Alma-Tadema e lo stile neopompeiano

Mentre Claude Monet si ostinava a dipingere e ridipingere con pennellate tenui la Cattedrale di Rouen in ogni momento della giornata, Sir Lawrence Alma-Tadema non faceva che ispirarsi a soggetti ben più lontani e meno en plein air per i suoi quadri neoclassici.
Stiamo parlando di un olandese che nacque nel 1836, già destinato ad intraprendere la professione di notaio come il padre; la sua famiglia facoltosa non ebbe però niente da ridire quando il giovane Lawrence disse di voler fare il pittore, e lo mandò all’Accademia di Anversa.
Il viaggio a Pompei fu letteralmente la vacanza più bella della sua vita, perché lo portò ad essere affascinato dal mondo antico pieno di colori caldi, atmosfere esotiche, sensualità e spensieratezza.
Il suo amore per le donne e per i banchetti è totalmente riversato nei suoi dipinti sempre capaci di ammaliare l’osservatore.
Rispetto ai quadri del più grande esponente della pittura neoclassica Jean-Auguste-Dominique Ingres, quelli di Alma-Tadema presentano colori più accesi e risultano più vivaci. I soggetti sono perlopiù presi dalla vita quotidiana degli antichi romani, idealizzata quasi fosse la giornata di una moderna star di Hollywood.
Tra le innumerevoli opere di quel periodo, la regina Vittoria non ha occhi che per le sue, e lo nomina cavaliere alcuni anni dopo aver ricevuto la nazionalità inglese.

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“Tepidarium” (1881) è uno dei dipinti più famosi di Alma-Tadema e rappresenta una donna romana in una sauna, con in una mano uno strigile, strumento per esfoliare la pelle, e nell’altra una piuma. Il colore tonale presenta un chiaroscuro plastico lievemente accennato, a causa dell’interesse dell’artista per la luce piena e i colori chiari. I fiori rossi sulla sinistra donano più intensità ad un quadro che sarebbe stato altrimenti composto da colori spenti. L’atmosfera sognante e sensuale è evidente: sembra quasi di avvertire il calore avvolgente della sauna e la pace del “dolce far niente”.

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“Aspettative”è ambientato all’aperto e, al contrario dell’opera precedente, dona invece all’osservatore empatico una sorta di freschezza tipica della brezza marina. Il merito è del bianco e dell’azzurro, che ci mantengono comunque in un’atmosfera sognante. La ragazza del dipinto sta forse aspettando il suo amato? Si sono dati un appuntamento? I quadri di Alma-Tadema sono spesso aperti alle interpretazioni.

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“Le rose di Eliogabalo” è diverso dagli altri due quadri per i colori, soprattutto a causa del rosa predominante dei petali che inondano letteralmente la scena. È, infatti, molto interessante l’ispirazione di quest’opera: lo psicotico imperatore romano Eliogabalo aveva preparato una sorpresa per il suo banchetto, in cui migliaia di petali di rose dovevano soffocare gli invitati, sotto i suoi occhi. Se non ci si sofferma bene ad osservare, non ci si accorge neanche di quanto nefasto sia il soggetto. Sir Lawrence era un vero perfezionista e voleva che ogni singolo petalo risultasse realistico, ispirandosi a veri fiori portati per lui.

Alma-Tadema, a distanza di più di un secolo, risulta un grandissimo pittore, ma non celebre quanto Monet o Picasso; la sua grande passione per l’antichità lo ha portato ad essere relegato fra tutti quei manieristi che non innovarono stile e tecnica e non portarono loro stessi nei loro quadri. La corrente artistica a cui appartiene resta comunque una tappa fondamentale della storia dell’arte.

Giulia Ambrosini © centoParole Magazine – riproduzione riservata

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Serena Bobbo

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