande pittore sviluppò nel tempo la propria ricerca personale  relativa a questa tematica utilizzando diverse tecniche: durante gli ultimi trent’anni della sua vita, egli produsse una grandissima quantità di ritratti, alcuni tutt’ora esistenti. Sicuramente Tiziano non fu l’unico artista della sua epoca a realizzare il proprio autoritratto: egli infatti faceva parte di quell’ideale gruppo di autori attivi nel campo delle arti visive che, accrescendo il loro numero soprattutto dopo il 1550 (tale dato cronologico si riferisce all’ambito veneziano), si dedicarono alla produzione – tra le altre cose – di autoritratti indipendenti. Il contributo di Tiziano al genere fu quantomeno significativo: il grande pittore sviluppò infatti la concezione che “non esistesse nulla di eguale ad un singolo autorevole autoritratto” (citazione dalla brochure dell’esposizione).

Tiziano, 'Carlo V seduto' (1548) Questo ideale ebbe naturalmente un largo seguito: per le successive generazioni di artisti, l’autoritratto fu infatti uno dei generi più importanti. La vera singolarità degli autoritratti di Tiziano è però un’altra: egli non si rappresenta mai frontalmente (posa che era sempre stata tradizionale nell’ambito dei ritratti in prima persona), ma sempre di lato. In sostanza, le rappresentazioni di se stesso realizzate da Tiziano sono concepite come se fossero state eseguite da un’altra mano. In seguito, infine, gli autoritratti di Tiziano ebbero una grande fortuna: vennero riprodotti e collezionati dagli artisti fino al secolo XVIII. Il disegno in mostra al Correr è rimasto esposto per tre mesi in un’apposita bacheca, che permetteva ai visitatori interessati di ammirarlo con calma nelle giornate in cui la tipica calca turistica dava un po’ di tregua.  Ad opinione di chi vi scrive, l’impressione suscitata da quel magnifico autoritratto è assoluta: difficilmente un ammiratore dell’opera di Tiziano sarebbe riuscito a staccarne gli occhi ed allontanarsene senza un minimo di rimpianto. Il piccolo capolavoro ‘rapisce’ l’animo dell’osservatore, lasciando nel ricordo dello stesso una splendida immagine del grande Maestro ormai novantenne, ma sempre ricco di  inalterata nobiltà. “Natura potenrior ars”: l’arte è più potente della natura, questo era il motto di Tiziano. Il catalogo della mostra è dell’editore Antiga.

Nadia Danelon @centoParole magazine – riproduzione riservata

 

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Serena Bobbo

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