Editoriale: Street Photography, istruzioni per l’uso

Mauro Marass - Street Photographer

Mauro Marass - Street Photographer“A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all’altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione.” (Jack Kerouac – “Sulla strada”)

La ‘Street Photography’ – la fotografia fatta in strada – è una forma di fotografia che ritrae la condizione umana in luoghi pubblici. Bene, datane, subito all’inizio, una definizione precisa – da dizionario fotografico – cominciamo a parlare di essa in termini più pratici partendo dalla fine.

Quando ho iniziato a fare fotografia ‘Street’, ho commesso, come molti, l’errore di pensare che questo tipo di fotografia sia fatto di bianchi e neri, magari in grandangolo e molto incisi: ritenevo che il primo piano – il ‘close-up’ – o il colore, se usati, mi avrebbero fatto perdere l’idea del contesto dell’immagine, e che la sfumatura sostituita all’incisione delle forme ci avrebbe proiettati in qualcosa di più affine al ritratto ambientato che alla strada.
Ho provato quindi a scattare, per un certo tempo, in quel modo contestuale e grandangolare, più volte e anche con buoni risultati; non era, però, un tipo di fotografia che sentivo, e ho finito per accantonarlo se non abbandonarlo. In realtà ci ho messo un po’ per smettere di preoccuparmi totalmente del giudizio degli altri, per non pensare più alla tecnica e ai commenti su Facebook, e per fare solo ciò che mi piace. E una volta lasciate alle spalle le cose forse inutili e il desiderio, molto umano, di ricevere dei complimenti da un pubblico, è arrivato anche il momento in cui ho capito di aver trovato un mio stile personale.

Leggere di autori come Henri Cartier-Bresson, Ferdinando Scianna, Josef Koudelka, e seguire tutti i suggerimenti che hanno dato, provando a imitare i loro stili, sperimentando, è una cosa assolutamente da fare; altrettanto da fare è fare semplicemente ciò che piace. Senza aspettare che gli altri ti dicano: ‘bravo’.

«Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché arriviamo.»
«Finché arriviamo dove, amico?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare.»

Proviamo a pensare a come sfruttare la nostra giornata fotografica sulla strada.
Gli ‘Street Photographer’ più noti, e noi, che ci stiamo avvicinando a questo tipo di fotografia e seguiamo il loro esempio, ti dicono che ci sono tre maniere per catturare una scena o un momento di vita quotidiana sulla strada.

Il primo è piuttosto ovvio: gira con la tua macchina fotografica per la tua città o per il luogo in cui ti trovi e guardati semplicemente attorno, perché qualcosa d’interessante, se hai un po’ di pazienza, accadrà. Devi sviluppare le tue capacità d’osservazione, e questo avviene con il tempo e con la pratica; devi riprendere a guardare con la periferia del tuo occhio, e non solo di fronte a te. Devi guardare dentro e fuori dal mirino allo stesso tempo, con tutti e due gli occhi aperti. Ed essere veloce, perché il momento importante, interessante, non durerà più di un secondo.

Mauro Marass - Street PhotographerIl secondo modo di scattare ‘Street’ è definire, nella tua mente, il palco su cui si svolgerà la scena che hai immaginato, e aspettare che in essa passi un ‘attore’. Vicoli, angoli di una piazza, vetrine di negozi: tutto può diventare un set. Guardati attorno e cerca di capire perché quell’angolo di città che stai guardando ti risulta affascinante. Osserva le persone, guarda come camminano, che cosa fanno, e prova a immaginare che cosa sta per accadere. Ti serve pazienza, molta pazienza: la scena che ti sei raffigurato in mente è perfetta, ma manca quel qualcosa che la rende umana: hai bisogno che ci passi in mezzo la figura giusta, la persona giusta, vestita proprio in quel modo, e allora devi aspettare. Prova con diversi passanti, spostati, scomponi e componi mentalmente tutto di nuovo fin quando ciò che vedi non ti soddisfa pienamente.

Se non funziona, come un paziente pescatore, torna il giorno dopo, e vai qualche metro più in là. La ‘Street Photography’ non è un reportage di viaggio: il luogo dove hai scattato, spesso, conta molto poco – e il fatto di vedere un numero spropositato di foto ‘Street’ fatte a Londra o Parigi piuttosto che a Parma o a Latina o a Messina è dovuto alla quantità di situazioni che in esse, a causa del numero elevatissimo di abitanti, si verificano nella stessa unità di tempo. Fare foto ‘Street’ a Londra e a New York è facile. Però … a te non piacciono le cose facili, e sai che la foto veramente buona può anche essere una sola, e quindi sta tutto in te.

Il terzo modo, quello più, in qualche modo, sinistro e … simpaticamente pericoloso, consiste nell’identificare l’attore della tua scena e nel seguirlo fin quando non arriverà nel luogo che ti interessa. Tieniti a distanza, sempre attento ai passanti sospettosi, alle auto della polizia e ai quartieri disagiati – meglio se non porti la tua Reflex professionale dotata di obiettivo bianco da 300mm con paraluce, ma qualcosa di più discreto – ma vai, prova e scatta.

Tutti e tre i modi ti permettono di essere il regista della tua foto e di decidere, in fin dei conti, la maggior parte delle cose, pur lasciando la spontaneità delle tue foto intatta. Abituati a usare una 35mm – per la ‘Street’ non hai bisogno di grande attrezzatura. Portala sempre con te, con due schede di memoria e con due batterie.

Roberto Srelz - Street PhotographerUna delle più grandi paure, e quindi fattore di ostacolo per l’apprendista fotografo, è quella di essere scoperto nel momento in cui scatta: stai facendo foto, in fin dei conti, a perfetti sconosciuti, e non sai chi o che cosa stia dietro quell’immagine che ti porterai a casa: quali le storie, quali i sentimenti, quali le situazioni e sensibilità che potresti urtare. All’inizio, quella che si avverte prima di fotografare uno sconosciuto è una sensazione quasi di paura. Dopo un po’, sviluppi delle … tecniche naturali di distrazione del soggetto, come assumere un’espressione indifferente mentre maneggi la macchina, o scattare subito una seconda foto guardando oltre il soggetto, spostandoti un po’ e facendo finta che il tuo interesse fosse in realtà concentrato su qualcosa che stava oltre a lui. Nella maggior parte dei casi, comunque, chi ti ha visto mentre lo fotografavi si volterà verso di te, forse ti guarderà una volta, ma poi proseguirà per la sua strada o continuerà nelle sue attività. Quasi nessuno, tranne i personaggi pubblici, le celebrità e chi ha un ego smisurato, si aspetterà di poter essere così interessante per uno sconosciuto da aver trovato posto in una sua fotografia. Se vuoi, puoi anche fingere di essere un “super professionista”: recita bene la tua parte, come se tu sapessi perfettamente quello che stai facendo, e come se quella fosse un’attività veramente, veramente seria. I presenti e i passanti si faranno l’idea che tu sia un artista, un giornalista, o comunque una persona impegnata in qualcosa d’importante, e non ti disturberanno – l’espressione sul tuo viso starà dicendo che sei molto concentrato sul tuo lavoro. E comunque, se sei in un posto turistico o di grande passaggio, non sei nient’altro che uno delle migliaia di disturbatori della quiete pubblica, impegnati a fotografare tutto e tutti, e quindi … vivi e lascia vivere.

Roberto Srelz - Street PhotographerNon dimenticare mai il rispetto per chi fotografi: non fotografare i soggetti deboli, i senza tetto, i vagabondi e i disadattati, a meno che tu non sia veramente impegnato in un reportage sociale o giornalistico, o che non te lo chiedano loro. La morale comune impone ora di non fotografare i bambini, a meno che non ci sia una firma su un documento di salvaguardia composto da molte pagine (che tu dovresti portar dietro sempre pronto e che uno sconosciuto, naturalmente e comprensibilmente, non vorrà mai firmarti). A questa morale, e anche a quei fotografi che la pensano così, noi ci inchiniamo, e lasciamo ai genitori di quei bambini la libertà di pubblicare, con le loro stesse mani, qualche migliaio di fotografie, fatte da loro, dei loro figli minorenni o appena nati: sui Social Network, perlopiù, attraverso i quali la loro immagine arriverà poi comunque a chiunque, e dovunque, e senza esser corredata con un nome di un fotografo o un luogo. Noi foto amatori contemporanei rispettiamo le ‘Privacies’ di qualsiasi tipo – e, neppure con rispetto, di quella gioia e di quei momenti e sorrisi di bambini nulla possiamo più catturare. Vietato.

Aiuta, anche, il vecchio trucco alla James Bond alla rovescia. Ricordatevi infatti che Zero Zero Sette, bello, alto e ben vestito, è sicuramente … l’agente meno segreto del mondo: voi vestitevi in modo anonimo, poco colorato, cercate di sembrare noiosi e poco attraenti, e piuttosto che nascondervi in un vicolo mescolatevi alla gente. Dovete fare di tutto per evitare di stare là in mezzo, impalati e magari con addosso del bianco, del rosso o dell’arancio.

Roberto Srelz - Street PhotographerCome di consueto, e come abbiamo già detto tante volte, la quantità è nemica della qualità. Se, mentre porti a spasso la tua Reflex dotata di impugnatura con due batterie e scheda di memoria da 64 Gigabytes, provi a immaginare che cosa volesse dire aver con sé solo un rullino da dodici esposizioni, e tenti di emulare il fotografo di tanti anni fa, ti troverai a spendere più tempo guardandoti attorno, cercando di comprendere l’ambiente in cui ti stai muovendo e ciò che ci sta attorno e che ti circonda. Osserverai di più le persone, coglierai le loro espressioni e il fascino delle loro azioni quotidiane, e t’innamorerai di ciò che stai vedendo piuttosto che delle centinaia di foto scattate senza quasi guardare. Se pensare al fotografo di tanti anni fa e alla sua parsimonia nello scatto non basta a farti riflettere, forse potrà aiutarti a farlo il pensiero del tempo che dovrai metterci per separare le sette foto buone che avrai a fine giornata dalle altre settecento da buttare.

Una malattia molto diffusa fra i foto amatori è l’acquisto compulsivo: scoprite, improvvisamente, di non poter fare a meno di comprare l’ultimo modello di obiettivo uscito, o il nuovo modello di fotocamera che ha appena sostituito quello che avevate acquistato appena sei mesi fa (e forse meno): di certo, trattandosi di un modello nuovo, avrà più opzioni, e vi permetterà di migliorare. Eppure … non è così. La gamma sempre più vasta e sempre più in punta di dita di opzioni e scelte tecniche possibili distrae dalle scelte creative: se rincorrete la tecnologia, sarete così impegnati ad analizzare ogni aspetto tecnico della situazione fotografica che avete davanti e a sperimentare tutte le funzioni che avete a disposizione sul menu, da perdere l’attimo. Perso l’attimo, nella ‘Street Photography’ avrete perso tutto. Estremizzando – ma non di tanto – potreste pensare di scegliere un solo corpo macchina, quello con cui vi trovate meglio, e il vostro obiettivo preferito, quello che vi fa sentire bene, e vendere tutto il resto. Avrete molte meno scelte a disposizione sul menu, molte meno focali sottomano, ma proprio questi vincoli vi spingeranno a cercare nuove strade – strade più creative – per rappresentare ciò che volevate. La mancanza di attrezzatura trasformerà tutte le opzioni tecniche che prima avevate a disposizione in maggiore creatività.

Abbiamo detto della necessità di essere rapidi nello scatto: esercitatevi quindi a guardare, capire e scattare nel minor tempo possibile. Potete farlo anche nella piazzetta sotto casa, scegliete un punto di vista e dei soggetti (che possono anche essere degli oggetti inanimati) e, camminando, cercate di fotografarli il più rapidamente possibile da angoli e posizioni differenti – voltandovi, saltando, chinandovi verso terra. Tutti vi guarderanno certamente in modo strano, ma è l’unico modo per imparare. L’attimo è tutto. E imparare a scattare una foto non mossa mentre vi muovete, e a percepire l’inquadratura anche senza guardare attraverso il mirino, è fondamentale.

Roberto Srelz - Street PhotographerLa ‘Street Photography’ è anche anticipazione. Essere bravi, cogliere l’istante, è fondamentale: riuscire a fare ancora un passo in più e prevedere ciò che accadrà fa la differenza. Per acquisire questa capacità, un buon inizio è investire un po’ di tempo libero nell’osservazione delle vie e dei luoghi che vi hanno attratto come ambientazione scenica, per comprendere come, in esse e attraverso di esse, la gente si muove, con che cosa interagisca, cosa faccia: ciò è più facile in luoghi noti, dove si è trascorso un certo tempo, e come abbiamo già detto questo può aiutare anche a sfatare il mito che per fare una buona ‘Street Photography’ occorra viaggiare continuamente e cercare sempre posti nuovi – non è vero. Nei luoghi che conoscete già, fate attenzione a come i passanti camminano, al traffico e a che cosa fanno mentre vi passano accanto o davanti; provate a immaginare che cosa accadrebbe se qualcuno – un cameriere – uscisse dal bar all’angolo proprio mentre uno dei bambini in bicicletta sfreccia veloce, o come le ragazze che passeggiano intente a fare shopping possano essere attratte dalle luci lampeggianti di una nuova vetrina, e che cosa farebbero passandoci di fronte. Non potrete veramente influenzare ciò che faranno – significherebbe costruire una foto, e non staremmo più parlando di un avvenimento spontaneo, che sta alla base della ‘Street’ – ma potete imparare a prevedere meglio.

Mauro Marass - Street PhotographerI contrasti naturali di luce, in fotografia, sono una delle cose più importanti, come ci insegnano Scianna e altri grandi maestri. Oltre a essere importanti, sono anche molto difficili da cogliere e da utilizzare senza errori: per quanto sembri banale, il cercare di portare l’oggetto più scuro di fronte a uno sfondo chiaro o viceversa, e il ricercare forti stacchi, è tutt’altro che una cosa ovvia e la mancanza di una corretta distribuzione dei toni in una foto è l’errore più comune. Un grigio diffuso senza un soggetto vestito di un colore che stacchi dallo sfondo toglie forza alla foto e potenzialmente rende povera anche la più interessante delle scene.

Roberto Srelz - Street PhotographerLa differenza principale fra dipingere è fotografare è l’azione sugli elementi che compongono l’immagine: nell’arte figurativa, in maniera ragionata, andiamo con il nostro lavoro ad aggiungere elementi e ad arricchire una tela altrimenti bianca, mentre nella fotografia facciamo il contrario e riduciamo o selezioniamo gli elementi presenti in una scena per evidenziarne una certa parte o trasmettere un’armonia d’insieme o un messaggio. Come comporre la vostra fotografia è una vostra scelta personale, però non è lecito, neppure nella ‘Street Photography’, trascurare completamente le regole di composizione stesse e il soggetto solo perché si sta fotografando un momento particolare o catturando un’azione: così facendo, più che fotografia ‘Street’, vi avvicinereste al foto giornalismo, e credo siano due cose diverse. Certo, comporre è molto difficile – perché avrete pochissimo tempo, e dovrete farlo d’istinto; credo valga la pena di esercitarsi e di provare continuamente.

La ‘Street Photography’ non è fatta di nient’altro se non di foto di te stesso fatte attraverso gli altri, e se dai la tua macchina fotografica a più persone diverse, nello stesso luogo e nella stessa ora, il risultato sarà che, nonostante la similarità di ambiente, tempo a disposizione e scene, la gran parte delle cose fotografate sarà diversa da persona a persona – e questo è uno degli esercizi più interessanti che si possano fare in un workshop fotografico. Le foto fatte rappresenteranno ciò che risultava per ciascuno affascinante, ciò che rifletteva gli interessi e le passioni, i colori e le sensazioni del fotografo, e poco o nulla sarà una rappresentazione della realtà. E, se quella realtà derivante dalla scelta di un fotografo di cosa incorniciare nel suo mirino, sarà effettivamente innegabile, sarà comunque una realtà già passata, vera solo in quell’istante in cui si è premuto lo scatto, e ormai scomparsa per sempre.

“Le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio.” (Jack Kerouac – “Sulla strada”)

Roberto Srelz © centoParole Magazine – riproduzione riservata

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Mauro Marass - Street Photographerin collaborazione con centoParole Magazine l‘associazione centoFoto organizza, a Trieste, per i suoi iscritti e per gli ospiti, corsi di ‘Street Photography’ e psicologia della foto in collaborazione con Mauro Marass e la d.ssa Elis Miliani. Per informazioni è possibile scrivere a redazione@centoparole.it o contattare Serena Bobbo (segreteria di redazione).

Mauro Marass, nato ad Aviano nell’agosto del 1976, si è laureato in Scienze politiche ad indirizzo internazionale con la votazione massima, e ha poi studiato Storia Contemporanea. Appassionato da oltre quindici anni di fotografia e teoria della fotografia, ha all’attivo cinque mostre personali,  una a Venezia e quattro a Trieste. Ha tenuto corsi di fotografia collaborando con l’associazione dotART, con l’associazione AMTT e con centoFoto.  Ha seguito e realizzato fotografie di matrimonio a Trieste e Venezia.

(foto di Mauro Marass e Roberto Srelz)

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Roberto Srelz

About Roberto Srelz

Editore e direttore responsabile, presidente del gruppo centoFoto , è nato a Trieste. Professionista presso una grande azienda internazionale, è scrittore biografico (ha pubblicato il romanzo breve ‘Per Due Volte’ con ‘Luglio Editore’ ) e fantastico (ama in particolare il Fantasy nordeuropeo e scrive racconti brevi sul Web). Nel 2010 e 2012, con ‘Esaedro’, è stato editore di ‘Lions & Saints’ (Guendal – Ramella) e di ‘Pin Up’ (‘Accademia di Fumetto’, Trieste), collaboratore di dotART, e dal 2009 al 2014 ha organizzato la manifestazione ‘Fumetti per Gioco‘ assieme ad altri collaboratori. Insegna fotografia ed ha partecipato a mostre fotografiche in Italia (l'ultima delle quali su Steve Kaufman con "American Pop Art") e all’estero (Croazia, Polonia e Ungheria).