Racconti triestini: presentazione del nuovo libro di Giorgio Pressburger

Racconti triestiniCaffè San Marco. Chiacchiericcio della gente. Profumo di caffè e di libri. In questo magico contesto il prof. Elvio Guagnini ha presentato questo pomeriggio “Racconti triestini”, il nuovo libro di Giorgio Pressburger. Ad accogliere lo scrittore un pubblico numerosissimo.

Non è la prima volta che Pressburger sceglie di scrivere un libro di racconti – basti pensare a “La legge degli spazi bianchi” e “Denti e spie”. Come ha sottolineato il prof. Guagnini: “il racconto è un genere che lo scrittore ungherese ha frequentato fin dall’inizio, da quando ha scritto lo splendido libro ‘Storie dell’ottavo distretto’, assieme al fratello gemello Nicola”, che racchiude dieci racconti legati ad un particolare rione di Budapest, dove abitavano gli emarginati. Questo libro ha delle affinità con “Racconti triestini”: nelle “Storie dell’ottavo distretto”, i due autori affermano che quell’ottavo distretto non possiede monumenti illustri – o meglio è l’ottavo distretto a costituire un monumento nel suo insieme –; un’affermazione simile c’è anche nella premessa che Giorgio Pressburger fa nel suo nuovo libro, dove dice che Trieste è essa stessa un monumento alla discreta, pigra, stravolta, dolente e gioiosa umanità.

“Racconti triestini” racchiude sei racconti più uno, perché più uno? Perché ognuno dei sei è collegato a un luogo diverso, mentre uno, quello che conclude la serie, è legato a tre luoghi diversi.
Elvio Guagnini. Ph NadiaPastorcichI personaggi sono molto curiosi, eroici, ma anche di grande semplicità. “Le parole sono scelte accuratamente, ogni tratto è calibrato – ha evidenziato Guagnini –; inoltre ci sono dei tratti scritti in dialetto triestino, in dialetto triestino mescolato allo sloveno, altri sono in tedesco, e poi ci sono varie citazioni”.
Le storie raccolte da Pressburger provengono da racconti di conoscenti, pettegolezzi da caffè e tristi o ridanciane cronache cittadine.
Tutte quante sono state rivisitate adattandole a ciò che io penso fosse la verità – scrive Pressburger nella premessa. Hanno poco a che fare con le vicende reali.
Pressburger mantiene la sua vena ironica, ma pur sempre seria: a volte ci fa piangere portandoci alle sofferenze della vita, ai drammi umani. Tutte le raccolte di racconti dell’autore iniziano e finiscono in modo estremamente significativo, e l’uomo indeciso, incapace di prendere decisioni nella sfera privata, è una costante nei lavori di Pressburger.

“Questi racconti sono nati 13-14 anni fa – ha raccontato Giorgio Pressburger – ; li ho tenuti nel cassetto per molto tempo: ero indeciso se pubblicarli o meno. Quando ho cominciato a scriverli, ho iniziato con quello della lotta tra madre e figlio. Ero molto incerto sul da farsi, ma ero sicuro che potevano significare qualche cosa per il lettore e specialmente per quello triestino”.

Infatti è così: il libro di Pressburger fa vedere una Trieste da un punto di vista insolito, attraverso delle storie particolarmente forti che toccano alcuni posti della città: via Brunner, via Milano, Opicina, il Caffè Tommaseo, Borgo Teresiano, via Rismondo e infine Ponte Rosso, via Belpoggio e Città Vecia-via delle Beccherie – che troviamo Giorgio Pressburger. Ph NadiaPastorcichnell’ultimo racconto diviso, per l’appunto, in tre parti.

I racconti triestini sono indirizzati con grande affetto ai triestini, perché seguono un po’ una tradizione – i racconti di Saba, ad esempio – ma anche una tradizione personale dell’autore: “Il primo libretto, “Storie dell’ottavo distretto”, che ho scritto assieme a mio fratello gemello trent’anni fa – ha ricordato Pressburger – era una serie di racconti; queste storie parlavano perlopiù di persone conosciute o addirittura stretti parenti. Io sono andato via dal paese in cui sono nato, ovvero l’Ungheria, quando avevo 19 anni; dopo ho vissuto continuamente in Italia, e più della metà di questo tempo a Roma e l’altra parte a Trieste – molto di più che a Budapest. Per cui mi era sembrato strano che io avessi scritto un libro di racconti in omaggio ai miei parenti, quindi alla prima parte della mia vita e non avessi dedicato niente alla seconda.

Ed è per questo che Pressburger ha deciso di concepire tale libro; un libro scorrevole, accattivante, intrigante, semplice, ma capace di indurre il lettore a riflettere. Tutti i racconti presenti nel libro, l’autore gli ha scritti in un giorno, tranne uno, per il quale ci ha impiegato due-tre anni.

Nel periodo in cui Pressburger stava pensando di scrivere i racconti triestini – più di dieci anni fa – gli era venuta Jacopo De Michelis. Ph NadiaPastorcichl’idea di indagare sugli aspetti umani, nella letteratura contemporanea: “Se esiste un’opera che riassume la grande attrazione che l’uomo maschio subisce dalla giovinezza, dall’infanzia – vedi “Lolita” di Vladimir Vladimirovič Nabokov, che io stimo molto – com’è che non è mai stato scritto un vero romanzo sull’altro aspetto dell’animo umano: l’attrazione per il passato e per la vecchiaia”.
Pressburger decise perciò di scrivere un romanzo in cui un giovane si innamora di una vecchia di stato sociale inferiore al suo. Ma alla fine questa storia non è diventata un romanzo, bensì un racconto lungo – che troviamo in quest’ultima raccolta dell’autore.

“Racconti triestini” è edito da Marsilio Editori. A concludere la serata è stato l’intervento di Jacopo De Michelis – responsabile della narrativa di Marsilio Editori: “Siamo felici e orgogliosi di aver cominciato a pubblicare Giorgio Pressburger con questo libro e speriamo che sia il primo di una lunga serie. C’è piaciuto molto, essendo un libro vitale, appassionante, ironico, elegante, che permette tante riflessioni”.

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Le parti in corsivo presenti nell’articolo sono tratte da “Racconti triestini”.

Nadia Pastorcich ©centoParole Magazine – riproduzione riservata.
Foto di Nadia Pastorcich

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About Nadia Pastorcich

Redattrice. Nadia Pastorcich nasce a Trieste; è una studentessa universitaria che fin da piccola ha frequentato ambienti legati al mondo dello spettacolo, appassionandosi sempre di più al teatro, al cinema e all’arte. A cinque anni ha iniziato a seguire le operette per poi passare al balletto e infine alla prosa e all’opera. Si è poi appassionata al cinema che va dagli anni Trenta agli anni Sessanta e ciò l’ha portata ad approfondire anche la musica, la moda e la fotografia d’epoca.