“torneranno i prati” un film di Ermanno Olmi

torneranno i pratiQuest’anno ricorre il centenario della Prima Guerra Mondiale e chi meglio di Ermanno Olmi poteva realizzare un film proprio sulla vita in trincea? Ma questo non è un semplice film per omaggiare una parte della storia, bensì per far riflettere e comprendere le ragioni che hanno portato a tale evento.

Il film in questione è “torneranno i parati” (scritto tutto in minuscolo per scelta del regista), ma perché questo titolo? Olmi, in un’intervista, ha spiegato tale scelta: “qualsiasi tragedia umana, qualsiasi stravolgimento epocale dove alla fine rimangono ceneri e fiamme, bene qualsiasi di queste occasioni ha sempre un epilogo: tutto poi tornerà normale, come i prati”.
“torneranno i prati” è una produzione Cinema Undici e Ipotesi Cinema con Rai Cinema, con un contributo del Mibac, in associazione con la Banca Popolare di Vicenza, Nonino distillatori, Edison e con il sostegno della Vicenza Film Commission; tra i produttori c’è anche la figlia Elisabetta Olmi.
Questo film è stato girato lo scorso inverno sull’Altopiano di Asiago e si basa su fatti realmente accaduti. La storia si svolge in una notte in una trincea italiana, verso la fine degli scontri del 1917. Il gruppo di soldati italiani si ritrova a dover affrontare – nonostante il clima ostile – le bombe lanciate dal nemico austriaco, situato a pochi metri di distanza. Il capitano (Francesco Formichetti) viene colpito dalla febbre che non gli permette di svolgere il suo lavoro: deve eseguire gli ordini – che non prendono in considerazione lo stato dei soldati – che gli impone un maggiore (Claudio Santamaria) che arriva nella trincea assieme ad un tenentino (Alessandro Sperduti), quest’ultimo, dopo la dimissione del capitano, assume il suo posto su ordini del maggiore; giovanissimo e inesperto si ritrova ad avere a che fare con una realtà cruda, violenta e che non smette mai di evidenziare il malessere dei soldati, la paura che tutto possa scomparire da un momento all’altro.

Il film è stato proiettato a Roma il 4 novembre in presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma purtroppo Olmi non è potuto essere presente a causa di una sospetta polmonite che l’ha costretto a restare in ospedale a Milano. Per colmare questa sua assenza, il regista ha mandato un videomessaggio all’anteprima del suo film in cui ha spiegato perché ha scelto di farlo; ha risposto così: “Su proposta di fare questo film, immediatamente il mio pensiero è andato a mio padre che, quando ero bambino, mi raccontava la sua vita di soldato della guerra ’15-’18. È
la percezione di una realtà che allora da bambino non potevo avere e che ho riscoperto adesso.”

Film quindi dedicato al padre che all’età di 19 anni fu chiamato alle armi e scelse l’Arma dei bersaglieri. Ciò che vide nel Carso e nelle zone intorno al Piave segnò la sua vita. Ed è ascoltando il padre raccontare quei brutti e devastanti giorni che Olmi, ora, ha voluto, attraverso questo film, mostrare alla gente una parte di quella realtà tanto amara che non tutti conoscono, ma soprattutto che non tutti capiscono.
Ermanno Olmi nel suo libro “L’Apocalisse è un lieto fine” ricorda Toni Lunardi, un vecchio pastore dell’Altopiano: “mi indicava il punto della trincea da dove i soldati dovevano uscire per andare all’assalto. ‘O vai a morire là fuori o muori subito qua dentro’. Seicentomila soldati italiani lasciarono la loro giovinezza sui campi di battaglia per ordine dei loro comandanti criminali. […] Era il 1967 quando vidi quel prato coi miei occhi. Cinquant’anni dopo le tracce della Grande Guerra non erano ancora scomparse.”
Ed è proprio la citazione “La guerra è una brutta bestia che gira il mondo e non si ferma mai”di Toni Lunardi (attore-pastore che il regista scelse come protagonista nel film “I recuperanti” del 1970) a concludere il film di Olmi.
Ermanno Olmi, torneranno i pratiUn film dal forte contrasto chiaroscurale dato dal buio della notte e delle trincee in contrapposizione con la candida neve bianca illuminata da un’enorme luna piena, come a sottolineare che anche nei momenti peggiori, dove regna la morte, c’è sempre un filo di luce, una speranza per un futuro migliore, perché, nonostante tutto, alla fine, torneranno i prati (la pace). Ma il contrasto c’è anche nel suono: dal silenzio più assoluto che sembra avvolgere la trincea, si passa al violento e inaspettato rumore assordate dello scoppio di una bomba. Nel film la visione onirica della natura si contrappone alla cruda realtà della guerra, ma anche in una situazione estrema, come quella delle battaglie di trincea, emergono messaggi positivi come i buoni sentimenti – che nonostante l’atrocità della guerra restano sempre vivi nelle persone – e la forza della disobbedienza per opporsi a ordini privi di senso e contrari all’etica umana.
Olmi ha saputo far emergere il lato umano degli attori, facendoli lavorare non in uno studio cinematografico, ma in un ambiente reale, senza comodità di alcun genere, quasi come se dovessero vivere una vera situazione di guerra.
Eccezionali anche le musiche di Paolo Fresu che conferiscono al film maggior pathos; mentre i campi lunghissimi e lunghi mettono in rilievo quanto l’essere umano sia piccolo e in parte anche indifeso di fronte all’immensità della natura che in questo caso è rappresentata dall’Altopiano di Asiago. La macchia da presa immortala le scene come se fossero delle fotografie che si susseguono: ogni singola inquadratura ha il suo punto di vista, ma la m.d.p è ferma, a muoversi è il soggetto.

4kUna meravigliosa fotografia del figlio Fabio Olmi che sicuramente enfatizza la diegesi del film. Inoltre va tenuto conto che questo lavoro è il primo film italiano realizzato in 4K (circa 4.000 pixel orizzontali), che permette di avere un maggior dettaglio disponibile e maggior senso di profondità, di conseguenza un maggior realismo.
Il film, inoltre, ha applicato il protocollo Edison Green Movie che rispetta l’ambiente e cerca di contenere i costi utilizzando boccioni d’acqua al posto delle singole bottigliette, che fornisce i pasti a km zero, e le bombe utilizzate nel film sono state fatte con sacchi di sughero e torba.

“torneranno i prati” è un film dedicato soprattutto ai giovani in modo tale che riflettano sull’atrocità della guerra che purtroppo è una tematica sempre presente.

 

Nadia Pastorcich © centoParole Magazine – riproduzione riservata

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About Nadia Pastorcich

Redattrice. Nadia Pastorcich nasce a Trieste; è una studentessa universitaria che fin da piccola ha frequentato ambienti legati al mondo dello spettacolo, appassionandosi sempre di più al teatro, al cinema e all’arte. A cinque anni ha iniziato a seguire le operette per poi passare al balletto e infine alla prosa e all’opera. Si è poi appassionata al cinema che va dagli anni Trenta agli anni Sessanta e ciò l’ha portata ad approfondire anche la musica, la moda e la fotografia d’epoca.

  • cesare

    La guerra un’idiozia, un’assurdità, una pazzia! Solo la sete di potere, l’arrivismo economico, la voglia di conquista, possono alimentarla e tenerla accesa nel mondo. Il film di Ermanno Olmi ne è testimonianza e suona da spietata accusa alla guerra. Uomini lasciati soli in un
    avamposto coperto dalla neve in alta montagna durante la Grande Guerra. Uomini dimenticati, che ricevevano ordini da superiori affondati nelle poltrone dei loro uffici, lontani dalla realtà, che concertavano azioni su delle carte geografiche e non sul campo. Ordini di mantenere la posizione assurdi, con semplici fucili per armi, mentre il nemico bombardava spietatamente, decimando l’avamposto. Silenzio profondo in sala durante la proiezione, e non solo per il sonoro basso della pellicola. Parlavano piano quei soldati, quasi avessero paura che il nemico li sentisse. E lo spettatore a vivere quei terribili momenti con quegli uomini, nei cui occhi leggevi un drammatico interrogativo ed il timore di una fine ormai segnata ed a cui non potevano scappare.
    Torneranno i prati a verdeggiare, sì, liberi da quella neve bianca da accecare anche durante la notte, ma dovrebbe tonare, se non si è mai avuta, anche la coscienza nell’uomo, a non accendere più guerre di qualsiasi genere in ogni parte del mondo. La guerra è distruzione, morte non solo corporale, ma anche morale degli uomini.
    Un film che fa meditare, un efficace monito a non perseverare su certe strade. Ma sappiamo che tutto è vano. L’uomo non comprende la pace e fomenta odio e sopraffazione. Così è stato e purtroppo sempre sarà.
    Il film di Olmi gode di un’eccellente ed efficace fotografia, con i primi piani di volti dei protagonisti che trasmettevano emozione e condivisione di sentimenti. Un bianco e nero efficace, a volte pure con tenui colori, degno del dramma del racconto. Il silenzio del paesaggio imbottito di neve, rotto solo dallo scoppio secco dei bombardamenti.

    Poveri ragazzi, poveri uomini, condannati alla morte ancor prima di ogni condanna!