Ridendo e scherzando: omaggio a Ettore Scola

RIDENDO-E-SCHERZANDO-Villa Borghese. Cinema dei Piccoli. Ettore Scola e Pierfrancesco Diliberto, conosciuto come Pif, si incontrano. Inizia così il documentario “Ridendo e scherzando – Ritratto di un regista all’italiana”, scritto e diretto dalle figlie del regista, Paola e Silvia Scola, che ripercorre la vita di Ettore Scola con interviste e graziosi e divertenti aneddoti.
Presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma, l’omaggio a Scola è arrivato nelle sale cinematografiche l’1 e il 2 febbraio, per poi approdare ieri sera in tv su Rai Tre, dopo un mese dalla scomparsa del regista.
A impreziosire questo documentario, sono le musiche del Maestro Armando Trovajoli; come ricorda Ettore Scola: “Con il mio primo film, la mia ambizione non era tanto quella di fare cinema, bensì fare un film con Trovajoli”.

Ettore-scolaTutto è iniziato con le vignette per il giornale Marc’Aurelio, un bisettimanale umoristico allora molto noto, per il quale collaboravano grandi nomi come Fellini, Metz, Marchese. “Ho cominciato come portatore di battute – dice Ettore Scola – perché i grandi disegnatori non pensavano le battute: c’era una redazione di giovani che pensava le battute e loro poi disegnavano”.
Ed è proprio tra le mura del giornale che inizia a consolidarsi l’amicizia tra Scola e Fellini (“Il mio preferito, dopo De Sica”). Nel 2013 Scola ricorderà l’amico nel film da lui diretto “Che strano chiamarsi Federico”.

Marchese e Metz erano gli autori fissi dei comici italiani come Macario e Totò; sarà proprio Metz a proporre a Scola di fargli da collaboratore anonimo.“Per me è stato un grande momento, mi sarei fatto i biglietti da vista” – rammenta Scola.
Due cose mi ricordo: la risata di Totò a certe stronzate che avevo scritto, e Metz che disse ‘principe, questa è del giovane Scola‘”.

Ma la sua versatilità va ben oltre alle vignette: alla fine degli anni Quaranta collabora con i suoi testi a diverse trasmissioni di varietà radiofoniche e televisive della Rai, inoltre è coautore degli sketch radiofonici per Alberto Sordi. La svolta avviene negli anni Cinquanta, quando comincia a scrivere le sceneggiature per le commedie all’italiana, quasi sempre in coppia con Maccari, che “più che non ridere, non parlava proprio”.
Il suo primo film come sceneggiatore firmante è “Due notti con Cleopatra” (1953) con Sophia Loren e Alberto Sordi, diretto da Mattoli, e firmato assieme a Ruggero Maccari.
Tante altre saranno le collaborazioni, in veste di sceneggiatore, di Scola: ricordiamo quella con Dino Risi, che “aveva il dono della levità”, e con Pietrangeli, “un alieno. Lui ha dato alle donne un posto nuovo nel cinema italiano” – ricorda Scola.
A segnare la vita del regista è l’incontro con Gigliola, una sua compagna di scuola, che diventerà poi sua moglie e con la quale avrà due figlie: Paola e Silvia. Il loro testimone di nozze? L’amico Alberto Sordi. Sordi “Era più un irritatore che un comico – rammenta Scola – con lui era un continuo divertimento; è la persona con cui mi sono divertito di più in assoluto”.

SplendorIn alcuni film di Scola – interessato a tematiche un po’ inusuali per l’epoca – traspare una componente autobiografica: nato a Trevico (provincia di Avellino), un paese di pochi abitanti, il piccolo Ettore resta affascinato dalle bancarelle, dalla banda, ma soprattutto dal cinema, che giunge in piazza per il giorno del patrono Sant’Euplio. L’enorme lenzuolo bianco, trattenuto dalle corde e sul quale vengono proiettati i film, attira l’attenzione di Scola.
Un episodio, questo, che possiamo trovare nel film “Splendor”(1988), con Marcello Mastroianni e Massimo Troisi. “Troisi – dice Scola – era un vero intellettuale, contro la retorica, contro il luogo comune.”
Il primo film che il giovane Scola vede è “Fra Diavolo” con i mitici Stanlio e Olio; ma la sua passione per questo mondo non lo lascia, e a Roma con il fratello frequenta spesso il cinema Brancaccio.

Un altro riferimento all’infanzia di Scola lo ritroviamo nel film “Una giornata particolare”: “avevo sette anni, partecipai all’adunata con mio padre e mio fratello – lui era già balilla, io invece ancora figlio della lupa. Mamma rimase da sola a casa”, come accade con Sophia Loren che, in un palazzo ormai deserto, si imbatte in Marcello Mastroianni. Con una-giornata-particolareMastroianni Scola tesserà un bel rapporto professionale e di amicizia: “Marcello Mastroianni era un grande amico con il quale ho fatto la metà dei miei film. Il segreto della sua essenza di attore: la magia della sua rara semplicità.”

Se da una parte troviamo un cinema d’impegno sociale, dall’altra la Commedia all’italiana, inizialmente criticata da tutti, o quasi, ma che comunque riesce a trovare i suoi spazi e maggiori apprezzamenti forse più in Francia che in Italia. “Amidei – come ricorda Scola – è stato l’inventore della cosiddetta Commedia all’italiana, che era alla pari del Neorealismo”.
L‘articolo 1 della commedia all’italiana? Far ridere. Quella voglia di ridere, di far ridere, Scola l’ha presa dalla madre napoletana di “natura solare, che tendeva al divertimento piuttosto che alla malinconia” – rammenta il regista.
C’eravamo tanto amati” racchiude in sé questo principio del far ridere. Tra gli interpreti: Nino Manfredi, Stefano Satta Flores, Stefania Sandrelli, Giovanna Ralli, Aldo Fabrizi e Vittorio Gassman. Ed è proprio Gassman – ricorda Scola – “che mi ha incastrato suggerendomi per primo di fare questo mestiere di regista”.
Noi cineasti eravamo molto legati, eravamo amici sia con gli altri sceneggiatori che con i registi. Eravamo un gruppo di 15-20 autori; stavamo assieme, ci divertivamo molto” – ricorda Monicelli.

c'eravamo-tanto-amatiCon la commedia drammatico-grottesca “Brutti, sporchi e cattivi”, Scola ritrae dei personaggi emarginati, pur non abbandonando mai la sua sottile ironia. A fare la prefazione a questo film, doveva essere Pasolini, ma purtroppo venne ucciso durante l’ultima settimana di riprese, a pochi metri dal set.
Impossibile non ricordare alcuni dei capolavori del grande Ettore Scola come: “Riusciranno i nostri eroi…(1968)”, “Dramma della gelosia” (1970), “La più bella serata della mia vita” (1972), “C’eravamo tanto amati” (1974), “Brutti, sporchi e cattivi” (1976), “Una giornata particolare” (1977), “La terrazza” (1980), “Maccheroni” (1985), “La famiglia” (1987), “Splendor” (1988).
Film con i quali “ho cercato sempre di rappresentare la realtà del mio paese, i suoi problemi, speranze, delusioni, le sue miserie e allegrie, attraverso le vicende di individui che non sono eroi, ma è gente comune che vive i giorni della sua vita bene o male, con coraggio o con paura, con ansia o con ironia, esattamente come gli spettatori che la guarda” – afferma Scola.

A partire da oggi e fino a luglio, in edicola con La Repubblica o L’Espresso”, il cinema di Ettore Scola in 23 DVD.

Nadia Pastorcich ©centoParole Magazine – riproduzione riservata

 

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About Nadia Pastorcich

Redattrice. Nadia Pastorcich nasce a Trieste; è una studentessa universitaria che fin da piccola ha frequentato ambienti legati al mondo dello spettacolo, appassionandosi sempre di più al teatro, al cinema e all’arte. A cinque anni ha iniziato a seguire le operette per poi passare al balletto e infine alla prosa e all’opera. Si è poi appassionata al cinema che va dagli anni Trenta agli anni Sessanta e ciò l’ha portata ad approfondire anche la musica, la moda e la fotografia d’epoca.