“A Sarajevo il 28 giugno (prima parte)” al Museo de Henriquez

Museo Henriquez. Ph NadiaPastorcichSi è conclusa ieri sera al Museo della Guerra e per la Pace “Diego de Henriquez” l’ultima replica della prima parte dello spettacolo “A Sarajevo il 28 giugno” – allestimento a cura di Giulia Corrocher.

Tratto dall’omonimo libro di Gilberto Forti e da un’idea dello scrittore e giornalista Paolo Rumiz, “A Sarajevo il 28 giugno” ha visto partecipe un cast d’eccezione: Gianfranco Saletta, Maria Grazia Plos, Fulvio Falzarano e Maurizio Zacchigna.

Gli attori hanno dato voce a diverse testimonianze relative all’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando e della sua consorte Sofia, avvenuto – per l’appunto – il 28 giugno del 1914 a Sarajevo; il tutto si è svolto di sera, negli spazi dal tono suggestivo del Museo Henriquez, che hanno conferito – anche grazie ai costumi e agli elementi scenici di Andrea Stanisci – maggiore drammaticità alla pièce, e sono essi stessi una vera e propria scenografia in perfetto stile primi Novecento.
Il pubblico, per ascoltare i singoli racconti, è stato invitato a spostarsi da una sala all’altra, seguendo un percorso ben delineato. Ciò ha dato alla rappresentazione un carattere dinamico.

Da quel fatidico giorno, ne è passato di tempo fino a che i corpi dei due reali giungessero ad Artstetten, per essere sepolti. A raccontare la lunga veglia funebre, che si protrae dal giorno dell’attentato fino a quando i corpi, dopo mille peripezie, arrivano nel luogo prestabilito, è Frau Magdalena Gobec (Maria Grazia Plos), una graziosa signora che vive in un paesino vicino ad Artstetten. Maria Grazia Plos, avvolta in un delizioso vestito color cipria, con un’espressiva mimica facciale, delinea una dimensione meta-temporale, nella quale il pubblico vive i fatti da lei raccontati.
Seduto su una scrivania, ad analizzare minuziosamente l’attentato all’Arciduca, è l‘ingegnere Szigeti, interpretato da Maurizio Zacchigna; con tono deciso e parole ben chiare, accompagnate da un’efficace gestualità, l’ingegnere spiega come la morte dell’Arciduca sia in realtà avvenuta per un errore di calcolo di distanza.

Tanti si saranno chiesti cosa veramente sia successo dopo il 28 giugno, a colmare questo dubbio è il Dottor Vasič (Fulvio Falzarano), il quale ricostruisce la lunga e pesante agonia toccata a Gavrilo Princip – il giovane rivoluzionario artefice dell’attentato, morto in prigione, a causa di una tubercolosi ossea.
Falzarano, avvolto da una luce calda, richiamata nei colori dei vestiti che indossa – molto simili a quelli di Humphrey Bogart in Casablanca – porta la narrazione ad un momento ricco di tensione e profondità emotiva, che progressivamente si dissolve alla fine del monologo.
Su una poltrona vicina ad una finestra, illuminata soltanto da un raggio di luce, sta comodamente seduto un signore: il Consigliere Aulico (Gianfranco Saletta). Egli legge una sorta di diario – variando il tono di voce, quasi stesse narrando una fiaba ad un bambino – nel quale descrive in parallelo le vicende avvenute prima e dopo l’eccidio a Sarajevo e quelle personali. Dal suo monologo emerge un’Austria in pericolo, piena di forti tensioni, anche a causa del malcontento nei confronti dell’Arciduca.

Tra una testimonianza e l’altra il pubblico si è lasciato trasportare dalle musiche di Johann Strauß figlio e Franz Schubert, eseguite egregiamente dal vivo dal Quartetto d’archi Iris (Laura Furlan, Emanuela Colagrossi al violino, Maria Lucia Dorfmann alla viola e Cecilia Barucca Sebastiani al violoncello).

La seconda parte dello spettacolo andrà in scena sempre nello stesso posto, ogni venerdì e sabato a partire dal 31 luglio fino al 22 agosto, con un altro cast: Ariella Reggio, Paolo Fagiolo, Adriano Giraldi e Riccardo Maranzana.
Questo spettacolo rientra nella rassegna “Teatro al Museo” realizzata in collaborazione con il Comune di Trieste e il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia; inoltre è inserito nell’ambito delle manifestazioni estive della città di Trieste.

Nadia Pastorcich ©centoParole Magazine – riproduzione riservata.
Foto di Nadia Pastorcich

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About Nadia Pastorcich

Redattrice. Nadia Pastorcich nasce a Trieste; è una studentessa universitaria che fin da piccola ha frequentato ambienti legati al mondo dello spettacolo, appassionandosi sempre di più al teatro, al cinema e all’arte. A cinque anni ha iniziato a seguire le operette per poi passare al balletto e infine alla prosa e all’opera. Si è poi appassionata al cinema che va dagli anni Trenta agli anni Sessanta e ciò l’ha portata ad approfondire anche la musica, la moda e la fotografia d’epoca.