Krieg macht frei: satira contro la guerra e chi ne trae profitto

Ugo PierriIn occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale sono stati tanti gli eventi organizzati a Trieste, dedicati a questo tragico avvenimento. L’artista triestino Ugo Pierri, oltre alla mostra personale “I like the war – Mi piace la guerra”, allestita nel cortile di Palazzo Marino a Milano, e inaugurata ai primi di maggio, ha contribuito alla realizzazione di uno spettacolo satirico contro la guerra e chi ne trae profitto.

In quella che è la cornice dello storico Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio, ieri sera è andato in scena uno degli appuntamenti di Trieste Estate. Si tratta dello spettacolo “Krieg macht frei – La guerra rende liberi”, tratto da un testo e dai disegni dell’artista triestino Ugo Pierri, con la regia di Lino Marrazzo. A dare vita ai personaggi di Pierri sono stati tre grandi interpreti: Lorenzo Acquaviva, Aldo Vivoda e Ivan Zerbinati, con la partecipazione di Palo Venier e la sua musica dal vivo.

Per tutta la durata della pièce, la magia del teatro all’aperto si è concretizzata in una scenografia davvero particolare, circondata dagli storici treni del Museo Ferroviario. Oltre agli attori dal vivo, a catturare l’attenzione del pubblico sono state le curiose ombre cinesi delle sagome dei due borghesi, interpretati da Lorenzo Acquaviva e Ivan Zerbinati.

Seduti al tavolino di un bar, i due borghesi si ritrovano a conversare nel momento dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo il 28 giugno del 1914. Felici dell’accaduto, perché un’imminente guerra avrebbe portato alle loro fabbriche di armi e stivali molti guadagni, coinvolgono nella conversazione un invalido di guerra; ed è proprio qui che entra in scena Aldo Vivoda che, con i suoi tratti pittoreschi e felliniani, racconta ai due interlocutori la sua storia, dimostrandosi, tutto sommato, felice di aver combattuto per la propria Patria e di ricevere un riconoscimento e una pensione da parte dello Stato.
Ugo PierriA pensarla in maniera diversa è un suonatore ambulante (Paolo Venier), che tenta di ribellarsi al sistema, attraverso le sue canzoni. L’invalido di guerra, dopo aver ascoltato il mendicante, e aver compreso che non avrebbe mai ricevuto la pensione, decide di aprire una fabbrica di protesi per invalidi, cercando di lucrare sulle sfortune degli altri e diventando così anche lui simile ai due borghesi.

Interessanti i movimenti aggraziati delle mani dell’attore Ivan Zerbinati che, accostati ad una parlata gracchiante dall’accento napoletano, hanno conferito, al borghese da lui rappresentato, una giusta dose di perfidia. Molto coinvolgente anche il personaggio del secondo borghese, dall’aspetto goffo e dalla voce possente, che è stato valorizzato dalla capacità interpretativa di Lorenzo Acquaviva.
A rendere il tutto ancora più suggestivo, sono state le maschere indossate dai borghesi, dai lineamenti accentuati e dai toni veneziani. L’interpretazione dei due attori e le loro movenze sceniche hanno rafforzato la componente satirica, tipica dei disegni di Pierri; disegni dal tratto semplice, pronti a colpire, punzecchiare lo spettatore, senza mai risultare estremamente invadenti.

Uno spettacolo dal ritmo incalzante, caratterizzato da un continuo susseguirsi di battute ricche di humour e sarcasmo, che va oltre la teatralità, baciando altre forme artistiche, come il fumetto – grazie alle proiezioni dei disegni di Pierri curate dal lavoro video di Maurizio Bressan – e le ombre cinesi.

Nadia Pastorcich ©centoParole Magazine – riproduzione riservata
Foto di Nadia Pastorcich

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About Nadia Pastorcich

Redattrice. Nadia Pastorcich nasce a Trieste; è una studentessa universitaria che fin da piccola ha frequentato ambienti legati al mondo dello spettacolo, appassionandosi sempre di più al teatro, al cinema e all’arte. A cinque anni ha iniziato a seguire le operette per poi passare al balletto e infine alla prosa e all’opera. Si è poi appassionata al cinema che va dagli anni Trenta agli anni Sessanta e ciò l’ha portata ad approfondire anche la musica, la moda e la fotografia d’epoca.