John French: una vita in bianco e nero

John French, fotografo di origine inglese nato ad Edmonton, è stato uno degli artisti di moda più importanti ed influenti durante gli anni ’50 e ’60.
French ha lavorato inizialmente rivestendo il ruolo di direttore della fotografia in uno studio pubblicitario prima della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale invece presterà servizio come ufficiale nei Granatieri.
Data importante nella carriera di quest’ artista è il 1948 quando fonda il proprio studio fotografico.
Inoltre lavorando per il Daily Express ha sperimentato una nuova forma di fotografia di moda adatta per la riproduzione della carta da giornale.
Raggiunta la fama nel panorama della Londra dell’immediato dopoguerra, libera le modelle da quei clichè accademici dettati all’ epoca da influenti riviste quali Vogue o Harper’s Bazar.
Vengono meno le pose statiche mentre assume sempre più importanza la libertà di espressione e la naturalezza che riesce a trasparire in ogni singolo scatto.


Caratteri dominanti nelle sue fotografie sono i contrasti marcati accompagnati da abili giochi di luce e chiaroscuri che levigano la superficie e la pelle delle modelle, creando lineamenti delicati e assolutamente perfetti.
French gioca con una componente essenziale come la luce naturale cercando di “dipingere” a suo modo, delle vere e proprie opere d’arte, a questo scopo nulla di meglio si presta della stampa in bianco e nero.
Negli scatti si riesce a cogliere quella ricerca compositiva che tende alla perfezione, con una evidente cura e attenzione per i dettagli e per le pose delle modelle all’interno della struttura compositiva.
Tutto ciò avviene facendo attenzione però a non imprigionare il soggetto in una staticità che finisca per soffocare quel velo di freschezza e femminilità che French era riuscito a portare alla luce.

Innovazioni stilistiche che riescono a rompere i precedenti schemi del modo di fare fotografia per le grandi riviste, rivelando una tecnica innovativa ed anticonvenzionale in un periodo in cui osare equivaleva a imboccare una strada non ancora battuta e piena di ostacoli.

Possiamo quindi dire che grazie al suo tocco personale, questo fotografo pioniere di una nuova ed innovativa forma di fotograia, sia riuscito a liberare quella che un tempo era una fotografia rinchiusa in un recinto di limti e regole ben precise dando origine ad una nuova e più illuminata prospettiva.
Muore di linfoma nel Royal Marsden Hospital nel 1966.
Nel 1942 la moglie Vere Denning, anche lei giornalista di moda, ha donato il suo archivio fotografico al Victoria and Albert Museum.

Valeria Morterra © centoParole Magazine – riproduzione riservata

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