Focus on: Kings Of Leon

Kings of leonNel 1999, i tre fratelli Caleb, Nathan e Jared Followill di Franklin (Tennessee) e il loro cugino Matthew formano un gruppo alternative rock famoso in Italia per alcuni singoli, ma spesso non abbastanza conosciuto.

Partiamo dal nome: Leon è il nome del nonno dei Followill, appartenente alla Chiesa unita pentecostale internazionale, come il figlio Ivan, predicatore che portava spesso i piccoli Caleb e Nathan con sé a suonare brani religiosi. I due, ai tempi della formazione della band, sono già esperti, ma piuttosto che unirsi a sconosciuti preferiscono insegnare al fratello minore Jared a suonare il basso e rapiscono (letteralmente) il cugino Matthew che è già bravo alla chitarra; infatti dicono alla zia che sarebbe rimasto da loro una settimana e lo tengono, invece, un mese a suonare nel seminterrato.
Quello che ne esce nell’agosto del 2003 è dapprima un EP e poi il primo album Youth and Young Manhood, di cui Molly’s chamber è il singolo più famoso, utilizzato anche nello spot della Volkswagen Jetta; da citare anche le canzoni Red Morning Light e Holy Roller Novocaine. Il gruppo, per promuovere la sua prima creazione, parte in tour con Strokes e U2 per aprire i loro concerti.

Il secondo album Aka Shake Heartbreak viene pubblicato nel 2004 e fa esplodere la loro popolarità in Australia, specialmente con uno dei singoli di maggior successo della band: The Bucket, presente nella lista delle migliori 150 tracce degli ultimi 15 anni secondo la rivista inglese New Musical Express. Il genere, come quello della maggior parte delle prime canzoni del gruppo, è essenzialmente southern rock e la canzone è dedicata al fratello più piccolo, Jared. Memorabili anche Slow Night So Long, King of the Rodeo e Taper Jean Girl, utilizzata nei film Disturbia e Cloverfield.

La svolta arriva nel 2007 con l’album Because of the Times, in cui le tematiche da “rodeo” dei primi due album subiscono un’evoluzione più raffinata. La grande approvazione viene raggiunta soprattutto grazie alla terza traccia On Call – forse, la mia canzone preferita di questo gruppo – in cui il cambiamento dello stile è chiaro, se messa a confronto con canzoni precedenti. Da sentire anche Charmer, per certi versi quasi hard rock; la voce di Caleb Followill penetra nelle orecchie e inquieta l’ascoltatore. Il frontman dichiarò in un’intervista per la BBC che tutti i componenti vennero ipnotizzati prima della realizzazione del suo video, ma che ciò non funzionò. Con le svolte, come immaginabile, arrivano anche le prime critiche da chi crede che il gruppo abbia iniziato a vendersi e che sostanzialmente i loro testi siano vuoti.

Il quarto album Only by the Night viene pubblicato nel 2008 e il primo singolo estratto Sex on Fire – probabilmente la loro canzone più celebre – resta al centro dell’attenzione del panorama alternative rock per molto tempo e in tutta America ed Europa; vince un Grammy come miglior performance vocale rock e il suo video ha attualmente quasi 100 milioni di visualizzazioni su Youtube. Sono anche altre le canzoni di quest’album che meritano di essere ascoltate: Closer, dal sound più rilassato ed originale, Use Somebody, anch’essa vincitrice nel 2010 di un Grammy, Notion e Be Somebody.

Come Around Sundown arriva nell’ottobre del 2010 e si distingue dagli album precedenti per lo sperimentalismo più marcato, a causa dell’utilizzo di nuovi strumenti e dello spaziare in nuovi generi più punk, senza dimenticare le radici southern rock della band (evidenti soprattutto in Back Down South). Lo stile non è apprezzato quanto in precedenza e i Kings of Leon hanno a che fare quasi con un flop. Radioactive è il primo singolo ed è anche quello che registra più successo, ma viene criticato da New Musical Express che definisce il testo razzista e cataloga il suo video come uno dei peggiori di sempre. Il secondo singolo Pyro ottiene meno visibilità, ma a mio parere è il più interessante di questo sfortunato album.

Alla fine del 2013 viene pubblicato Mechanical Bull, che già dal titolo fa notare il ritorno totale allo stile delle prime creazioni di questa band. La visibilità torna alta e le critiche sono migliorate; infatti, riceve una nomination ai Grammy come miglior album rock. Tre sono, finora, i singoli pubblicati, di cui Supersoaker e Temple sono i più interessanti ed è facile trovarli facendo zapping tra canali di musica. Il già citato magazine New Musical Express afferma che Temple è la miglior canzone scritta dai Kings of Leon negli ultimi cinque anni e il video è uno dei più emozionanti, grazie alla presenza delle mogli e dei i figli dei Followill.

Da sottolineare che questo gruppo fin dall’inizio ha avuto molta più visibilità e successo nel Regno Unito e in Australia che a casa propria; infatti sono stati fischiati al Festival di Reading del 2009 e, in risposta, hanno distrutto gli strumenti e si sono congedati con gestacci. Il resto del tour è stato cancellato per motivi non ben chiari e la band ha collezionato critiche da molti colleghi.
(da: http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2013/07/21/news/kings_of_leon-63401201/)

Forse non sono molto simpatici, ma i Kings of Leon sono tornati ad essere promettenti, rilanciando il loro vecchio stile e mostrando un’immagine più “tenera”. D’altronde, se si giudicasse la condotta degli artisti e non il prodotto, buona parte della musica e dell’arte sarebbe archiviata e dimenticata.

Giulia Ambrosini © centoParole Magazine – riproduzione riservata

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Serena Bobbo

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