Hemingway, il Nobel nella laguna di Caorle: “Il vecchio e il mare”

Ph NadiaPastorcichTra le onde del mare, il profumo di salsedine e un leggero venticello, lunedì 27 luglio, quando il sole stava per baciare l’immensa distesa blu, nel bar Mosquito di Caorle si è svolto uno degli appuntamenti culturali di “Hemingway, il Nobel nella laguna di Caorle”, legato alla prima edizione del “Premio giornalistico Papa Ernest Hemingway”, organizzato dall’Associazione Culturale Onlus Cinzia Vitale – presieduta da Roberto Vitale. La conferenza “La cinematografia di Hemingway” ha visto come relatore Massimiliano Spanu, prof. all’Università degli Studi di Trieste, l’attore Lorenzo Acquaviva, e come moderatore il cineoperatore Simone Braca.
Durante questo incontro è stato esaminato dal prof. Spanu il film “Il vecchio e il mare” (1958) del regista John Sturges, tratto dall’omonima opera dello scrittore statunitense, con la quale vinse, nel 1953, il premio Pulitzer e nel 1954 il premio Nobel. Tra un’analisi e l’altra, l’attore Lorenzo Acquaviva ha letto alcuni pezzi tratti dall’opera di Hemingway, catturando, grazie alla sua interpretazione piena di enfasi, l’attenzione del pubblico, che si è lasciato trasportare dalle parole del grande scrittore statunitense.

Ambientato a Cuba, il film di Sturges inizia con un’inquadratura di un bambino per poi passare ad un controcampo del vecchio sulla barca; ciò mette in contrapposizione due momenti della vita: la giovinezza con la sua spensieratezza e semplicità e l’età avanzata con tutte le sue sofferenze, paure e pesantezze.
Sturges – ha ricordato il prof. Spanu – evidenza una doppia dimensione: uomo-natura, uomo-uomo. Il vecchio lotta con l’enorme pesce, con la natura un po’ matrigna; ma nel contempo c’è una discesa dell’uomo che lotta con se stesso. L’enorme distesa blu è “femmina” – così descritto da Hemingway nel suo testo e così messo in scena dal regista –; femmina che bisogna saper trattare nel giusto modo. La natura da un verso è imprevedibile, ostica, pericolosa, dall’altro è il luogo in cui il marinaio ritrova se stesso e l’avventura della vita.
Per quasi tutto il film, il protagonista si ritrova a parlare tra sé e sé, ed è proprio la voce over a illustrare allo spettatore i pensieri del marinaio. Ernest Hemingway è capace di evocare e costruire senso, e Sturges bravo nel ricreare cinematograficamente il testo dello scrittore, senza togliere nulla, senza banalizzare un’opera così tanto significativa, incisiva e profonda, quanto semplice e fluida.

Il vecchio e il mareIl Vecchio, interpretato da Spencer Tracy, è un personaggio con tutte le sue peculiarità e caratteristiche, dai toni accentuati, l’opposto del personaggio creato da Hemingway, che di personaggio non ha nulla: è una persona comune. D’altronde da sempre lui ha sottolineato il fatto di non voler inventare dei personaggi, ma delle persone. Non a caso la figura del Vecchio è ispirata a Gregorio Fuentes, anziano pescatore che Hemingway conobbe in uno dei suoi tanti soggiorni nell’isola di Cuba, dove si recava frequentemente per la pesca del pescespada.

La colonna sonora del film – vincitrice del premio Oscar – è una specie di marcetta, a volte un po’ zuccherosa e a volte un po’ drammatica, che sovrasta le raffinatezze recitative di Tracy; è una sorta di Debussy rivisitato – ha sottolineato il prof. Spanu. Un commento musicale in certi momenti banale, ma che nel contempo riesce perfettamente a sottolineare la doppia dimensione predominante in tutto il film.

Nelle ultime scene si vede un vecchio esausto, disteso sul letto a sognare; mentre un effetto flou restituisce allo spettatore la visione onirica del romanzo di Hemingway. Il tutto si conclude con un’inquadratura del mare, che fa emergere una certa solennità.

“Il vecchio e il mare” è il coraggio nella sconfitta (M. Spanu)

L’incontro si è concluso con un invito rivolto ai giovani, da parte del prof. Massimiliano Spanu, a riconsiderare le terre venete frequentate da Ernest Hemingway, sia dal punto di vista letterario che da quello cinematografico.

Nadia Pastorcich ©centoParole Magazine – riproduzione riservata.
Foto di Nadia Pastorcich

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About Nadia Pastorcich

Redattrice. Nadia Pastorcich nasce a Trieste; è una studentessa universitaria che fin da piccola ha frequentato ambienti legati al mondo dello spettacolo, appassionandosi sempre di più al teatro, al cinema e all’arte. A cinque anni ha iniziato a seguire le operette per poi passare al balletto e infine alla prosa e all’opera. Si è poi appassionata al cinema che va dagli anni Trenta agli anni Sessanta e ciò l’ha portata ad approfondire anche la musica, la moda e la fotografia d’epoca.