Epistolario: Il cuore e il cervello non hanno sesso. Oriana Fallaci

Oriana Fallaci

Ma se nascerai uomo io sarò contenta lo stesso. E forse di più perché ti saranno risparmiate tante umiliazioni, tante servitù, tanti abusi. Se nascerai uomo, ad esempio, non dovrai temere d’esser violentato nel buio di una strada. Non dovrai servirti di un bel viso per essere accettato al primo sguardo, di un bel corpo per nascondere la tua intelligenza. Non subirai giudizi malvagi quando dormirai con chi ti piace, non ti sentirai dire che il peccato nacque il giorno che cogliesti una mela. Faticherai molto meno. Potrai batterti più comodamente per sostenere che, se Dio esistesse, potrebbe anch’essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Potrai disubbidire senza venir deriso, amare senza svegliarti una notte con la sensazione di precipitare in un pozzo, difenderti senza finire insultato.
ORIANA FALLACI E' MORTA A FIRENZENaturalmente ti toccheranno altre schiavitù, altre ingiustizie: neanche per un uomo la vita è facile, sai. Poiché avrai muscoli più saldi, ti chiederanno di portare fardelli più pesanti, ti imporranno arbitrarie responsabilità. Poiché avrai la barba, rideranno se tu piangi e perfino se hai bisogno di tenerezza. Poiché avrai una coda davanti, ti ordineranno di uccidere o essere ucciso alla guerra ed esigeranno la tua complicità per tramandare la tirannia che instaurarono nelle caverne. Eppure, o proprio per questo, essere un uomo sarà un avventura altrettanto meravigliosa: un’impresa che non ti deluderà mai. Almeno lo spero perché, se nascerai uomo, spero che tu diventi un uomo come l’ho sempre sognato: dolce coi deboli, feroce coi prepotenti, generoso con chi ti vuol bene, spietato con chi ti comanda. Infine, nemico di chiunque racconti che i Gesù sono figli del Padre e dello Spirito Santo: non della donna che li partorì.

 

Bambino, io sto cercando di spiegarti che essere uomo non significa avere una coda davanti: significa essere una Fallacipersona. E anzitutto, a me, interessa che tu sua una persona. È una parola stupenda, la parola persona, perché non pone limiti a un uomo o a una donna, non traccia frontiera tra chi ha la coda e chi non ce l’ha. Del resto il filo che divide chi ha la coda da chi non ce l’ha, è un filo talmente sottile: in pratica si riduce alla facoltà di poter crescere o no una creatura nel ventre. Il cuore e il cervello non hanno sesso. E neanche il comportamento. Se sarai una persona di cuore e di cervello, ricordalo, io non starò certo tra quelli che ti ingiungeranno di comportarti in un modo o nell’altro in quanto maschio o femmina. Ti chiederò soltanto di sfruttare bene il miracolo di essere nato, di non cedere mai alla viltà. Ci morde tutti, ogni giorno, e sono pochi coloro che non si lasciano sbranare da lei. In nome della prudenza, in nome della convenienza, a volte della saggezza. Vili fino a quando un rischio li minaccia, gli umani diventano spavaldi dopo che il rischio è passato. Non dovrai evitare il rischio, mai: anche se la paura ti frena. Venire al mondo è già un rischio. Quello di pentirsi, poi, d’esserci venuti.

 

fallaci guerraForse è troppo presto per parlarti così. Forse dovrei tacerti per ore le brutture e le malinconie, forse dovrei raccontarti un mondo di innocenze e gaiezze. Ma sarebbe come attirarti a un inganno, bambino. Sarebbe come indurti a credere che la vita è un tappeto morbido sul quale si può camminare e non una strada di sassi. Sassi contro cui si inciampa, si cade, ci si ferisce. Sassi contro cui bisogna proteggerci con scarpe di ferro. Ma neanche questo basta perché, mentre proteggi i piedi, c’è sempre qualcuno che raccoglie una pietra per tirartela in testa e… e per oggi ho finito, figlio mio, figlia mia. La lezione ti è giunta? Chissà che direbbero alcuni se mi ascoltassero. Mi accuserebbero d’esser pazza o semplicemente crudele? Ho guardato la tua ultima fotografia e, a cinque settimane, sei lungo meno di un centimetro. Stai cambiando molto. Più che un fiore misterioso ora sembri una graziosissima larva, anzi un pesciolino cui spuntano svelte le pinne. Quattro pinne che diverranno gambe e braccia. Gli occhi sono già due minuscoli granelli neri, con un cerchio attorno, e in fondo al corpo hai una codina! La didascalia dice che in questo periodo è quasi impossibile distinguerti dall’embrione di un qualsiasi mammifero: se tu fossi un gatto, appariresti più o meno ciò che sei ora. Infatti il volto non c’è. Non c’è nemmeno il cervello. Io ti parlo, bambino, e tu non lo sai. Nel buio che t’avvolge, ignori addirittura d’esistere: potrei buttarti via e non sapresti mai che t’ho buttato via. Non sapresti mai se t’ho fatto un torno o un regalo.

 

Tratto da Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci, edizione BUR Rizzoli, 2010, Milano, pag. 11

Francesca Schillaci © centoParole Magazine – riproduzione riservata

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Francesca Schillaci

About Francesca Schillaci

Redattrice. Laureata in Lingue e Letterature straniere presso l’Università di Lettere e Filosofia a Trieste. Da sempre amante di letture di classici, si dedica alla musica, al disegno e alla scrittura, prediligendo la fusione dell’arte musicale con la composizione poetica; in Spagna pubblica la sua prima introduzione per un libro di fotografia e una volta tornata in Italia inizia a collaborare con più pubblicazioni online (‘La Voce di Trieste’ , ‘dotART Magazine’, ‘Trieste All News’).

  • cesare

    Un brano tratto da un libro importante di Oriana Fallaci rivolto ad un bimbo ancora non nato. Un parlare di una madre ad un figlio che esiste, ma che ancora non è visibile in carne ed ossa esternamente a lei. Un bimbo che si sta formando ed il cui sesso è ancora incerto. I pensieri esposti sono quelli che qualsiasi madre farebbe al proprio figlio, un guida, un avvertimento, un invito ad essere attento, un desiderio su come desidererebbe fosse il suo bambino. E questo intimo discorso ci mette di fronte ad una realtà di un mondo che non è cambiato, oggi come allora, con gli stessi pericoli, le stesse difficoltà.