La Reflex non basta: prova a fotografare

Roberto Srelz - No Reflex Exercises - 2014

Ansel Adams - Photographer

Avere la Reflex non basta. Vediamo perché. Cercando di parlare, come di consueto, anche di fotografia pratica.

“Per fare una fotografia non ti basta avere una macchina fotografica. Nell’atto di fotografare, quando lo compi, tu porti tutte le foto che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, le persone che hai amato … il pezzo più importante di una macchina fotografica è sempre quello che sta dieci centimetri dietro di essa.” (Ansel Adams)

Il primo mese, subito dopo averla ricevuta a casa, la nostra macchina fotografica – o dopo averla presa in negozio – tutto è frenetico. Fanatismo. Centinaia di fotografie – migliaia di fotografie al giorno: amici, scarpe, cibo, famiglia, automobili, fiori, ragazze, boccali di birra, ‘bikini bridge’, prati verdi : nominate, e verrà fotografato.

Avanti. Avanti veloce. E ancora. Avanti di quasi sei anni dall’arrivo della scatola con la mia prima Reflex, e di molti di più dalle mie altre macchine fotografiche – che mi guardano, adesso, dalle mensole della libreria. Ora scatto quasi esclusivamente con una Mirrorless, molto valida, piccolina, con l’ottica fissa: visione da 35mm, niente cambi d’obiettivo e niente zoom. In questi sei anni ho imparato tanto, ho insegnato fotografia, provato molte macchine, incontrato fotografi e fotografe in più di un’occasione, parlato con loro e ascoltato. E ho qualche rimpianto. Se potessi tornare indietro, al momento in cui ho iniziato, cercherei di … darmi qualche consiglio. E di spiegarmi, parlandomi, come mai la Reflex, da sola, non basti.

  • Affermazione: Chiunque possieda una macchina fotografica di fascia professionale (sinonimo spesso incontrato: ‘costosa’) può diventare un fotografo professionista.
  • Risposta: No. Essere un fotografo professionista è molto di più che impersonare un qualcuno che si porta dietro fotocamera ‘Pro’ e attrezzatura ‘Top’, ‘Fascia Rossa’. Essere un professionista vuol dire gestire un’azienda, grande o piccolissima che sia (i clienti, la comunicazione, i costi, la promozione, le soddisfazioni e gli oneri), e vivere di questo.

Olympus C920 ZoomPenso che il mio momento più felice passato a scattare fotografie sia stato quello in cui andavo in giro per la County Clare, in Irlanda, con la mia Olympus C920. Certo, l’Irlanda e il momento personale che stavo vivendo facevano la loro parte, però la mia Olympus, con il suo singolo Megapixel, scattava sempre: non ingombrava, le batterie (stilo comuni) avevano una durata ragionevole e il vantaggio di poterle acquistare in tabaccheria, e il flash era più che accettabile, persino su seconda tendina – Slow Sync. Mi stava in tasca, con sole e pioggia, la Olympus – e non diventava mai una scusa per non aver fatto una buona fotografia.

Poi, mentre via via mi appassionavo, iniziai a leggere le recensioni nei forum di fotografia, a incontrare persone che ne sapevano più di me e a scoprire altre possibilità. Mi affascinavano quelle bellissime foto con l’effetto sfumato: non ne sapevo assolutamente nulla, di profondità di campo (e, anche poi, ci misi un bel po’ per capirne il concetto) né avevo idea di cosa fosse il ‘bokeh‘. Come fare? Certamente, per risolvere i miei dubbi, pensavo, avrei avuto bisogno di una macchina fotografica migliore.

Olympus SP570Non volevo, prima di esser veramente sicuro della mia passione, investire più di tanto tempo e denaro, e presi una macchina ‘bridge’. Fedele alla Olympus (lo sarei rimasto), presi una SP570. Fui affascinato dalla qualità delle foto, dalla versatilità e potenza dello zoom e dalla possibilità di memorizzare l’immagine in formato sorgente (il misterioso ‘ORF’ – ‘RAW’), però la messa a fuoco molto lenta, e soprattutto il risultato in condizioni di luce bassa, non mi lasciavano soddisfatto. Così, guidato da consigli esperti, passai presto a un oggetto decisamente superiore, e acquistai una Canon 5D Mark II, sensore ‘Full Frame’, con un obiettivo 24-105 f4.

Fantastico. Non bastava ancora.

  • Affermazione: un fotografo professionista è più bravo di un foto amatore o di chi scatta solo per passione.
  • Risposta: No. Si tratta della scelta di un diverso stile di vita. Chi, giunto al bivio, sceglierà la professione del fotografo, prenderà una determinata strada; chi sceglierà di continuare a scattare solo per passione prenderà l’altra. Entrambe le strade avranno salite, bei panorami, buche e discese: il cammino sarà, semplicemente, diverso.

Altre ricerche mi dissero che avevo anche bisogno di una ‘Prime Lens‘ – di un obiettivo che mi consentisse una inquadratura simile a quella dell’occhio umano. Eccezionale. Presi un 50mm 1.8 Canon, e per un po’ feci sempre e solo fotografie con diaframma aperto a 1.8 … che, oltre ad essere piuttosto piatte, presto diventarono noiose. Così, con il mio nuovo teleobiettivo 70-200 f4 serie ‘L’ (perché solo la serie ‘L’ è quella buona! dicono; ‘fascia rossa!’), mi diedi un bel po’ da fare con i primi piani. Bello. Mancava ancora qualcosa.

Canon EOS 5D Mk IIEcco allora un 85mm ancora più luminoso, e poi un 16-35mm f2.8, e un 50mm Macro – che usai pochissime volte. Mancava ancora qualcosa. Un secondo 70-200mm f2.8, un 100-400mm … un secondo corpo macchina … ancora un 50mm, questa volta f1.4, e un 70-300mm che però aveva una cattiva qualità. Continuava a mancare qualcosa. Un 50mm Canon FD adattato al corpo digitale? Un qualcosa di ex URSS? Una lente Zeiss?

Iniziavo, pian piano, a rendermi conto che più che alla fotografia, la mia passione stava diventando quella (economicamente impattante) dell’acquisizione di oggetti tecnologici e del collezionismo.

E qualcosa, nelle mie foto, mancava ancora. Qualcosa non andava ancora, perché le mie fotografie non è che fossero poi così più belle dalle prime che avevo fatto con la Reflex appena arrivata, senza nient’altro. E non erano tanto più belle di quelle fatte con la fotocamera ‘bridge’. Anzi, riguardandole, quelle foto della vecchia Olympus, mi capitava di averne nostalgia.

D’improvviso, una notte, l’illuminazione: la macchina fotografica non fa il fotografo. Avere una Reflex non basta. Che lampo di genio.

Arianna Pucci PinUp - Canon C920Cerchiamo quindi di capire perché, per poter fare ‘buone foto’, sia importante dimenticare quasi l’esistenza stessa del concetto di ‘buona attrezzatura fotografica’ [a lato: aperitivo ‘PinUp’ di centoFoto – Canon C920 1.3Mp] 

Ho sentito, e sento, molte persone dire – affermazione che ho trovato e trovo stravagante – che la Leica ‘tal dei tali’, la Canon ‘tal dei tali’, o la Nikon ‘modello-appena-uscito’ fanno ‘foto migliori’. Che ti ‘consentono di essere più creativo’, di ‘vedere il soggetto’, ‘mettere a fuoco con più facilità’, eccetera, eccetera, eccetera. A mio modo di vedere, trovo adeguata una sola risposta, e si compone di una parola sola: no.

La capacità di fare bene viene da dentro: l’abilità nella composizione, la sensibilità che ti porta a discriminare gli elementi in una fotografia e a scegliere ed esaltare un punto di vista rispetto a un altro, non dipendono dal fatto di tenere in mano una scatola nera con sopra scritto Canon o un oggetto argentato con sopra una marca Leica, Nikon, Fuji piuttosto che qualche altro macchinario chiamato Olympus o Pentax. La tua nuova fotocamera al collo può darti sicurezza, come una cravatta elegante messa per un colloquio di lavoro, ma non ti rende più bravo nell’arte di scattare.

  • Affermazione: un fotografo professionista può fotografare bene qualsiasi cosa.
  • Risposta: Certo; ma: che vuol dire? Chiunque, professionista o foto amatore, può fotografare bene qualsiasi cosa – se vuole e se ha fatto pratica, ma specializzarsi in un certo tipo di fotografia, affinando la visione e le proprie capacità, è buona cosa. Chi sa fare un po’ di tutto, non sa, alla fine, far bene niente – e ciò vale per qualsiasi professione.

La Reflex non basta - Roberto Srelz - centoParole Magazine“Che macchina fotografica devo comprare?” 

È una domanda che mi viene rivolta spesso. Si tratta di una domanda importante, ma la domanda reale dovrebbe essere invece: “Che cosa devo, o posso, comprare, per controllare meglio la luce che creerà poi le mie fotografie?”. L’attrezzatura non fa il fotografo, è il fotografo a decidere (sulla base delle sue necessità) quale sarà l’attrezzatura. Etichette, marche, prezzi: cerca di capire, come prima cosa, che i risultati ti verranno non dall’averla a disposizione, questa attrezzatura, ma dall’aver compreso che cosa vuoi fare e dall’aver imparato a usarla al meglio.

  • Affermazione: Le dimensioni contano.
  • Risposta: Decisamente no. Come in altri campi, non è tanto la dimensione a contare – ma il modo in cui ciò che si ha a disposizione viene usato. I foto amatori più che i professionisti tendono a perdersi nei numeri, nelle descrizioni tecniche del ‘nuovo’ e del ‘più grande’, nei cataloghi e nelle riviste di fotografia. Questo succede spessissimo. Ma senza una solida e approfondita conoscenza del come e perché un certo tipo di attrezzatura funziona, ciò che si ha a disposizione non conta. Siate grati alla vostra piccola macchina fotografica per le foto che vi dà, e imparate a capire le vostre esigenze e a sfruttarla al massimo prima di cambiarla. Pensiamo davvero che le foto più belle di André Kertesz, Ansel Adams, Robert Capa e Henri Cartier Bresson siano state scattate con la più costosa macchina fotografica esistente sul mercato d’allora?

È più che possibile per una buona fotocamera a 5 Megapixel produrre fotografie che preferirete di gran lunga rispetto a quelle di una 12 Megapixel o di una 21 Megapixel (di 22, di 40 …). Il numero di Megapixel non è, di per sé, garanzia di un’eccellente qualità fotografica. Può, una macchina professionale, aiutarti a fare meglio? Si. Ma semplicemente averla – ‘avere la Reflex’ – non serve a niente. Devi saperla usare. Cambiando continuamente attrezzatura, obiettivo, fotocamera, non riesci mai a imparare veramente bene a usarne una specifica e a capire come si comporta.

  • Affermazione: un occhio artistico, in un fotografo, sarà sempre apprezzato.
  • Risposta: Dipende. Da che cosa? Dai sentimenti che una fotografia suscita in chi la guarda. Naturalmente ci saranno sempre eccezioni. Molti clienti o amici, quando ti chiedono una foto, continueranno ad aspettarsi e preferire la nonna che sorride al centro della foto coi nipoti attorno piuttosto della composizione artistica con il gruppo di famiglia postmoderno in un interno espressionista – ed è giusto che sia così. E – non offenderti, non abbatterti, se non ricevi riscontro su Facebook: continua. La tua arte è principalmente qualcosa che fai per te. Se vuoi che sia anche la tua professione, mostrala di più, e non attraverso un mezzo di comunicazione solo, per quanto (a)Social che sia.

La Reflex non basta - Roberto Srelz - Giuseppa Galati Garitta con Jennifer Pasian - centoParole MagazineA meno che non stiate tentando di far arrivare le vostre foto sulla copertina di ‘Vogue’ (e anche in quel caso, con i dovuti distinguo), potete risparmiare denaro, tempo e fatica lasciando a casa le valigie di obiettivi serie ‘lusso’ e portando con voi la fotocamera con cui vi trovate meglio piuttosto che la più costosa e nuova.

La luce – e il vostro grado di controllo sulla stessa – sarà sempre il fattore determinante, quello che deciderà il risultato e l’aspetto della foto che otterrete. Quindi – non lasciate a casa il Flash.

  • Affermazione: Quando sei nel dubbio, la Regola dei Terzi, e 1/125 con f8 e ISO100 (‘regola del 16’), funzionano sempre.
  • Risposta: No. I bravi foto amatori e i professionisti sanno come controllare le situazioni di luce e come anticipare e risolvere i problemi che si presentano strada facendo, in particolare nei momenti in cui non c’è una seconda occasione. Molti foto amatori hanno talento e passione per la fotografia, e producono scatti migliori di quelli dei professionisti: essere un professionista però vuol dire aver scelto anche di non aver tempo, qualche volta, per pensare e per affinare – e avere il tuo cliente e la data di consegna come tuo primo pensiero.

Lasciati quindi alle spalle le illusioni: dimentica assolutamente – indifferentemente dal prezzo che hai appena pagato – qualsiasi idea tu abbia avuto in mente in merito al fatto che esista un oggetto che tu possa puntare verso qualcosa o qualcuno e che ti dia come risultato esattamente quello che volevi. Le macchine fotografiche – anche le più fantastiche – sono molto più limitate del nostro sistema occhio-cervello. Per ottenere una buona foto devi sforzarti, studiare, esercitarti e imparare: la tua macchina fotografica non può farlo al posto tuo – niente può farlo al posto tuo.

E noi, da questo Magazine, cosa possiamo fare per te? Forse, cercare di darti, dopo tanto parlare, qualche consiglio pratico.

La regola dei terzi. Certo, certo, la sanno tutti. Si, è assolutamente vero: le regole sono fatte per essere infrante – si fa tutto, in fotografia, e il contrario di tutto. Però, così come per imparar bene a suonare devi esercitarti molto sulle scale musicali, allo stesso modo è necessario comprendere le convenzioni più comuni della composizione dell’immagine fotografica prima di iniziare a ‘trasgredirle creativamente’. E l’idea che sta dietro alla ‘regola dei terzi’ è la più semplice di tutte: dividi (immaginariamente, o con l’aiuto del retino nel mirino ottico o digitale) la scena che sta di fronte a te in nove porzioni, delimitate da linee – in ‘terzi’, in caselle, quindi. Metti il tuo soggetto (sia esso vivente o un oggetto inanimato) vicino alle intersezioni di queste linee, e la tua fotografia sarà migliore, molto migliore rispetto a quella con un soggetto centrato. Se ancora ti sembra troppo difficile – allora più semplicemente muovi un poco il busto a destra o a sinistra mentre stai inquadrando, in modo che il soggetto sia più verso il bordo della fotografia (non troppo) che al centro. Non trasformare questa regola in una legge assoluta, altrimenti tutte le tue fotografie diventeranno uguali.

  • Affermazione: un foto amatore non ha il diritto di proporre servizi o attività fotografiche a pagamento
  • Risposta. Non è vero. Mi spiace. Pur comprendendo le loro difficoltà, legate anche al momento economico e a una società che cambia, su questo punto non sono d’accordo con molti professionisti. Un foto amatore, posto che accetti di far tutto nel modo giusto (e di questo comportamento accetti anche i costi), può anche, legittimamente, offrirsi sul mercato. La coesistenza di un lavoro dipendente e di una partita IVA da fotografo, se accettato dal datore di lavoro e compatibile con l’altra professione, è qualcosa di normale e per niente strano. Le polemiche fra ‘professionisti’ e ‘foto amatori’, in questi termini e in presenza di una condotta corretta del foto amatore, non hanno alcun senso. E, qualche volta, per andare avanti, anche come professionista dovrai lavorare per poco denaro in cambio – ridiventando quasi foto amatore, sempre tenendo in considerazione il vantaggio e il guadagno non immediatamente convertibile (ma estremamente importante) che avrai in termini di esposizione e pubblicità. In questo rapporto fra professionisti ed amatori gioca un ruolo imprescindibile la correttezza di comportamento; come foto amatore, non dimenticarti mai che, di ciò che tu fai come seconda attività, il professionista vive – e quando chiedi, allineati anche tu alla media di un mercato o chiedi un poco di più, per non essere sleale: se vorranno proprio te, questo non sarà un problema, però saprai di esser stato scelto per la qualità delle tue foto e non perché con i tuoi prezzi di due terzi più bassi hai fatto perdere il lavoro a qualcun altro.

Le linee di fuga. Sono, anch’esse, un metodo classico per la guida alla composizione, molto utilizzato nella fotografia naturalistica, nell’architettura e nei panorami. Le linee presenti in natura, come quelle rappresentate da una particolare superficie in pietra, o dall’allineamento degli alberi, o da un sentiero che si arrampica su per una collina – oppure le ombre – vengono utilizzate, nella composizione, per guidare l’occhio (e la fantasia) di chi guarda verso un certo punto dell’immagine. La fotografia risulta molto più dinamica, e quasi attrae l’osservatore in essa. Fate attenzione però agli elementi che possono distrarre, e all’eccessiva confusione costituita magari dai troppi oggetti: se la fotografia cerca di veicolare troppi messaggi nello stesso tempo finisce per creare una sensazione di fastidio.

L’occhio di Dio. Riguardo alla Sezione Aurea (o ‘spirale di Fibonacci’, o ‘Prospettiva Divina’, o …), ci sono molta teoria e matematica di mezzo, ma, per i nostri scopi, il principio non è poi così complesso. Si tratta ancora una volta dell’utilizzo di curve in questo caso, oppure oggetti lungo una curva a spirale, per costruire un percorso che induca chi guarda a guardare in un certo punto della fotografia. Provate a pensare a come l’immagine di una scala a chiocciola vi induca a guardare al centro: allo stesso modo, potete comporre la vostra fotografia in modo da produrre un’effetto simile. Non è sempre semplice, e questo è il motivo per cui software di foto elaborazione come Lightroom abbiano delle funzioni specifiche che sovrappongono una spirale aurea alla vostra fotografia, allo scopo di aiutarvi nel ritaglio.

  • Affermazione: Quattro Terzi è meglio di Sedici Noni. E Canon è meglio di Nikon. E viceversa. E ancora. 
  • Risposta: questa discussione su marche e formati e tecnologia data all’inizio dei tempi, a prima che Daguerre inserisse la prima lastra e a prima ancora che si riscoprisse l’uso della camera oscura. Onestamente, parlare di questo ha lo stesso senso della polemica fra professionisti e foto amatori, ovvero nessuno. Scegli la macchina fotografica che preferisci, quella con cui ti senti meglio, che ti sta bene in mano e che ti piace di più: oggigiorno, a parità di fascia di prezzo, sono tutte buone. Molto buone. La diatriba sui Megapixel andrà avanti per sempre, ma ciò che conta è quello che farai. E la marca della tua macchina fotografica non lo influenzerà.

Ciò che vi sta davanti vi interessa. Immaginate di essere di fronte al mare: panorama blu assolato, spiaggia bianca, nuvole. Un paio d’alberi in lontananza. Una fotografia che rappresenti questo, e che non sia destinata a un volantino che pubblicizzi viaggi, risulterà … piuttosto noiosa. E questo è il motivo per cui i fotografi che si dedicano a questo tipo di fotografia includono nei loro scatti qualcosa che sia interessante e che soprattutto stia ‘davanti’: non tanto (in questo caso) una modella o un soggetto umano, perché distoglierebbe completamente l’attenzione dell’osservatore dal contesto rendendo il resto una cornice del soggetto umano – ma piuttosto un oggetto come un ramo, una sedia a sdraio, qualsiasi cosa possa secondo voi creare l’impressione di una progressione verso lo sfondo e suddivida la fotografia in piani diversi di ripresa. Attenzione a fare in modo che l’oggetto in primo piano sia effettivamente … di qualche interesse. Un bidone di immondizie difficilmente lo è, e il vecchio copertone di camion, ancora una volta, va spesso più volentieri a braccetto con la modella in pantaloncini corti e sandali degli anni Settanta che con il panorama.

  • Affermazione: Photoshop risolve tutto.
  • Risposta: No. Photoshop, Lightroom e i software di foto elaborazione sono fatti per migliorare, non per correggere qualcosa di fatto veramente male. A meno che non si stia parlando di una fotocamera plenottica (ma, ancora una volta, inizieremmo un discorso di tipo diverso, e quindi non lo approfondiamo), Photoshop non può correggere un errore critico di messa a fuoco o di esposizione, può risolvere solo problemi lievi. E non potrà mai correggere un vostro errore d’impostazione o di composizione.

Lasciate spazio. È sempre molto importante, nella composizione di una fotografia, lasciare spazio ai soggetti – immaginando che essi abbiano bisogno di spazio vitale attorno. Alcuni grandi fotografi e artisti contemporanei (ci basti ricordare le foto di Andy Warhol) prediligevano questo vuoto e lodavano molto la capacità di lasciare molto spazio senza voler per forza riempire tutto e soffocare. Un ritratto molto ritagliato, ad esempio, potrà apparire sbilanciato, troppo stretto attorno al soggetto, e risulterà meno piacevole allo sguardo dello spettatore – e, allo stesso tempo, non vorrete che il vostro soggetto si perda nello sfondo se lo riprendete da troppo lontano. Un buon uso dello spazio libero attorno al soggetto, nel quale distribuire, ad esempio, del testo, renderà anche più attraente la vostra foto per gli editori (ad esempio, di libri e di giornali).

Può essere utile imparare un insieme di parametri da impostare nella configurazione della fotocamera che funzionino bene nella maggior parte delle situazioni che rappresentate nelle vostre fotografie. Questo non significa dover per forza rinunciare al controllo totale della modalità M – Manuale, né vuol dire ricorrere costantemente alla P della modalità Program – che, pur nella sua estrema praticità d’uso, diventa frustrante in termini di libertà e creatività. Scegliete una modalità semi-automatica semplice, come A – Aperture o priorità di diaframma, e lavorate per perfezionare le vostre capacità in quella modalità. Diventerete bravi nel controllare le funzioni di base della vostra fotocamera senza che siano esse a controllare voi.

Il salvataggio. La foto è a posto; elaborata quel tanto che basta, senza stravolgere (ma, se vuoi, anche spingendoti di più – senza aggiungere o togliere pezzi ma andando verso l’arte: persino Ansel Adams lo faceva). Che cosa manca? Solo salvare la foto. Giusto. ‘Click’ ed è tutto fatto.
No. Prima di tutto, ricordati di non sovrascrivere mai il tuo originale. Molti software (Adobe Lightroom per citarne solo uno) ti aiutano a non fare questo errore, però se il software non prevede la conservazione dell’originale, non fare l’errore di salvare e sovrascrivere. Fra gli altri basti un motivo: fra un anno, fra due anni, potreste aver voglia di guardare quella foto in un modo diverso, magari scoprendo (“Blow Up” – Michelangelo Antonioni) che dentro a essa c’era qualcosa di diverso che prima non avevate notato. Nel digitale, se hai salvato e sovrascritto, hai perso l’originale per sempre.

Se vuoi caricare le tue foto sul Web, probabilmente (consapevolmente o inconsapevolmente) le comprimerai, in modo che diventino, come peso, di piccole dimensioni e siano facilmente condivisibili e scaricabili. L’altra faccia della medaglia è che la compressione degrada, anche molto sensibilmente, la qualità di una foto: chi prova a caricare una bella foto in bianco e nero su Facebook se ne accorge immediatamente, perché essa gli appare, istantaneamente, molto meno incisa e nitida, diventando piuttosto sfuocata e decisamente grigia. Fin quando sei tu a controllare secondo quale metodo la foto viene compressa, va (quasi) tutto bene – puoi disattivare ad esempio alcune componenti della compressione, come il ‘Chroma Subsampling’ (sub campionamento delle componenti cromatiche), però se la carichi su Internet, non sei tu a decidere che cosa succede.

E adesso, trasgredite. Una volta che avete imparato tutto quanto, utilizzate la vostra esperienza e la vostra memoria come una ‘scatola degli attrezzi’ piuttosto che come un manuale di regole. Non c’è nulla che vi possa impedire di mettere il vostro soggetto al centro della foto, se volete così, e con pochissimo spazio attorno, in modo che domini su tutto il resto. Non c’è niente che vi impedisca di tagliare parte della testa di un soggetto, se il risultato è quello che volete voi, che avete in mente voi.

E, se proprio volete comperare un accessorio, acquistate un cavalletto, il più possibile robusto ma leggero: vi aiuterà a eliminare la maggior parte dei mossi involontari e vi permetterà un maggiore controllo sui tempi di esposizione, migliorando di molto la qualità delle vostre foto.

“Nessun uomo ha il diritto di dettare ciò che un altro uomo debba percepire, creare o produrre, ma tutti dovrebbero essere incoraggiati a rivelare se stessi, le loro percezioni ed emozioni, e a familiarizzare con lo spirito creativo … La vita è la tua arte. Un cuore aperto, sensibile è la tua macchina fotografica. Un tuo fonderti con il tuo mondo è la tua pellicola. I tuoi occhi luminosi e il tuo sorriso facile sono il tuo museo.” (Ansel Adams)

Roberto Srelz © centoParole Magazine – riproduzione riservata

˜

“Scusami? Grazie. Si, certo, è vero, la mia fotocamera FA delle bellissime fotografie. Grazie mille per averlo notato. Hai un’occhio attento e una certa empatia, un sesto senso per queste cose – non è da tutti. Ben fatta!

Ma, posso confidarti una cosa? Non vorrei mancarle di rispetto, non vorrei offenderla, la mia fotocamera, ma … non ce la faceva, a fare le Belle Fotografie. Intendo dire: proprio per niente.

L’avevo comperata perché avevo sentito quanto buone fossero queste Belle Fotocamere, quindi mi aspettavo grandi cose, dalla mia, ma quando sono arrivata a casa e ho aperto la scatola, non ha fatto niente. Niente del tutto. Per quello che avevo pagato, mi aspettavo che saltasse fuori dalla scatola e che cominciasse a lavorare con la gente per trovare quelle Grandi Espressioni, e che scegliesse i luoghi e creasse le pose naturali e componesse le immagini riempiendole con calore, bellezza e luce, e invece niente. Nada. Zero. Nulla. Che sfigata che era.

La macchina fotografica se ne stava lì. Immobile, come me dopo il mio quinto bicchiere. Si rifiutava di fare qualsiasi cosa. Pensavo che fosse rotta, e mi era persino venuto in mente di riportarla al negozio e di farmela sostituire con una di quelle altre belle fotocamere che scattano le Bellissime Fotografie.

E poi, pensai: se la macchina fotografica deve scattare le Bellissime Fotografie, devo mostrarle che cosa deve fare. Come a un cucciolo.

E così, ho lavorato assieme a essa negli anni. Abbiamo fatto allenamento assieme quasi ogni giorno. Non è stato facile. Ci sono state delle volte in l’ho lasciata fare da sola e, puntualmente, al posto del cielo c’è stata solo una macchia bianca o il fuoco era sulla parte sbagliata della foto, e abbiamo dovuto ricominciare da capo. È stato frustrante, ma dopo un duro lavoro fatto di dedizione, alla fine ce la fa, riesce a fare quelle Bellissime Fotografie.

E così, ti ringrazio ancora per il complimento, e perché ti piacciono le mie Bellissime Fotografie. Ci sono voluti anni di addestramento, ma credo che, finalmente, la mia macchina fotografica abbia imparato.” (Lynn Cartia – Photographer and Blogger – da “DIY Photography”)

 

 

 

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Roberto Srelz

About Roberto Srelz

Editore e direttore responsabile, presidente del gruppo centoFoto , è nato a Trieste. Professionista presso una grande azienda internazionale, è scrittore biografico (ha pubblicato il romanzo breve ‘Per Due Volte’ con ‘Luglio Editore’ ) e fantastico (ama in particolare il Fantasy nordeuropeo e scrive racconti brevi sul Web). Nel 2010 e 2012, con ‘Esaedro’, è stato editore di ‘Lions & Saints’ (Guendal – Ramella) e di ‘Pin Up’ (‘Accademia di Fumetto’, Trieste), collaboratore di dotART, e dal 2009 al 2014 ha organizzato la manifestazione ‘Fumetti per Gioco‘ assieme ad altri collaboratori. Insegna fotografia ed ha partecipato a mostre fotografiche in Italia (l'ultima delle quali su Steve Kaufman con "American Pop Art") e all’estero (Croazia, Polonia e Ungheria).