Lorena Matic: Come sono e La moltiplicazione identitaria

Due sono le mostre attualmente in corso dove troviamo l’artista Lorena Matic (ideatrice e curatrice del progetto per  le scuole “Questa volta metti in scena…”, giunto alla decima edizione dedicata a Miela Reina) che si mette in gioco, sia con il proprio corpo che con il proprio essere.
Venerdì 6 marzo presso la Mestna Galerija di Nova Gorica è stata inaugurata la mostra “O meni in o tistih, ki so mi blizu” (Su di me e di chi mi è vicino) di Lorena Matic e Gani Llalloshi – curata da Majda Božeglav Japelj.
In un mondo globalizzato dove non ci sono più confini e dove tutto sembra evolversi con grande velocità, quasi dimenticando la dimensione umana, questi due artisti riescono a creare nel loro piccolo, attraverso le loro opere, un legame tra se stessi e gli altri.

Gani LlalloshiLa sala espositiva, a forma cilindrica, è divisa da una linea immaginaria creata dagli stili differenti dei due artisti e dal contrasto cromatico dei loro lavori: da una parte troviamo dei ritratti di Gani Llalloshi caratterizzati da colori caldi, un’atmosfera un po’ cupa, dove i volti sono vissuti ed intensi; dall’altra i lavori di Lorena Matic (disegni, testi, collage, fotografie) che invece hanno un sapore fresco e luminoso.
Nonostante questo contrasto, gli elaborati dei due artisti si legano perfettamente assieme: in entrambi i casi traspare il rapporto con il prossimo che per Lorena riguarda persone che conosce da tempo e che le sono vicine e persone che avuto modo di frequentare anche solo per qualche ora; mentre, per quanto riguarda Gani, i soggetti rappresentati sono i suoi famigliari. Questa serie prende il nome “L’albero della vita”, una sorta di albero genealogico dove dai volti dipinti emergono le origini del pittore, la storia della sua terra natia (Kosovo) con tutti i duri avvenimenti del passato e del presente. Le grandi dimensioni dei suoi lavori, la tecnica da lui utilizzata dove il colore e la colla scolano e penetrano nella carta, conferiscono all’ambiente espositivo un’atmosfera di un certo peso storico-umano.

I lavori di Lorena Matic, invece, sono il risultato di un’idea elaborata qualche anno fa, quando Lorena ha iniziato a Lorena Maticchiedere ai suoi amici e alle persone che ha conosciuto per un breve periodo, cosa ne pensassero di lei. Le risposte che ha ricevuto sono diventate le opere di questo suo lavoro che prende il nome di “Come sono?”. Ognuno ha risposto alla domanda di Lorena in modo diverso ed originale: chi scrivendo un piccolo racconto, chi con qualche riga, chi con un disegno o con una foto.
In tutti i suoi lavori, Lorena Matic non perde l’occasione per mettersi in gioco sia con se stessa che con gli altri, per esplorare la sua identità. Per lei non ci sono confini, nulla è inesplorabile ed è proprio questa sua particolarità a rendere i suoi lavori davvero unici ed intramontabili.

Com’è nata l’idea del suo progetto “Come sono?”

È nata come un gioco fatto di curiosità e provocazione al tempo stesso. Chiedere a qualcun altro di dirti come sei significa essere disposto a sentirti dire qualsiasi cosa, forse anche inaspettata o che non ti fa piacere, però il progetto prevedeva anche questo: accettare tutto senza limiti e contattando non solo gli amici.
Al tempo stesso si può vedere questo progetto come una sorta di seduta di analisi o come un esempio di narcisismo elevato all’ennesima potenza, dove ho voluto coinvolgere tante persone, che mi conoscono sotto diversi profili, da pochissimo tempo o da lunga data.

Ora, le chiedo io com’è lei…

Sono in continua evoluzione, come è ovvio per tutti …(sorride). Credo di essere una persona generosa, nel senso ampio e sfaccettato del termine: mi piace poter dare a chi vedo ha piacere di ricevere; e sono orgogliosa del fatto che magari quel mio aiuto è stato utile alla persona o la abbia resa felice. Non mi piace arrabbiarmi – è raro che succeda – e se mi arrabbio, mi arrabbio perché mi sono arrabbiata.

Cosa ha tratto dalle risposte che ha ricevuto?

Non ho scoperto nulla di nuovo, ma mi ha permesso di conoscere molto meglio le persone interpellate.

Ce n’è una in particolare che l’ha colpita?

Sono state tutte diversissime, belle e ringrazio tutti i partecipanti, perché è grazie a loro che questo progetto si è realizzato. Una risposta che mi ha colpito, perché non mi aspettavo di ricevere nel contesto del progetto per una mostra e nemmeno dalla persona che ho interpellato, è stata una dichiarazione d’amore.

Se in questa mostra Lorena ha chiesto agli altri com’è, in quella allestita presso la Galleria Loggia di Capodistria, che prende il nome di “Corpi Pubblici”, vediamo un suo lavoro fotografico dove mette in risalto la moltiplicazione identitaria. Questo progetto di Lorena Matic si chiama “Statue viventi”, per il quale Lorena ha interpellato gli attori della compagnia teatrale “Petit Soleil”. Di solito gli attori di strada si travestono, si truccano, senza mai rivelare la propria identità alle persone, invece, in questo caso svelano il loro volto. Anche Lorena Matic si mette in gioco con il suo corpo cambiando aspetto. Le fotografie esposte non solo immortalano gli artisti di strada, ma anche il backstage dove li possiamo vedere nel momento della trasformazione da persona a personaggio e da personaggio a persona.

Lorena MaticIl progetto “Statue viventi” di Lorena Matic è nell’ambito della tredicesima edizione di Maravee (rassegna culturale ideata nel 2002 da Sabrina Zannier) che ha come tema il corpo (MaraveeCorpus); corpo che diventa una sorta di tela bianca che prende forma, si esprime, si trasforma, anche attraverso il travestimento, mostrando così le mille sfaccettature, i mille volti, le mille maschere di ogni persona; maschere che nascondono l’identità unitaria degli esseri umani, e che fanno emergere il lati nascosti, profondi, misteriosi, enigmatici, custoditi all’interno di noi stessi.

 

Come mai la scelta di utilizzare degli artisti di strada per il progetto con il quale ha partecipato a MaraveeCorpus?

Mi hanno sempre affascinato le “statue di strada” e quando le vedo mi incanto a guardarle per lungo tempo. L’invito a partecipare a MaraveeCorpus da parte di Sabrina Zannier – direttore artistico della manifestazione – è stato un buon motivo per contattare la compagnia teatrale Petit Soleil, diretta da Aldo Vivoda, che da tanto tempo volevo coinvolgere in un mio progetto e farmi coinvolgere/travolgere da loro.

Com’è stato lavorare con loro?

Piacevolissimo e divertente. Aldo ha scelto per me il personaggio della Direttrice, della quale mi ha
descritto minuziosamente il carattere, le posture e la mimica facciale; abbiamo fatto anche un bel po’ di prove. Ricordo che Aldo mi chiedeva delle cose impossibili, del tipo…adesso sei un serpente, ora sei come l’olio che scorre. Io cercavo di assumere le espressioni che mi chiedeva e tutto questo succedeva in strada, mentre i passanti stupiti, ogni tanto, seguivano i nostri siparietti.
Poi ho conosciuto ad uno ad uno anche gli altri componenti del gruppo: Valentina Milan, Simone Kodermac, Margherita Cipriano e Juliana Lorenzoni, ai quali ho chiesto di raccontarsi e di raccontare i personaggi che interpretano. Nel passepartout delle foto incorniciate che ho portato in mostra ho trascritto delle frasi tratte dai loro racconti.

Com’è stato immedesimarsi in un artista di strada?

È stato scoprire ancora una volta qualcosa in più di me.

La rassegna culturale Maravee si è spostata a livello regionale e non solo; infatti i lavori di Lorena Matic dopo esser stati esposti, lo scorso anno, al Castello di Susans di Majano (UD) sono giunti alla Galleria Loggia di Capodistria. Insieme alle sue fotografie troviamo anche il nuovo lavoro delle CianographicSisters, ovvero Emanuela Biancuzzi e Debora Vrizzi; quest’ultima aveva anche lei partecipato alla tappa del Castello di Susans con il progetto “Un_ happy ending” che raccoglie una serie di fotografie che immortalano alcune delle più importanti donne al momento del loro decesso – personificate da Debora Vrizzi – e anche un video di queste tragiche morti.
Il progetto PMC Talent Agency delle CianographicSisters consiste in un’agenzia di attori che promuove versatili attori/attrici; i numerosi personaggi fotografati sono interpretati da queste due artiste che si sono messe in gioco creando dei veri e propri portfoli.

Nadia Pastorcich © centoParole Magazine – riproduzione riservata

 

Informazioni mostre:

“O meni in o tistih, ki so mi blizu” – fino al 27 marzo
Mestna Galerija
Trg E. Kardelja 5, Nova Gorica
Orario: da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19; sabato dalle 9 alle 12.
Chiuso domenica e festivi

“Corpi Pubblici” MaraveeCorpus – fino al 14 marzo
Galleria Loggia
Piazza storica di Capodistria
Orario: tutti i giorni dalle 11 alle 16
Chiuso domenica e lunedì

Immagini correlate:

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About Nadia Pastorcich

Redattrice. Nadia Pastorcich nasce a Trieste; è una studentessa universitaria che fin da piccola ha frequentato ambienti legati al mondo dello spettacolo, appassionandosi sempre di più al teatro, al cinema e all’arte. A cinque anni ha iniziato a seguire le operette per poi passare al balletto e infine alla prosa e all’opera. Si è poi appassionata al cinema che va dagli anni Trenta agli anni Sessanta e ciò l’ha portata ad approfondire anche la musica, la moda e la fotografia d’epoca.

  • cesare

    Interssante immedesimarsi negli artisti di strada. Solo loro possono veramente trasmettere un’idea di come uno si possa sentire, possa essere, grazie alle loro molteplici esperienze che la strada ha loro offerto.