Laura Cozzolino: espressione di stile

Laura Cozzolino (foto Claudio Micali)

Laura CozzolinoLaura Cozzolino. Atleta, insegnante di aerobica, modella e ‘Rosa Nera’

Il ventuno di novembre abbiamo festeggiato il primo compleanno del negozio – di ‘Rose Noir’. È stato un bell’anno. Un buon bilancio. Positivo!

Negozio di moda in via Baiamonti. Come ti trovi in quella zona di Trieste?

Io mi trovo bene. Le mie clienti sono contente. Devi fare veramente bene il tuo lavoro. La zona, via Baiamonti … non è semplice. È un peccato vedere come, da un punto di vista commerciale, stia pian piano morendo; era un centro completamente abitato, aveva tutto, alimentari, macelleria, pescheria, scarpe. Adesso è tutto chiuso.

Il target del tuo negozio?

Laura CozzolinoMolto ampio. Ho anche taglie molto piccole, posso vestire dalla ragazza adolescente alla donna fino ai sessant’anni. In stile moderno, Trendy – Casual.

Quando sei arrivata qui?

Nella vostra città … nella nostra città? A quattordici anni. Sedici anni fa.

Ti sei trovata bene, a Trieste?

No. Molto male. Ero una ragazzina che aveva seguito il papà, che si era trasferito per lavoro; non accettavo bene la situazione, avevo lasciato gli amici, i compagni di scuola … e Trieste non ti accoglie subito con calore. È … chiusa, scontrosa. Restia ai rapporti umani, all’inizio, fin che non ti capisci e non ti conosci molto bene. Io vengo da Napoli, dalla provincia, immagina la differenza. Ho sofferto molto, per diversi anni.
E poi, però … c’erano, a Trieste, delle cose meravigliose, che prima non avevo avuto. La possibilità di fare sport – una delle cose più belle – e tante opportunità per i bambini, per i ragazzi. Mio papà mi ha inserito in una squadra di atletica: nel 1994, ero campionessa regionale di Triathlon. Con molti sacrifici, impegno – ma era una vita vera, quella che volevo, e Trieste era diventata la mia città. Ci eravamo capiti, avevamo creato qualcosa. Il mio desiderio era insegnare in palestra, avevo scelto di non continuare con l’agonismo; ho seguito un corso per istruttori e mi sono diplomata istruttrice di Aerobica Step.

 

 

Che insegni ancora.

Si, insegno ancora. Sempre Aerobica Step.

Laura CozzolinoE il passaggio a modella?

Ti dirò. Ero sempre stata un poco … vanitosa, da ragazzina. Mi piaceva essere bella, truccarmi, essere ben vestita pur mantenendo un look sportivo. Il mondo della moda, però, lo rifiutavo: me lo proponevano spesso … le Miss, i concorsi di bellezza … però non mi attraeva l’idea di mettere la bellezza e il corpo in mostra. Il mio mondo era lo sport; la cura del mio corpo e del mio look erano importanti solo per me, il resto che mi proponevano non m’interessava.

Poi, qualche anno fa, mi proposero di posare per delle foto, senza scopo pubblicitario ma per un concorso fotografico: solo ritratti in abbigliamento casual e costume da bagno. Da lì, dopo quell’esperienza, molto riscontro, e proposte di lavoro, inaspettate; si è aperto un mondo – ero adulta, ormai, non ci pensavo, a ventisei anni non scegli di lavorare in questo campo. Inizi dieci anni prima. Mi è piaciuto; vivendolo da adulta, in maniera molto diversa da come inizia una ragazza, l’ho apprezzato. La carriera da modella a un certo momento finisce: io riesco a farlo ancora oggi, però penso già al futuro.

Com’è il mondo delle modelle?

Penso sia un mondo abbastanza … pericoloso. Faticoso. Che ti mette davanti a tante cose. Proposte serie e belle, e allo stesso tempo proposte strane e inaccettabili. Però penso che se sai quello che vuoi, se sai dove vuoi arrivare e scegli in che modo esprimerti, puoi: è un mondo dinamico, in evoluzione, che te lo permette, e che non ti mette davanti limiti.

Laura CozzolinoMolte ragazze che fanno le modelle scelgono anche di accettare proposte come animatrici, come ragazze immagine; io preferisco dividere le due cose, scindere abbastanza nettamente. Non m’interessa guadagnare i cento Euro per stare sul cubo, o fare Body Painting in situazioni particolari, e rovinare la mia immagine di modella. In altri contesti, non mi piace la volgarità. Nella vita, come nella fotografia. Una foto volgare, e non parlo di nudo o di topless ma della situazione e del messaggio, non può essere bella.

E gli spettatori e i fotografi? Cosa cercano, nelle fotografie?

Non credo che la volgarità sia quello che le persone e la maggior parte dei fotografi cercano. No. Nonostante ci siano fotografi e pubblico che prediligono un ‘certo’ tipo d’immagine – forse la ragazza svestita, e svestita male – e guadagnino fama e denaro con quello, io credo ancora fermamente nel gusto del fotografo e nell’armonia.

Meglio da adulta, il mestiere di modella, o meglio da ragazza?

Penso che iniziare da adulta sia più soddisfacente che da molto giovane. Vuoi per l’espressività che trasferisci nella fotografia. Vuoi per la versatilità che ti viene richiesta. Penso che una modella debba per forza di cose essere versatile: abito da sera, Glamour, costume da bagno, Casual … questa versatilità penso di averla come dote, e mi sono trovata sempre bene. Riesco ad interpretare.

Laura CozzolinoDifficile fare la modella, a Trieste. Normalmente i fotografi non ti guidano, non ti dicono niente e stanno là a scattare. Vero o falso?

Silenziosi fotografi. Scattano e basta … non sai cosa vogliono, non ti dicono niente. Ma in qualche modo cerchi di capirlo, utilizzi il tuo bagaglio d’esperienza e di pose; l’espressività, innata o appresa. Non è facile. Al mio primo concorso fotografico, nei miei primi servizi, non ero quella che sono oggi, non sarebbe stato possibile: c’è un grosso lavoro di perfezionamento, serio, impegnativo, se vuoi riuscire bene. Capisci che devi anche andare incontro a chi ti fotografa; nella foto non ci sei tu – sei la protagonista, ci sei anche tu, ma non sei l’unica protagonista. Devi cercare di essere come vuole chi ti fotografa, non come vuoi tu, anche se non te lo dice. Lo devi capire.

I fotografi triestini sono bravi?

No.

Forse perché molto spesso non sono fotografi?

Non lo so. Alcuni sono capaci veramente d’imbruttirti … devo dire la verità. Pochi riescono a cogliere quei momenti di bellezza che ognuno di noi ha.

Come mai, secondo te?

Io so riconoscere, ormai, una foto curata, preparata – per quanto io rimanga ignorante in materia di tecnica fotografica. Penso che chi si avvicina alla modella per fotografarla curi troppo poco la preparazione: c’è troppa convinzione di ‘saper già fare’. Di ‘essere bravi’. E quando ti sei convinto di essere bravo, non ti predisponi al confronto, non c’è miglioramento. ‘Sono bravo! Non serve che faccia un corso, non serve che faccia attenzione, esercizio; non mi serve una modella professionista, guarda che belle foto!’
Essendo già così convinto di ‘saper far bene’, come fotografo chiami la ragazza inesperta, con i capelli che non sono a posto, senza trucco o ancora peggio con un trucco fatto male e un’intimo che proprio non ci sta. E la foto è brutta. Secondo me. Poi molte volte il fotografo bravo, che si avvicina con educazione, si trova a disagio anche lui e non partecipa più, e dispiace perderlo.

Laura CozzolinoQual è il tipo di fotografia che ti piace di più?

Credo di non avere un genere preferito, credo di riuscire in tutte alla stessa maniera … non ho preferenze. Mi esprimo allo stesso modo in tutti i generi che interpreto. Eccetto il nudo, che non faccio per scelta personale.

Perché non fai nudo?

Non è una questione morale; un nudo fotografico di un certo tipo non è assolutamente osceno, o volgare. Non faccio nudo perché la modella, prima di posare, deve sentirsi a suo agio con quello che vuole esprimere. A suo agio con quello che sta indossando – o non indossando. Se scegliessi di posare nuda, mi esprimerei in un modo che non è il mio. Forse sbaglio, forse è un limite che mi metto senza un motivo valido, ma l’idea non m’incuriosisce. Tutto parte dal viso e nel nudo non essendo a mio agio non mi esprimerei come vorrei.

Tu lavori molto con Claudio Micali.

Claudio è spontaneo, è sincero: è così come lo vedi. Abbiamo creato una bella collaborazione. Quando lavoriamo assieme studiamo, sperimentiamo, non lasciamo nulla al caso, e il risultato nel tempo si vede. Lavoriamo per fare in modo di avere una foto che guardi e ti resta, che ti fa venir voglia di guardarla e guardarla ancora.

Laura CozzolinoTorniamo al tuo negozio. Da dove prendi ispirazione?

Vuoi la verità? Giro per negozi alla moda. Mi piace andare alle sfilate, guardo molto e osservo le riviste, tutte quelle che posso. E … cerco qualcosa di diverso da quello che propongono loro. Pur restando nella moda. Poi, una volta identificato ciò che vorrei, faccio le mie scelte tenendo presente il mio riferimento di prezzo, che è, come ti dicevo, quello medio-basso. In alcuni casi, poi, faccio personalizzare i capi da una sarta, così come piacerebbe a me: qualcosa che resti alla moda, ma sia differente da ciò che vedi nella maggior parte delle vetrine.

Io ho deciso di aprire in quella zona per un motivo principalmente economico: non sapevo se avrebbe funzionato, se il progetto sarebbe piaciuto o no. Quando acquisti un prodotto e proponi qualcosa di nuovo, per farlo arrivare alla gente, ai tuoi clienti, ti affidi al tuo gusto, all’allestimento, all’estro nel creare una vetrina. Può non andar bene, può essere che il cliente apprezzi la qualità ma non il resto e quindi decida di non comprare. Io volevo puntare a qualcosa che fosse alla moda ma che non trovi in altri negozi, all’articolo particolare che avesse una buona qualità pur rimanendo su una fascia di prezzo medio-bassa, che era quella che volevo. Però un prezzo medio-basso per cose comunque belle e scelte.

Laura CozzolinoCom’è nata l’idea di ‘passare dall’altra parte’ – di aprire il negozio?
Ho sempre lavorato in negozi, mi piaceva, e allo stesso tempo ho sempre coltivato l’ambizione di aprire qualcosa di mio. Ci ho provato, ho deciso di fare il passo. Lavorando per altri, devi sempre seguirne le indicazioni, la vetrina fa fatta seguendo un book … io volevo creare qualcosa di mio, seguendo il mio estro, scegliendo le cose. Andando a comprare ciò che avrei poi rivenduto; mi diverte molto, cercare, scegliere … quando vado a guardare e comprare vedo già come vestirò le modelle e sistemerò le cose.

Creatività. Che prima non c’era.

Si. Prima … c’era, ma non era completamente mia.

Siamo alla moda?

No, a Trieste la moda si segue poco … io cerco di amalgamare le cose e proporre il Trendy anche alle persone che normalmente hanno poco occhio per le mode e non sanno abbinare, combinare i capi. Così, tante volte, riesco a creare per loro un look diverso, per una serata, o un appuntamento importante. “Wow, ma sai che vesti benissimo! Come hai fatto a cambiare look così d’improvviso?” – “Vado da Laura”. Ecco, questa è la presentazione del mio negozio. Alle mie clienti trovare nel negozio la stessa persona che hanno visto come modella piace molto: le sorprende, lascia un segno e poi il cliente ti ricorda. Questo è il motivo per cui io poso per me, per il mio negozio; non per vanità, o perché non ho voglia di trovarmi una modella. Ci metto la stessa passione che voglio far arrivare alle persone.

Hai intenzione di spostarti, con il negozio?

Si, mi sposterò. Il primo anno è andato bene; sto già cercando un posto in centro città. Gli affitti sono molto alti, non è facile.

Crisi economica, affitto alto, e il locale resta vuoto e inutilizzato. Magari per anni.

È così. Non te li danno a un prezzo che sia meno di mille, millecinquecento Euro al mese, e anche in quel caso è da vedere. Sono prezzi troppo alti per chi vuole cominciare con un’attività.

Laura CozzolinoE il Cosplay?

Il Cosplay è iniziato da una proposta di Claudio Micali. ‘Perché non ti scegli un personaggio? Come ti vedresti?’ – prima di quel momento non lo conoscevo. ‘Mi piace Catwoman!’. ‘Proviamo’. E mi è piaciuto molto … poi ne ho fatti altri. Io sono in continua evoluzione, mi piace vedermi diversa – il Cosplay è anche questo. A ‘Fumetti per Gioco‘ ho impersonato Wonder Woman … peccato, sono riuscita a rimanere solo la mattina, ma è stato tutto molto bello e tutto molto ben fatto.

Organizzi anche eventi?

Adesso organizzo anche eventi, si, ho concluso da poco la terza sfilata; prima in altri due locali pubblici cittadini, e l’ultima al ‘Rex’ di Trieste, con il quale già collaboro. Ho curato io tutti gli elementi e abbiamo avuto un buon risultato; continueremo. Ho già avuto richieste per corsi di portamento e di posa fotografica, il riscontro è molto buono. Così, so che per qualche anno continuerò sicuramente a fare anche la modella – e poi, quando non sarà più facile, potrò curare la parte organizzativa. Ora ho avuto un contatto molto importante, aspetto gli esiti, senza farmi troppe illusioni – ma sono molto contenta per queste opportunità che si stanno presentando.

Cos’ha contato di più?

Impegno? Fortuna? Non lo so. Entrambi sono stati importanti. Posso ancora cavalcare l’onda.

 

Roberto Srelz © centoParole Magazine – riproduzione riservata

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Roberto Srelz

About Roberto Srelz

Editore e direttore responsabile, presidente del gruppo centoFoto , è nato a Trieste. Professionista presso una grande azienda internazionale, è scrittore biografico (ha pubblicato il romanzo breve ‘Per Due Volte’ con ‘Luglio Editore’ ) e fantastico (ama in particolare il Fantasy nordeuropeo e scrive racconti brevi sul Web). Nel 2010 e 2012, con ‘Esaedro’, è stato editore di ‘Lions & Saints’ (Guendal – Ramella) e di ‘Pin Up’ (‘Accademia di Fumetto’, Trieste), collaboratore di dotART, e dal 2009 al 2014 ha organizzato la manifestazione ‘Fumetti per Gioco‘ assieme ad altri collaboratori. Insegna fotografia ed ha partecipato a mostre fotografiche in Italia (l'ultima delle quali su Steve Kaufman con "American Pop Art") e all’estero (Croazia, Polonia e Ungheria).