Retrocomputing: artisti digitali

Computer Art

Computer ArtComputer Art. Arte digitale fatta attraverso l’uso di un computer. In molti istituti d’arte del mondo, docenti e studenti concordano ormai sull’opportunità di discutere la tesi che la ‘Computer Art’ – l’arte creata con l’ausilio di dispositivi digitali di calcolo e di visualizzazione grafica evoluti – vada ormai distinta da qualsiasi altra forma di arte visiva, proprio a seguito delle capacità del computer di elaborare. Elaborare su basi matematiche – certamente – ma in maniera sempre più spinta e perfezionata e utilizzando, per l’elaborazione, un numero sempre maggiore di sorgenti d’informazione, sorgenti divenute ormai globali e globalmente condivisibili grazie allo sviluppo di Internet.

Il computer usato dall’artista opera simultaneamente come supporto sul quale realizzare l’opera (come ‘media’), come strumento con il quale realizzarla e come contesto nel quale si esprime l’opera stessa. In più, permette anche di organizzare, raggruppare, gestire e condividere un’opera o più opere attraverso software appositamente realizzati (pensiamo ad Adobe Bridge e a Lightroom) – fornendo così all’artista un supporto intelligente e interattivo per il suo lavoro.

Computer Art - Graphic Tablet drawingIl computer diventa così uno ‘spazio immagine’ che libera l’artista dal vincolo costituito dal mezzo fisico – uno ‘spazio immagine’ immateriale, i potenziali del quale possono venir sfruttati in direzioni completamente nuove rispetto al passato.

Altro tempo dovrà certamente passare prima che la critica dell’arte consideri la ‘Computer Art’ come ‘pienamente degna’ di sedere alla sua tavola (non tutti i critici sono ancora convinti che ‘pienamente degna’ di stare fianco a fianco delle altre sia l’arte seriale – la Pop Art come quella di Steve Kaufman e Warhol e i suoi sviluppi): l’esistenza stessa della ‘Computer Art’, in gran parte, dai critici d’arte va ancora percepita. Il perché di questa lentezza può essere però compreso: l’arte digitale solleva molti dubbi sull’ ‘unicità’ di un opera; la natura dinamica del ‘mezzo’ computer rende difficile una trasposizione fisica, statica, e la sua ‘virtualità’, la ‘non permanenza’ – la possibilità di cancellarla in un attimo per volontà propria o a seguito di un semplice incidente – sfida le idee ormai consolidate della conservazione e continuità nel tempo dell’arte.

ASCII Art - Computer ArtIl computer, quindi, estende le possibilità dell’artista in direzioni prima impossibili e spesso inattese. Il computer, ancor più della fotografia, trasforma l’atto fisico dello scolpire, del disegnare, del dipingere in un atto cross-mediale fatto attraverso l’interfaccia fra l’uomo e il circuito digitale costituita dal mouse, dalla tavoletta grafica e ormai, con gli schermi e le superfici sensibili al tocco, dalle semplici mani. Il computer estende quindi in maniera incredibile il substrato intellettuale che finora costituiva la base dell’atto creativo.

Molti ricordano i primi Home Computer, quelle scatole colorate con i tasti degli anni Ottanta che per la prima volta entravano nelle nostre case. Oggetti difficilmente capaci di disegnare, in sedici colori, qualcosa di più di una pallina che saltava o un omino che correva. Pochi avvertono la reale portata del progresso tecnologico anche nel campo dell’arte. L’inizio della ‘Computer Art’ data 1950; seguendo quale percorso siamo potuti arrivare, da quegli omini in sedici colori, alle immagini ‘Full HD’ di oggi?

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Sinclair ZX Spectrum - Computer ArtSpinti dal ritrovamento di un vecchio computer Amiga con il disco guasto, e dalla voglia di ricordare ciò che quel tipo di grafica e arte era nel 1987, e capire se si può ancora creare attraverso di essa, incontriamo Xad, che accetta gentilmente di aiutarci a ripararlo.

Xad non è un artista ma è un professionista dell’informatica: un bravo programmatore e uno specialista – specialista di quelli veri – del Retrocomputing, che è a sua volta l’arte di riportare alla vita computer che hanno venti, trent’anni di storia o più, e che privi ormai di valore sia commerciale che tecnologico erano stati dimenticati in qualche scantinato o destinati alla rottamazione.

Commodore PET - Computer ArtIl pomeriggio che trascorriamo assieme è entusiasmante, carico di nostalgia fatta anche del ricordo di quel desiderio, di bambino, di poter avere a casa ciò che si vedeva solo nelle foto delle riviste specializzate, ma anche pieno di riflessioni su quanto grande sia diventata la capacità espressiva sviluppatasi grazie al mezzo tecnologico che il computer è.

Come un artista, Xad è mosso da una cosa sola: la passione. I bravi specialisti sono riservati; a volte, molto riservati. Non sapremo il suo nome e cognome, ma ci affascineranno e ci basteranno l’abilità delle sue mani e la sua profonda conoscenza del mondo dell’elettronica e del computer.

 

 

Xad. Trent’anni di carriera, tutti in questo mondo? E qui, tutto funziona?

Non tutti questi anni nel mondo dei computer però si, in quello dell’elettronica si. Si, si, tutte le cose che vedi qui dentro funzionano. Tutto funzionante.

E le hai riparate tu. Come fai?

Non si può spiegare in due parole! Neanche in una giornata. Quello che ti posso dire è che tutto parte dall’elettronica; l’elettronica la devi conoscere veramente bene, e la prima cosa è capire veramente bene come funziona l’oscilloscopio. Se non sai quello, nell’elettronica non hai futuro. Poi ci sono tante, tante, tante altre cose … io ho iniziato giovanissimo.

Oscilion - Ben Laposky(‘Oscillon’ – 1969) Poco dopo la Seconda Guerra Mondiale, il matematico e artista statunitense Ben Laposky iniziò a esplorare nuove applicazioni dell’oscilloscopio, strumento di misura fondamentale in campo elettronico, e immaginò, a causa del suo profondo interesse per la geometria, le curve e il pendolo di Lissajous , o Armonografo, di poter disegnare con esso. “L’oscilloscopio mi sembrava una strada per poter ottenere una grande varietà di disegni molto simili fra loro e, attraverso l’applicazione di effetti controllati, forme sempre nuove non realizzabili attraverso altre tecniche di rappresentazione”. Per ‘controllare gli effetti’, Laposky intendeva l’applicazione di un metodo primitivo – e molto complesso – di programmazione: negli anni Quaranta e Cinquanta i calcolatori analogici operavano attraverso lunghezze d’onda e frequenze, generando correnti elettriche; non avevano a disposizione le possibilità dei moderni computer digitali.

Ben LaposkyPer gli artisti del tempo gli strumenti elettronici come l’oscilloscopio erano un ‘pennello’ attraverso il quale generare un’immagine.

Non esisteva ancora, come Laposki stesso spiegò successivamente, il concetto di ‘arte digitale’: “Iniziai a lavorare su queste opere astratte generate elettronicamente mentre facevo esperimenti con altri dispositivi capaci di ottenere elaborati grafici da sorgenti matematiche e fisiche, come l’Armonografo, o pendoli complessi di altro genere … con i pendoli riuscivo a ottenere un numero interessante di disegni, ma sentivo che l’elettronica poteva darmi di più, e mi concentrai sull’oscilloscopio a tubo catodico”.

Disegni con ArmonografoCon questi strumenti Laposky produsse le sue ‘Oscillon’, che sono immagini uniche di forme d’onda; immagini artistiche, perché Laposky, per costruire ciascun tipo d’immagine, giunse a costruire i suoi strumenti e disegnare i circuiti necessari a ottenere fino a settanta controlli, aggiungendo alle sue macchine elettroniche anche il colore, attraverso fosfori rossi, verdi e blu. Data la natura analogica delle sue macchine, i risultati ottenuti da Laposky erano unici, e replicabili con estrema difficoltà. Fili di luce colorata stesi sul nero dello schermo – qualcosa di molto diverso dalla moderna computer grafica, e molto più vicino ai vettori rappresentati sugli schermi dei computer e dei video giochi del 1970.

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Commodore 64 - Computer ArtXad, che cos’è questo computer? Ne ho visti molti altri di questo tipo. Questo però ha qualcosa di diverso dal solito. 

Ti sembra ed è diverso da tutti gli altri simili che hai visto perché questo è uno dei cento Commodore 64 che erano stati prodotti per le foto destinate ai manuali d’uso. I fotografi come te e le persone che facevano l’impaginazione avevano bisogno di maggior visibilità rispetto al prodotto normale, e quindi sui manuali e nelle pubblicità degli anni Ottanta li trovi fotografati così, con questi tasti con le lettere molto più delineate e squadrate. Ho anche un’edizione ‘speciale’ di un altro Commodore 64: l’ho modificato e verniciato io in blu. Ha un valore molto grande … su un piano affettivo: è il mio computer. Il mio ‘primo primo primo’.

Computer Arts Magazine

Come fai a trovare i componenti di ricambio e le informazioni per renderli di nuovo funzionanti?

Per i componenti ho le mie fonti. Conoscenze di una vita, ormai. Lavoravo in un’azienda di elettronica e sistemi di comunicazione e sicurezza; ho mantenuto i contatti e la comunità degli appassionati contribuisce, soprattutto attraverso Internet. E poi la gente mi regala le sue cose rotte, i computer e le console dei videogiochi guaste. Dalle cose buttate via o regalate io recupero parti e componenti, e recupero tantissimo.

Quando hai iniziato a occuparti di Retrocomputing?

Lo faccio da sempre. Questi computer qui a lato sono coperti perché ci sono i gatti… questi invece sono i miei pezzi migliori: 1977. Qui hai l’Atari 400 e qui l’800, fine anni Settanta. Qui ci sono tutti i giochi su cartuccia usciti per Commodore VIC20 e Commodore 64. Lo ZX Spectrum appeso è del 1982. Il problema è lo spazio … accresco la mia collezione di continuo, e adesso sto cercando una collocazione diversa. Vorrei realizzare un piccolo… museo.

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Studies in Perception - Harmon e Knowlton - Bell Laboratories(‘Studies in Perception’ – 1966 – Bell Laboratories) La prima ‘Computer Art’ vera e propria ebbe numerosi precursori: fu l’ultima spiaggia dell’arte astratta. Possiamo ritenere con ragionevole certezza che l’uso del computer nell’arte fosse un passaggio inevitabile: in fin dei conti, il computer esaudiva i desideri di molti dei ‘praticanti l’arte tecnologica’, dagli artisti astratti a quelli Pop a coloro che cercavano sistematicamente forma e colore a ogni costo. Forse le caratteristiche stesse della ‘Computer Art’ divennero evidenti – e si modificarono – solo nel momento in cui questi artisti l’abbracciarono completamente iniziando a sperimentare proprio con il computer stesso e abbandonarono il resto. Le correnti artistiche già presenti consentirono poi il suo fiorire e svilupparsi: basti pensare alle opere di Andy Warhol ritrovate sui dischetti di un computer Amiga 1000 – Andy Warhol decise di sperimentare, per quanto molto superficialmente, la computer grafica, mentre altri artisti Pop, come Steve Kaufman, scelsero altri percorsi). 

Arte a matrice di puntiPrima di poter usare questa nuova forma d’espressione gli artisti dovettero pazientare, e fu necessario non solo acquisire consapevolezza dell’esistenza e potenzialità del computer (e, naturalmente, sentirsi affini allo strumento), ma anche ottenere in qualche modo accesso ai computer stessi e poterli controllare direttamente – problema insormontabile all’epoca dei ‘calcolatori centrali’, il tempo dei quali era lottizzato e assegnato a compiti perlopiù militari o economici. Avere accesso a un computer prima del 1970 era molto, molto difficile; prima del 1960, il computer era addirittura un banco di interruttori e pannelli che si presentava all’occhio inesperto in maniera intimidatoria, e con il quale si doveva parlare attraverso una scheda perforata. Per non parlare della totale assenza di qualsiasi tipo di schermo – i risultati venivano visualizzati su un lenzuolo di carta che usciva da una stampante a punti, o registrato direttamente su un nastro magnetico con il quale non si poteva interagire in tempo reale.

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MacIntosh Plus - Computer ArtQuesti computer sembrano tutti nuovi, sono come appena usciti dal negozio. Anche le parti in materiale plastico – di solito ingialliscono! Come fai a sistemarle?

C’è una soluzione chimica da applicare sull’esterno ingiallito, un preparato che puoi realizzare da solo oppure comperare via Internet. In rete trovi tutte le informazioni necessarie e molta documentazione. Il problema di quella soluzione chimica è che alleggerisce molto la plastica, le toglie protezione e quindi poi rischia di rovinarsi di nuovo e molto più facilmente. E se succede di nuovo non c’è più altro modo di rimediare: la plastica diventa scura, e rimane così, puoi solo verniciarla ma non puoi più fare nient’altro.

Computer Art - Sinclair ZX Spectrum

Passione per il collezionismo e per l’elettronica allo stesso tempo.

Si, ambedue, indubbiamente. Riparo volentieri; non mi annoia, non mi pesa. In più mi piace collezionare questi oggetti ormai vecchi, studiare la loro storia, documentarmi… quello là sotto è il mio Amiga. È’ sempre acceso perché fa girare la mia vecchia BBS – la banca dati telematica. Ci si accedeva con il modem, ora funziona via Internet – via collegamento Telnet. Qui vedi Amiga 3000, Amiga 2000 – e qui il famosissimo Amiga 1000.

Andy Warhol - Amiga 1000Andy Warhol. E un Amiga 1000 come il suo, funzionante, lo trovi?

Si, lo puoi trovare… però trovarlo bianco, con la tastiera perfetta, in ordine, nuovo come appena uscito dal negozio ti costa. Se ti accontenti di qualcosa di non perfetto ne trovi tanti e a poco prezzo. Il problema è trovarlo completo: Amiga, disco di memoria, tastiera, espansione di memoria – quale tipo di espansione di memoria – e così via. Diventa un lavoro di ricerca su Internet e diretta, di acquisto e di revisione dei singoli pezzi. Ci vuole molto tempo.

Quanto può costare?

L’unità base di un computer Amiga in buone condizioni può costarti cento Euro. In configurazione completa, trecento.

Non è così tanto, se hai un po’ di passione!

Computer Art - Amiga 500No, in valore assoluto non è tanto. È tanto, però, in valore relativo, se consideri le cose che con quel computer ci puoi fare. Ricordati che con un qualsiasi computer portatile economico oggi puoi fare di tutto e qualsiasi cosa, e vivi collegato a Internet. Con l’Amiga 1000 non è proprio così; e niente Internet soprattutto, a meno di non costruire interfacce e trovare o scrivere il software per comunicare via rete. Con l’Amiga, con gli altri Commodore e i computer di trent’anni fa comunicavi via rete telefonica, con il modem. Sui primi dispositivi ci appoggiavi proprio la cornetta del telefono, e loro parlavano con gli altri computer, a trecento caratteri al secondo. Un quinto di una pagina di testo scritto ogni secondo. Niente audio, niente video.

HD Computer ArtTornare indietro … fare un passo indietro tecnologico da un Pc o da un Mac di oggi, e lavorare di nuovo su un Amiga, è un bel salto. Prova a pensare alla sola memoria RAM a disposizione: in configurazione base hai 512 Kilobytes. Oggi lavori facilmente con 8 Gigabytes di RAM.

La differenza non mi è sempre chiarissima …

Allora: un computer lavora facendo calcoli sulla base di un sistema di interruttori che possono essere accesi o spenti – i bit; stato ‘0’ o stato ‘1’. Giga-Mega-Kilo: 1 Kilobyte = 8000 bit (calcoli su ottomila stati), 1 Megabyte = 8.000.000 di bit (otto milioni di stati), 1 Gibabyte = 8.000.000.000 (otto miliardi di stati) … capisci il salto indietro che devi fare?

Più o meno – ma adesso penso di si.

Per parlare di cose che ti sono più vicine, l’Amiga 1000 ha una palette massima di 4096 colori e una risoluzione di 82.000 punti sullo schermo. La tua macchina fotografica, questa Fuji che hai con te, ha una risoluzione di dodici milioni di punti sul sensore e sedici milioni di colori a disposizione sullo schermo. Quindi se torni all’Amiga torni alle matite colorate e al foglio da disegno … niente fotografie.

Chiaro.

Amiga Genlock - Computer ArtAdesso ti faccio una domanda io – come mai vuoi riparare il tuo Amiga?

Tanti anni fa avevo comperato questa interfaccia digitale che ti ho portato; l’adoperavo per catturare immagini dalla televisione e modificarle, però sul computer mancava memoria, non riuscivo a usare tutti i colori, eccetera, eccetera … vorrei riprovare.

Ah, vedo. DCTV: Digital Creations. È un’interfaccia digitale evoluta – un Genlock. Il Genlock è una tecnica che ti permette di miscelare il segnale video che arriva da una sorgente, ad esempio dal tuo computer Amiga, con quello di un’altra sorgente, ad esempio quello video composito della tua fotocamera. Un terzo segnale che proviene da un generatore costruito nell’interfaccia li sincronizza, li aggancia – ‘locked’. E così puoi fare un po’ d’arte digitale ‘vintage’… sul tuo hard disk da 20 Megabytes. Ad esempio catturare una foto e poi disegnarci sopra. Queste interfacce erano molto costose.

Ricordo. Non ricordo esattamente la cifra in Lire, però ricordo che non era bassa, rapportata a uno stipendio di allora. Molto di più di quello che spendi adesso per una scheda TV, in proporzione: anche dieci volte di più.

I vecchi computer costavano tanto. Questa è una console giapponese che al tempo, nel 1992, costava due milioni di Lire. Adesso vale … duemila Euro, caso raro di rivalutazione di un computer! Ma è introvabile. E va sistemata perfettamente, altrimenti vale solo il suo peso – dieci chili – in rottami. Qui la difficoltà è trovare i componenti: sono tutti giapponesi e possono venire solo da là, in Europa non c’è quasi niente di compatibile. Per fortuna in Giappone i componenti li trovi ancora. Questo tipo di collezionismo esiste in tutto il mondo; negli Stati Uniti è una passione che ormai è esplosa. In Olanda, poi, hanno una cosa fantastica: aste di Retrocomputing dove puoi trovare componenti e oggetti che anziché finire fra i rottami vengono messi all’asta a prezzo bassissimo.

Radio Shack Computer - Computer GraphicsQuali sono i tuoi pezzi più vecchi?

1977 e 1978. Il più bello è il Radio Shack. È ancora utilizzabile. Molto bello è anche l’SX64, il primo ‘trasportabile’ (non portatile!) a colori; indistruttibile, immortale. Sono quarant’anni di storia dell’informatica. Ora un museo di Roma mi ha commissionato il clone di un Apple One. Un computer che non puoi trovare sul mercato.

Una volta riparati necessitano di molta manutenzione? Quanti anni possono durare?

No, per niente. Non serve tanta manutenzione e non si guastano. Solo di un pò d’attenzione. Dipende da computer a computer, naturalmente: una volta controllata e sostituita la batteria interna, l’Amiga dura per sempre. L’unico modello di Amiga che necessita di manutenzione è il 1200; il 500, il 1000 e il 2000 sono immortali. Io ho iniziato con lo ZX81. Ho anche lo ZX80, bianco, molto raro.

Come fai con le memorie esterne? Questi computer utilizzano i floppy disk e sono tutti diversi fra loro!

Ho questo vecchio PC Pentium – orribile! – che però ha una scheda di controllo che supporta tutti i tipi di formati di disco, anche le mezze tracce. Con il software giusto riesco a preparare i supporti di memoria per tutti gli altri computer che ho: tutti i tipi di floppy disk.

Commodore VIC20 - Computer ArtIn definitiva, tutti questi computer quanto valgono?

Come ti ho detto prima, onestamente queste cose stupende, al di là dell’affetto e della storia, sul mercato non valgono davvero niente. Dovrebbero regalartele. C’è chi ci lucra un po’ sopra, su eBay, nelle Community … io sono molto contrario a questo modo di comportarsi. I gruppi di discussione contro il lucro sul mercato della nostalgia si stanno allargando, e quindi chi cerca qualche pezzo vecchio per passione è più consapevole del valore reale che ha, sta più attento quando lo acquista e i prezzi si abbassano. Credo sia una vergogna vendere a prezzi troppo alti pezzi che non valgono realmente niente al di là della storia e della passione a prezzi alti; un Commodore 64 su eBay viene venduto a 100 Euro: il suo vero valore è 5 Euro, perché è stato il computer che ha venduto di più in tutto il mondo – il record mondiale di vendite.

Quando lo aprirai, questo museo?

È il mio sogno. Non lo so, è tutto molto difficile proprio perché non abbiamo in mente nessun tipo di guadagno. Io vorrei creare un museo permanente che ospiti tutti questi oggetti d’elettronica passata, funzionanti e pronti per le dimostrazioni. Sono pezzi di storia, ormai. Vorrei che il museo avesse anche un piccolo laboratorio, per mostrare ai ragazzi come funzionavano. Lo stanno facendo da più parti, in Italia – si fanno tante cose, ho tanti contatti – e vorrei farlo anch’io qui a Trieste, mi piacerebbe; senza un posto dove esporla, però, rimane solo un sogno.

Chi volesse contattarti, magari per informarsi e aiutarti a realizzare questo sogno, come può fare?

La mia pagina Web è il mio punto di contatto principale. Su Facebook non ho creato un gruppo perché ne esiste già uno, non ha senso duplicare … funziona bene già così, e sono fra gli iscritti. Io riparo tutto a costo zero a parte i componenti, con una donazione libera. Mi piace. Ci metto moltissimo tempo, ma non mi stanco e continua a piacermi, anzi mi piace sempre di più.E’ una passione che mi coinvolge completamente. Come per voi la fotografia, o l’arte. Mi rendo conto che per chi non sia interessato, sentir parlare sempre di queste cose sia difficile …

No, di fronte a tanta passione, non lo è. Buon lavoro, Xad; in bocca al lupo, e speriamo che il tuo sogno si realizzi presto.

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Tre Religioni - Silvia Boldrini(Tre Religioni – Silvia Boldrini). Il computer è diventato ormai un mezzo d’espressione artistica rivoluzionario, che ha molti punti di continuità con le forme d’arte tradizionali: esse hanno agevolato e permesso la sua gestazione, durata cinquant’anni.

La ‘Computer Art’ fu toccata negli anni Sessanta dal Costruttivismo, dall’Astrattismo; la più importante influenza dell’arte sul computer, però, perlomeno nel contesto più ampio della grafica computerizzata, sembra essere l’uso della proiezione prospettica e la conseguente capacità – attraverso i modelli matematici di sviluppo in tre dimensioni e la potenza di calcolo che il computer permette – di riprodurre la realtà in un modo che, dopo aver affiancato la fotografia per un decennio, l’ha ormai superata.

Max Kor - Computer Art(Max Cor – 3D Computer Art. Immagine realizzata in ‘Computer Art’ senza fotografia). Questa ricchezza di potenzialità e questa perfezione non sono state prive di conseguenze: da molti artisti il computer, proprio a causa dell’eccessivo realismo grafico, è stato ritenuto un mezzo non adatto alla vera sperimentazione. L’artista contemporaneo teme il realismo eccessivo, e si tiene lontano da esso, a meno che non sia fotografia (‘parente povera’ dell’arte) o una distorsione (drammatica, ironica, poetica …) della realtà stessa, a meno che contenga qualcosa, un elemento (spesso evanescente) sociale. Questo timore non accumuna però tutti gli artisti; molti hanno abbracciato il digitale e la ‘Computer Art’, e il progresso, il mutamento continua – un mutamento ricco di risultati straordinari. 

Roberto Srelz © centoParole Magazine – riproduzione riservata

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Roberto Srelz

About Roberto Srelz

Editore e direttore responsabile, presidente del gruppo centoFoto , è nato a Trieste. Professionista presso una grande azienda internazionale, è scrittore biografico (ha pubblicato il romanzo breve ‘Per Due Volte’ con ‘Luglio Editore’ ) e fantastico (ama in particolare il Fantasy nordeuropeo e scrive racconti brevi sul Web). Nel 2010 e 2012, con ‘Esaedro’, è stato editore di ‘Lions & Saints’ (Guendal – Ramella) e di ‘Pin Up’ (‘Accademia di Fumetto’, Trieste), collaboratore di dotART, e dal 2009 al 2014 ha organizzato la manifestazione ‘Fumetti per Gioco‘ assieme ad altri collaboratori. Insegna fotografia ed ha partecipato a mostre fotografiche in Italia (l'ultima delle quali su Steve Kaufman con "American Pop Art") e all’estero (Croazia, Polonia e Ungheria).