Miramare, per una storia: Massimiliano del Messico, gli Asburgo, il castello

atrioingressoMiramareDopo tutti quegli utilizzi tanto differenti dalla destinazione originale, quel susseguirsi di epoche storiche che avrebbero contribuito a cambiare completamente il volto dell’Europa, nel castello triestino forse persiste ancora un curioso sospetto legato alla coppia che per prima lo aveva abitato: una ormai adulta Maria José di Savoia, regina d’Italia, avrebbe dichiarato in un’intervista di ricordare ancora quell’anziana zia Carlotta che in un’occasione aveva sussurrato al suo orecchio di bambina “se vuoi che ti lascino in pace, fai finta di essere matta!”.

Miramare conserva un fascino senza tempo, che ancora riflette in gran parte le scelte stilistiche del suo committente Massimiliano d’Asburgo: chi vi entra ha l’impressione (per la maggior parte del tempo) di tuffarsi nel fasto dell’aristocrazia ottocentesca, quasi come se le conseguenze della prima guerra mondiale venissero di colpo cancellate.

Accoglie i visitatori un sobrio atrio d’ingresso, che conserva tuttora la decorazione originale: lo ricordano le lampade con base a forma di ananas (simbolo di abbondanza voluto dallo stesso Massimiliano, che ricorre anche nel lampadario centrale), collocate di fianco alle alabarde. Inoltre, sul portale d’ingresso risaltano scolpite le armi imperiali del Messico, accompagnate da quelle reali del Belgio e dallo stemma dei Savoia-Aosta (centrale). Alle pareti, sedici ritratti realizzati dal copista Domenico Aquarolli raffigurano alcuni tra i più noti regnanti europei del passato. Altri dipinti decorano le pareti della libreria (i primi due: si tratta di copie ricavate da originali di Andreas Moller) e della biglietteria (gli ultimi sei): Francesco di Lorena, Maria Teresa d’Austria (realizzato per la maggior parte da Leonardo Gavagnin: i dettagli dei merletti sono invece opera del Blaas), di nuovo Francesco di Lorena (copia da Martin van Meytens), Luigi XIV, di nuovo Maria Teresa (anch’esso copia da Martin van Meytens), Maria Amalia di Baviera e Maria Giuseppina di Sassonia. In origine, queste sale avevano la funzione di alloggio per il maggiordomo: in seguito erano state destinate al gentiluomo e alla dama di corte. Nell’ambito dell’atrio d’onore trova invece posto un grande scalone con balaustra in quercia riccamente decorata: vi figurano le sei statue lignee di grandezza inferiore al vero rappresentanti dei paggi portalampada, curati in ogni minimo dettaglio (sulle loro vesti è riportato lo stemma dell’imperatore Massimiliano I, antenato del committente e suo modello morale). Le rampe della scala sono decorate da coppie di grifi simmetrici, accompagnate dalle rappresentazioni di stemmi (sul lato sinistro quelli di Carlotta, sul lato destro quelli di Massimiliano) e di ananas lignei. Abbelliscono inoltre il contesto dello scalone alcuni trofei di caccia, delle panoplie composte da armi esotiche (recuperate nel corso della spedizione della fregata Novara intorno al mondo, svoltasi tra il 1857 e il 1859) e due armature cinquecentesche. Sopra la bifora rivolta nella direzione del parco, si può osservare quello stemma di Miramare la cui storia è già stata ricordata. Le pareti dell’atrio d’onore sono invece decorate da alcune vedute paesaggistiche (in totale cinque), tra cui spicca un dipinto del pittore Joseph Selleny che raffigura la località di Pontinha sull’isola di Madeira. Fa parte dell’arredo di questa sala anche la vetrata che affaccia sulla terrazza del castello e un cassettone decorato ad intaglio (metà del XIX secolo, ispirato allo stile rinascimentale).

La stanza successiva è piuttosto interessante: si tratta del primo tra gli ambienti privati che fanno parte dell’appartamento arciducale. Si tratta della camera da letto di Massimiliano, comunemente nota come la cabina: la sua decorazione (e d’altra parte, il suo stesso nome) si riallaccia a quella di tutti gli altri ambienti destinati esclusivamente al futuro imperatore del Messico, che riprendono le stanze da lui occupate a bordo delle navi nel corso dei numerosi viaggi. Perciò, per volontà dello stesso committente, questo ambiente risulta sobrio ed angusto. Questa stanza presenta un soffitto piuttosto basso: gli armadi sono inseriti nella parete, armonizzati con il rivestimento ligneo. Sovrastano il letto metallico (caratterizzato da tendaggi azzurri, decorati dallo stemma di Massimiliano contrammiraglio) una copia della “Visione di Ezechiele” del Raffaello (realizzata nel 1857 da Ferdinando Rondoni, l’originale si trova nel fiorentino Palazzo Pitti) e un magnifico ritratto di Carlotta (1866, realizzato in Messico da Leopoldo Sanchez) che accoglie lo sguardo del visitatore entrante. Completa la decorazione, di fronte alla finestra, una commode in legno intarsiato (di fattura olandese, risalente al XVIII secolo) affiancata da due sedie: sul ripiano è posto un piccolo gruppo in antimonio con raffigurato “Giulio Cesare che lotta contro Vercingetorige” (autore ignoto, metà del XIX secolo). L’ambiente conduce anche alla stanza da bagno di Massimiliano (non accessibile al pubblico) che contiene una sobria vasca in marmo; l’altra porta presente nella camera nasconde invece una scala collegata ai piani superiori.

Proseguendo la visita al castello, si accede alla sala Novara (o studio di Massimiliano), che riprende le fattezze del quadrato di poppa della nave ammiraglia della flotta austriaca che così tanto aveva segnato la vita di Massimiliano. In base a quanto si può osservare nell’ambito dei progetti iniziali, questa stanza avrebbe dovuto includere anche il letto dell’arciduca. In generale, lo stile dell’arredamento corrisponde a quello del Settecento olandese. Nella decorazione lignea che impreziosisce le pareti, si alternano l’ancora con corona e l’ananas: lo stesso tema, esattamente come nel caso della sala precedente, impreziosisce anche i tendaggi. Una costante tra le scelte stilistiche-decorative perpetuate da Massimiliano è quella del lucernario: già presente nella sala moresca di villa Lazzarovich, ritorna anche nel contesto della sala Novara di Miramare. Tra i quadri presenti lungo la boiserie che decora questo ambiente si possono ricordare due incisioni raffiguranti i genitori di Carlotta (quella del padre Leopoldo I presenta anche la sua firma autografa), due acquerelli con i ritratti di Vittoria d’Inghilterra e del principe consorte Alberto di Sassonia Coburgo-Gotha in alta uniforme (entrambi gli elaborati sono opera del già ricordato pittore Franz Xaver Winterhalter e risalgono al 1855: portano le firme dei personaggi ritratti). Si notano anche altri ritratti, realizzati da un autore ignoto: Elisabetta d’Austria (regina di Francia), Enrico VIII d’Inghilterra, il Vescovo d’Arras e Luigi XI di Francia. Tra le due finestre si può osservare anche un altorilievo ligneo di Ferdinand Gatt, tratto da un’incisione di Albrecht Durer, che rappresenta Massimiliano I d’Asburgo (detentore del trono imperiale nella prima metà del XVI secolo) in costume d’epoca con tanto di Toson d’oro. Oltre ad un bureau (in legno e radica), suscita grande interesse anche un quadro autografo realizzato da Carlotta, con sette immagini racchiuse nell’ambito di una cornice dorata: al centro si può osservare lo yacht “Fantasia”, circondato anche da una tra le prime immagini di Miramare e dalla bella veduta dell’isola di Lacroma (proprietà acquistata da Massimiliano, intestata però alla consorte). Un mobile composto da cassetti e sportelli (decorato con arabeschi d’ebano e d’avorio), collocato di fianco all’uscita, proviene dalla colonia portoghese di Goa in terra d’India: sul ripiano si può osservare una piccola copia del Marco Aurelio presente nel campidoglio romano. In origine, questo ambiente custodiva anche il telegrafo elettrico: tra i tesori conservati, le fonti ottocentesche ricordano anche l’ultima penna utilizzata da Massimiliano nel suo studio di Miramare.

La favolosa biblioteca del castello, composta da settemila volumi (ne sono esposti la metà) suddivisi per argomento, raccoglie testi di vario tipo (che di fatto riflettono le molteplici passioni di Massimiliano): letteratura italiana e straniera, arte, storia, botanica, geografia, archeologia, economia, commercio e scienze nautiche. Fanno parte della raccolta anche alcune pubblicazioni dello stesso arciduca (già brevemente ricordate), che trattano di poesia e viaggi: vi figurano inoltre alcuni manoscritti del XIV e XVI secolo. Alcune tra le rilegature portano la firma di Pierre Corneille Schayve. Decorano la sala alcuni busti di poeti, realizzati da Hermann Knaurr tra il 1858 e il 1859: Omero, Dante, Shakespeare e Goethe. Fanno parte del mobilio di questa stanza anche la scrivania e il globo (in origine collocato a bordo della fregata “Novara”, realizzato da Joseph Juttner nel 1839). Probabilmente, l’elemento più affascinante tra gli oggetti esposti nell’ambito della biblioteca è il famoso ritratto di Carlotta bambina, copia dell’originale realizzato ancora una volta da Franz Xaver Winterhalter nel 1842 e collocato sulla sommità di una porta osservabile alla destra dell’ingresso. Infine, va sottolineato che il rivestimento dell’alta seggiola donata all’arciduca dalle nobildonne praghesi è stato completamente realizzato a mano e riporta lo stemma della città di provenienza. La pendola in stile Luigi XV, caratterizzata da ricche “marquetterries” del Bouille, è firmata da J. Le Roj.

La saletta da pranzo è il primo tra gli ambienti dell’appartamento arciducale destinati a Carlotta: li accomuna il rivestimento delle pareti in stoffa azzurra, accostato alla decorazione in boiserie presente sulla loro sommità e nel soffitto. L’iconologia di queste sale è composta dalle solite rappresentazioni dell’ananas e dell’ancora con corona, accompagnate da grifi e stemmi (Lorena, Asburgo e Sassonia Coburgo-Gotha) collocati nell’ambito delle soprapporte e dei soffitti. Gli arredi rispecchiano la funzione di questo ambiente concepito secondo lo stile del rococò olandese: tre buffets con vetrina e un armadio a doppio corpo (seconda metà del XVIII secolo, di gusto olandese). Impreziosiscono questi elementi preziose ornamentazioni che includono tulipani, uccelletti e farfalle. Collocato tra le finestre, domina la sala anche un orologio a torre realizzato secondo lo stile olandese: vi sono indicate le fasi lunari. Decorano la sala alcuni ritratti in forma di busto: Massimiliano imperatore del Messico (realizzato da Jean Pierre Danton nel 1864), Maria Teresa d’Austria (opera di Elias Hutter), Francesco I (imperatore dal 1804 al 1835), l’imperatore Giuseppe II e la regina Vittoria d’Inghilterra (realizzato intorno alla metà del XIX secolo da Carlo Marocchetti). Vi figura anche un calice di Boemia artisticamente miniato. Le tele che arricchiscono le pareti raffigurano alcune nature morte composte da animali e ortaggi, oltre a un tipico villaggio del Nord Europa riprodotto dal pittore Luigi Steffani. In questo contesto si può osservare anche una veduta del cortile di palazzo Salviati a Venezia, forse realizzata dalla stessa Carlotta. Segue una saletta piuttosto intima, dove Carlotta amava suonare il fortepiano (realizzato dalla ditta Wopaterni di Vienna e tutt’ora funzionante): l’aria così si riempiva delle note di Schubert e Beethoven, che ancora accompagnano la visita di coloro che entrano in questa stanza. Perciò, la padrona di casa vive di nuovo nei ricordi sensoriali di questo salotto di Carlotta (o salotto d’udienza): un’atmosfera elegante, che ben si accompagna ai dipinti appesi alle pareti. Vi figura, tra gli altri, anche un ritratto di Maria Teresa realizzato da Jean Etienne Liotard nel 1744 (dall’iconografia interessante: la sovrana poggia infatti le mani su tre corone relative ai possedimenti asburgici) collocato in una cornice dorata tardo-seicentesca. Fa inoltre parte dell’arredo di questa stanza un “settimanale” decorato da placchette ovali con motivi caratterizzati dalle rappresentazioni di figurette in bronzo accompagnate da fiori e foglie. Realizzato da un abile artigiano francese, risale ancora una volta alla metà del XIX secolo. Fa parte degli ambienti destinati a Carlotta anche la stanza successiva, un altro salotto detto “boduoir”. La sua forma ottagonale si deve alla particolare collocazione nell’ambito della torretta di Miramare: la moglie di Massimiliano amava ritirarsi in questa stanza per comporre poesie e dipingere. In questo contesto, accoglie lo sguardo del visitatore un magnifico ritratto della futura imperatrice del Messico, collocato al centro di una nicchia: l’allora arciduchessa è raffigurata mentre indossa un costume tipico delle contadine della Brianza, memore del periodo di governatorato del marito nel Lombardo-Veneto. Il ritratto era stato eseguito da Jean Portaels nel 1857. In particolare, ciò che più risalta nell’ambito di questo dipinto è la tradizionale decorazione composta da spilloni d’argento conficcati nei capelli (la nota “sperada”). Figurano in questa sala anche alcuni dipinti realizzati nel 1859 dal primo maestro di pittura di Carlotta (Jan Baptiste van Moer) e raffiguranti diversi tipici scorci della città di Venezia: il cortile di Palazzo Ducale, la Basilica della Salute e la chiesa di San Giorgio. Oltre a quanto già ricordato, si possono osservare anche alcuni paesaggi autografi di Carlotta (firmati in stampatello). Fanno parte dell’arredamento di questo ambiente i tavolini rotondi, le sedie (ispirate allo stile anglo-olandese della fine del XVIII secolo) e un esemplare di scrittoio da viaggio decorato con piccole vedute dell’area viennese. Decorano i mobili alcuni candelabri e un servizio da scrivania realizzati nella porcellana tipica di Vienna.

Ancora più intima è la destinazione dell’ambiente successivo: la stanza da letto di Carlotta, che conserva in gran parte l’assetto definito già nell’ambito dei progetti originali. La boiserie a fasce, che presenta alternati i motivi dell’ananas e dell’ancora, scende dal soffitto fino al pavimento: il letto a baldacchino, progettato proprio per essere collocato in questo ambiente (così come il divano e le poltroncine che vi figurano) e concepito secondo lo stile lombardo (come dono della città di Milano agli sposi), è stato poi sostituito da quello che si può ammirare attualmente. Si riallaccia alla produzione lombarda, ma della fine del XVII secolo, il cassettone decorato con intarsi in avorio e impreziosito dalle immagini di putti e fiori. L’ottocentesco inginocchiatoio di fattura austriaca risponde invece ai caratteri tipici dello stile neogotico: presente a poca distanza, una delle due porte mimetizzate nella parete di fondo conduce alla cappella del castello. Una copia della “Madonna Sistina” di Raffaello (l’originale è conservato a Dresda) è posizionata sopra la testata del letto. Aurelia Cimino Folliero de Luna ricorda, nel 1875, due acquerelli con riproduzioni di opere del Tiziano e la presenza in loco del letto originale. Infine, l’altra porticina nascosta conduce al bagno privato di Carlotta. Proprio in questa stanza da letto, arredata per l’occasione con altri mobili, Massimiliano avrebbe ricevuto le deputazioni messicane che venivano ad offrire la corona imperiale. La sala successiva, dedicata alla toeletta dell’arciduchessa, conserva ancora una parte del mobilio (gli armadi) donato a suo tempo dalla città di Milano. In origine, all’interno di questo ambiente era collocata una vasca identica a quella già ricordata nel bagno del futuro imperatore del Messico (una pompa aspirante permetteva di riempirla d’acqua marina). Ornano lo spogliatoio di Carlotta alcuni dipinti con rappresentazioni dei luoghi visitati da Massimiliano: un veduta delle cosiddette “bocche di Cattaro” (esplorate nel 1850) di Ludwig Gurlitt, un paesaggio montano nei pressi di Dachstein e uno marino relativo alla zona di Melinghe dello stesso autore, uno scorcio dell’isola greca di Corfù. Tra i quadri esposti in questo ambiente, celebre è una tela autografa di Carlotta (copiata da un’opera del suo maestro Bernard Fiedler, come si evince chiaramente dal commento lasciato di suo pugno) raffigurante una strada di Gerusalemme. Completa la piccola collezione presente in questa stanza un’opera di Karl von Blaas, realizzata nel 1857 e intitolata “Femmes des environs de Rome”. L’ultimo ambiente tra quelli che in origine erano stati destinati all’arciduchessa ha mutato funzione nel corso degli anni: attualmente è noto come la Sala progetti per Miramare. Inizialmente, questa stanza era stata destinata alla servitù di Carlotta e per quel motivo non presentava decorazioni significative: per volere del duca d’Aosta, nel 1930, l’architettura di quest’area del castello era stata addirittura modificata, con lo scopo di ricavarne altre stanze. Attualmente, infine, vi si possono osservare i progetti principali relativi alla pianificazione architettonica (interna ed esterna) e decorativa del castello e del parco di Miramare: spiccano in particolare le tavole realizzate dai già ricordati Carl Junker, Giovanni Berlam, Franz e Julius Hoffman. Vi figura (tra gli altri) il progetto che Massimiliano avrebbe inviato da Puebla il 30 dicembre 1866, con notevoli modifiche relative all’assetto del parco. Trovano posto in questo ambiente anche le preziose testimonianze fotografiche costituite dall’album che l’imperatore del Messico aveva commissionato alla ditta Sebastianutti di Trieste: gli scatti, realizzati tra il 1867 e il 1873, ritraggono alcune sale del castello.

Incute quasi timore reverenziale lo spazio successivo, raccolto e volutamente sontuoso: si tratta della cappella del castello, progettata secondo la leggenda ad imitazione della cappella del Santo Sepolcro (o di Santa Sofia) di Gerusalemme. Un’ulteriore e suggestiva tradizione attribuisce all’arciduchessa Carlotta la realizzazione dei sontuosi cuscini ricamati collocati proprio di fronte alla mensa d’altare. La ricca boiserie realizzata in essenza di cedro del Libano e ispirata allo stile tardorinascimentale (su progetto dell’ungherese Eduard Heinrich) è arricchita dalla presenza di una serie di tavole dipinte con raffigurazioni degli apostoli e del Padre Eterno (nella lunetta). Questo fastoso altare è storicamente rilevante in quanto dono del Patriarca di Gerusalemme all’allora arciduca Massimiliano, che si era recato in Terra Santa per una visita nell’estate del 1855. Al centro dell’altare si può osservare inoltre una piccola Madonna col Bambino in legno: funge invece da paliotto un pannello con la rappresentazione dell’Ultima Cena. La volta è decorata per mezzo di alcuni riquadri: raffigurano la Vergine con il Cristo Bambino, accompagnata dagli angeli e dai cinque santi patroni della famiglia Asburgo (tra i quali si possono ricordare Giuseppe, Francesco d’Assisi e Carlo Borromeo). Una serie di angeli, posti alla base delle capriate, regge gli stemmi relativi ad alcune tra le più note province dell’impero austriaco: rappresentano il Lombardo-Veneto, la Boemia, l’Ungheria, l’Illiria, la Galizia Bucovina. Una lapide in marmo nero, presente all’interno di questo suggestivo ambiente, ricorda la Messa celebrata il 6 luglio 1863 dall’Arcivescovo Pelagio Antonio de Lavastida. Giunto a Trieste come capo della delegazione venuta ad offrire il trono del Messico a Massimiliano, celebrava il sacro rito al castello in occasione del 31° genetliaco dell’arciduca e futuro imperatore. Proprio per quell’occasione venivano installate le tende in damasco con lo stemma imperiale messicano e il motto del committente di Miramare “Equitad en la justicia”. L’anno seguente, pochi minuti prima della partenza per la terra di cui erano divenuti sovrani, Massimiliano e Carlotta vi ricevevano la santa comunione. Nell’ambito della cappella, ogni anno viene scandito da due messe celebrate in forma strettamente privata: la prima il 3 marzo, la seconda il 19 giugno. Rispettivamente, ricordano la morte del duca d’Aosta e quella di Massimiliano d’Asburgo.

Un’altra preziosa testimonianza di Aurelia Cimino Folliero de Luna ricorda anche la presenza di un piccolo oratorio attiguo alla cappella, dove figurava la copia di un celebre dipinto di Raffaello. La stanza che chiude l’appartamento arcivescovile del pianoterra di Miramare prende il nome da quanto vi è rappresentato sul soffitto: al centro della volta della cosiddetta sala della rosa dei venti campeggia infatti questo celebre elemento nautico. La lancetta, collegata meccanicamente (per mezzo di una trasmissione cardanica) ad una bandiera presente sul tetto del castello, indica ancora oggi precisamente la direzione dei venti. Circondano il quadrante alcuni stemmi (quello degli Asburgo-Lorena, del Belgio e di Massimiliano). Già sala da pranzo durante il periodo estivo, veniva ricordata con il toponimo di “sala da biliardo” nelle fonti storiche, per via del tavolo che ancora oggi vi troneggia al centro (accompagnato da alcuni tavolini minori, anch’essi rivestiti da un tappeto verde): questo ambiente fungeva anche da accesso privato (vestibolo d’onore) per gli ospiti che giungevano al castello dal mare (lo contraddistingue un pavimento a marmettoni, differente dall’altrimenti costante parquet in legno). Vi figurano anche alcuni armadi di fattura ottocentesca che riprendono le caratteristiche tipiche dello stile rinascimentale tedesco. Trionfa su una serie di paesaggi la grande tela commissionata da Massimiliano d’Asburgo ad Ippolito Caffi e raffigurante la festa notturna tenutasi a Venezia la sera del 2 agosto 1857, in onore dell’allora viceré del Lombardo-Veneto e della sua sposa Carlotta del Belgio (convolati a nozze poco più di un mese prima). Illuminati dagli scoppi dei fuochi di bengala, si notano in particolare i complessi architettonici di Palazzo Ducale, della Libreria Sansoviniana e della Basilica della Salute.

Accedendo alle sale che aprono la visita al primo piano del castello, il visitatore ormai abituato all’intatta atmosfera ottocentesca del luogo che sta visitando viene inaspettatamente sbalzato in avanti di qualche decennio, specificatamente nei sette anni in cui Miramare era divenuto la dimora di Amedeo d’Aosta (1930 – 1937). Queste stanze che di fatto costituiscono gli appartamenti privati del duca d’Aosta, riaperte al pubblico a partire dal 1996 (nel 1981 era però già possibile la visita al cosiddetto “studio del duca d’Aosta”, una sala allestita per commemorarlo con i mobili da lui utilizzati), facevano parte in origine della zona destinata agli aiutanti di Massimiliano (la boiserie lignea ottocentesca era analoga a quella del pianoterra, quadri e arredi di quell’epoca sarebbero poi stati sistemati in altre aree del castello). La decorazione di questi interni, che presenta tutti i caratteri tipici dello stile razionalista, si deve all’architetto della Regia Soprintendenza Alberto Riccoboni. Elogiato dalla rivista “Domus” (1931), questo riadattamento di spazi ottocenteschi appare perfettamente riuscito: la scrupolosa trasformazione viene documentata dalle immagini che si posso ancora osservare nell’ambito della stanza da letto della duchessa. Il percorso di visita include la sala da bagno, il salotto della duchessa Anna d’Aosta (dove sono esposti anche i servizi da tavola del duca e alcuni soprammobili realizzati da Napoleone Martinuzzi in vetro pulegoso, secondo una tecnica di lavorazione veneziana), la già ricordata camera da letto (che include anche due tele ovali realizzate nel 1931 dal pittore triestino Gino Parin, raffiguranti il re d’Italia Vittorio Emanuele II e la sua consorte Elena del Montenegro; le cornici, risalenti in realtà al XIX secolo, in origine custodivano i ritratti dell’imperatore Francesco Giuseppe e della moglie Elisabetta che avremo modo di ricordare nel corso della descrizione delle stanze successive), la sala con il mobilio già presente nello studio del duca d’Aosta (in cui figurano due tele di Carlo Siviero con i ritratti dei genitori di Amedeo, Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta e la duchessa Elena d’Orleans; è stato collocato in questo ambiente anche un busto di bronzo opera di Romano Romanelli e rappresentante l’ormai defunto padrone di casa, commissionato nel 1959 dalla duchessa Anna e consegnato al castello per volontà della vedova stessa dalla figlia Maria Cristina, nata proprio a Miramare nel 1932). La zona che chiude il percorso di visita nell’ambito degli appartamenti privati del duca d’Aosta era anche quella che consentiva l’accesso a quegli ambienti nel periodo in cui venivano quotidianamente utilizzati: già “mezzanin” (ovvero ambiente destinato alla servitù) all’epoca di Massimiliano, è decorato da una serie di acquerelli del XIX secolo che raffigurano alcuni porti del Mediterraneo.

Superato lo stacco temporale caratterizzato dagli anni ’30 del XX secolo, il visitatore viene poi nuovamente catapultato nell’atmosfera della seconda metà dell’Ottocento: il ballatoio è arricchito dalla presenza di una fontana centrale in cristallo di forma circolare decorata da quattro grifi (ritorna lo stesso motivo dello scalone), la cui trasparenza permette di scorgervi l’atrio d’onore sottostante. D’altra parte, la presenza di giochi d’acqua era una delle caratteristiche tipiche delle residenze ottocentesche: infatti, Massimiliano ne aveva creati alcuni anche presso la sua prima dimora triestina, la già ricordata villa Lazzarovich (e nel contesto più ridotto del Castelletto). Le pareti di questo ambiente sono caratterizzate dalla presenza di quattro ritratti: Caterina de’ Medici (opera di Antal Haan), Federico II di Prussia (firmato da Francesco Guerini e copiato da un dipinto di J.H. Francke), Cesare Borgia (realizzato da August Worndle nel 1856, sulla base dei ritratti originali), Caterina II di Russia (ancora una volta opera di Guerini). Nel contesto dei soprapporta ritorna inoltre il mitico emblema di Miramare: le pareti sono invece decorate da alcuni bureaux laccati in nero e impreziositi dalle tarsie in avorio graffito con figure mitologiche. Il salotto dei principi, sontuoso, presenta alcuni ritratti. Si può ricordare ad esempio quello dell’arciduca Ludovico Vittorio, collocato proprio di fronte a quello di un altro tra i fratelli di Massimiliano, Carlo Ludovico (entrambi opera del pittore Anton Einsle). Un busto in marmo bianco riporta invece le sembianze della madre di Carlotta, la regina del Belgio Luisa d’Orléans. Tra i mobili che decorano questa stanza, figura un prezioso stipo in legno di ciliegio ed ebano, decorato per mezzo di un intarsio di pietre dure e marmo con immagini di fiori e frutta. Figura in questo ambiente anche un portale già presente nel contesto di un castello del Tirolo e condotto a Miramare per volontà del suo primo committente. In origine, quella porta (per mezzo di una scala a chiocciola) conduceva direttamente alla stanza da letto di Massimiliano. La stoffa delle pareti non è originale, ma imita quella fatta collocare nel 1930 dal duca d’Aosta. Questa stanza e la seguente costituivano di fatto l’appartamento normalmente destinato agli ospiti di maggior prestigio. Segue un’altra stanza da letto, conosciuta con l’appellativo di sala dei regnanti: questo ambiente apre una serie di spazi dove la boiserie è impreziosita da magistrali lavori d’intaglio (a cui talvolta si aggiungono particolari in foglia d’oro), alternati a delle larghe porzioni di stoffa rossa. Danno il nome alla sala i quindici ritratti di regnanti europei contemporanei a Massimiliano che occupano le pareti (con questa scelta iconografica, il committente di Miramare aspirava metaforicamente a fare parte di quell’universo dove il potere era assoluto): Guglielmo I di Prussia, Pedro II del Brasile, Luigi II di Baviera, Napoleone III di Francia, Vittorio Emanuele II d’Italia, Carlo I del Wuttenberg, Giorgio V di Hannover, Giovanni IV di Sassonia, Carlo XV di Svezia e Norvegia, Cristiano X di Danimarca, Guglielmo III d’Olanda, Maria Isabella II di Spagna, Alessandro II di Russia, Giorgio I di Grecia e il pontefice Pio IX. Sono tutte copie da ritratti ufficiali. Un letto a baldacchino in legno dorato troneggia al centro della stanza: decora la testata una tela in cui è raffigurato un putto dormiente (la testimonianza della Folliero De Luna ricorda al suo posto un dipinto indicato come originale di Raffaello con la rappresentazione di “Cristo e San Giovanni”). Le quattro colonne che lo scandiscono reggono un egual numero di figure femminili a tutto tondo. Curiosamente, la tradizione vuole che questo letto sia stato il dono di nozze fatto alla coppia arciducale proprio dall’uomo che presto si sarebbe rivelato la loro peggiore sciagura: Napoleone III (il mobile, di fattura francese, forse un tempo figurava tra gli oggetti di proprietà della duchessa du Barry nell’ambito del veneziano palazzo Vendramin). La questione messicana viene rievocata in questa stanza anche da un altro elemento d’arredo, un tavolino (che nel 1875 veniva ricordato nell’ambito della sala successiva) regalato alla coppia di neosposi da Pio IX con le raffigurazioni a mosaico minuto su sfondo in marmo nero di alcuni tra gli scorci più famosi della città di Roma: includono il Colosseo, l’arco di Settimio Severo, la tomba di Cecilia Metella, il Pantheon, il tempio di Vesta, l’arco di Tito. Infine, al centro del ripiano circolare è posta una veduta di piazza San Pietro. Su quel tavolo, Massimiliano aveva inconsapevolmente siglato la sua condanna a morte, firmando il documento di accettazione della corona messicana: lo sappiamo per certo, grazie al dipinto di Cesare dell’Acqua collocato (come avremo modo di vedere) nell’ambito di una delle sale al primo piano del castello. La tela mostra fedelmente l’interno della stanza da letto di Carlotta (già ricordato come scenario di fortuna per quell’importante evento) con il tavolino posizionato accanto all’appena proclamato imperatore del Messico. Sempre nel contesto della sala dei regnanti, un altro tavolo caratterizzato dalla medesima fattura è collocato a poca distanza da quello appena analizzato: altri due si possono osservare nella stanza successiva. Il soffitto ligneo è decorato con quattro ovali laterali e diversi riquadri che presentano i seguenti monogrammi: quello del solo Massimiliano (formato da una doppia M, iniziale di Massimiliano e Messico, al cui centro è collocata una I, che secondo le varie interpretazioni significherebbe primo o imperatore) e quello in cui compare anche l’iniziale della moglie (la M legata alla C, Carlotta). Infine, ornano la volta di questa sala anche alcuni stemmi.

La sfarzosa sala delle udienze un tempo era destinata agli incontri ufficiali e ancora oggi conserva i ritratti di alcuni tra i personaggi più ricorrenti nelle vicende di Massimiliano e della sua consorte: re Leopoldo I del Belgio e Luisa d’Orléans, l’imperatore Napoleone III e sua moglie Eugenia, un Francesco Giuseppe diciottenne (subito dopo la nomina ad imperatore) e la moglie Elisabetta (ritratta poco tempo dopo il matrimonio). Buona parte dei dipinti e tutti gli arredi, fatti giungere a Miramare per volontà dello stesso Massimiliano, facevano parte dei beni già presenti nel contesto di villa Lazzarovich. Il tavolo centrale, sistemato davanti alla finestra, era stato donato da Sofia di Baviera, madre del futuro imperatore del Messico. Una serie di tele realizzate da Carl Haase e raffiguranti i principali palazzi e tenute degli Asburgo decorano le pareti, seguendo un preciso schema iconografico ideato dal committente: la Hofburg di Vienna (sede ufficiale della famiglia imperiale, origine ideale di Massimiliano), la rocca degli Asburgo nei pressi di Zurigo (gli albori della famiglia, in seguito stabilitasi nel territorio austriaco), il castello di Chapultepec (la nuova residenza imperiale, il riscatto morale dell’arciduca). La volta (in cui è riprodotto lo stesso disegno del pavimento) racchiude ben 52 stemmi, che simboleggiano le province dell’impero austriaco: al centro del soffitto sono invece contrapposti gli emblemi dell’Austria e del Messico. Cimino Folliero de Luna ricorda, nell’ambito della sua testimonianza, la presenza in questo ambiente di un secrétaire già appartenuto a Maria Antonietta e donato alla coppia da Napoleone III.

Alcune soprapporte con vedute paesaggistiche sono presenti anche nell’ambito della cosiddetta sala di conversazione: si tratta di tre dipinti realizzati dal pittore triestino Giuseppe Pogna (1866) su commissione di Massimiliano. Raffigurano: lo Scoglio Olivi a Pola (sede di un cantiere adibito alla costruzione delle navi da guerra imperiali), il castello e parco di Miramare e quel chalet “Maxing” dei giardini di Schönbrunn che era già stato il rifugio del giovane arciduca. La stoffa rossa che riveste le pareti di questo ambiente presenta gli stessi motivi decorativi della cappella al piano terra. Nell’ambito di questa sala si può osservare inoltre anche un notevole gruppo statuario rappresentante “Dedalo e Icaro” realizzato dallo scultore Innocenzo Fraccaroli nel 1854 e acquistato a Milano dall’allora governatore del Lombardo-Veneto nel 1858. Questa stessa stanza custodisce anche un bozzetto (il piccolo leone ferito in pietra nera) relativo al monumento realizzato nel 1867 da Leone Bottinelli e un tempo collocato presso il cimitero di Lissa come perpetuo ricordo della vittoria navale degli austriaci a discapito degli italiani. Alle pareti, tra gli altri, sono collocati anche due ritratti risalenti al 1863 e raffiguranti la coppia imperiale messicana: questa coppia di tele appartiene alla produzione di Eduard Heinrich. Le fonti storiche ricordano la presenza, nell’ambito del mobilio di questa stanza, di altri due secrétaires intarsiati in avorio e risalenti al XV secolo. Testimoniano il gusto dell’esotico (che tanto aveva caratterizzato gli interessi di Massimiliano) le due salette successive a quella delle udienze: si tratta della coppia di salotti giapponese e cinese. In realtà, gli oggetti esposti nella prima di queste due sale sono in gran parte di produzione europea: le uniche eccezioni sono costituite da quei pochi elementi che l’equipaggio della fregata “Novara” aveva avuto modo di raccogliere nel corso del già ricordato viaggio intorno al mondo. Il salotto giapponese ha il soffitto e le pareti rivestiti in seta finemente ricamata, decorata da motivi animali e floreali: vi si possono osservare anche dei dettagli in legno di bambù. Nell’ambito di quello cinese (ricavato all’interno della torretta di Miramare), destinato ai fumatori, prevale invece il colore nero. Una serie di arredi e soprammobili originali rendono questo ambiente simile alle cosiddette sale delle meraviglie, tanto in voga nell’ambito delle dimore regali europee (non a caso, Massimiliano intendeva fare riferimento alla cosiddetta “sala cinese” di Schönbrunn, un tempo tanto cara all’imperatrice Maria Teresa). Il tavolo a scacchiera, in particolare, è frutto di una raffinata lavorazione in lacca e madreperla. Individuati dallo storico triestino Pietro Kandler per volontà dell’imperatore Massimiliano, sei episodi relativi alla storia del sito di Miramare costituiscono il soggetto delle relative tele commissionate al pittore Cesare dell’Acqua (1821 – 1905) per la sala storica che prende il nome dallo stesso artista (ricordata nella testimonianza del 1875 con l’appellativo di “piccola sala da pranzo”). I dipinti raffigurano, in sequenza: “L’imperatrice Livia che assiste alla vendemmia del vino Pucino” (1858), “L’imperatore Leopoldo I d’Asburgo visita nel 1660 il convento francescano di Grignano” (1857), “L’imperatrice Elisabetta d’Austria visita Miramare il 18 maggio 1861, di ritorno da Madeira” (questa tela del 1865 – resa celebre dal dettaglio centrale del saluto tra la sposa di Francesco Giuseppe e la cognata Carlotta – fa riferimento all’accurata descrizione dell’evento presente nell’ambito cosiddette “Cronache di Miramare”, in cui sono ricordati gli avvenimenti più importanti della storia del castello svoltisi tra il Natale 1860 e il 1863), la già ricordata “Visita della delegazione messicana che offre a Massimiliano la corona imperiale” (1867), “La mitica presenza degli Argonauti alle foci del Timavo” (1867) e infine “La partenza di Massimiliano e Carlotta per il Messico avvenuta il 14 aprile 1864” (risalente al 1866, il dipinto era stato realizzato grazie alle precise indicazioni che Massimiliano dal Messico aveva inviato al pittore). Anche la tela collocata sul soffitto è opera di Cesare dell’Acqua: rappresenta Massimiliano in veste di fondatore del castello di Miramare, impegnato a fornire ad un genio alato le disposizioni per la costruzione dell’edificio (quest’ultimo ne traccia la pianta, sulla superficie di un cartiglio in cui è riportata la scritta “Miramar”). Lo circondano le personificazioni di tre continenti (Europa, America, Africa), la ninfa Flora, le tre arti maggiori (architettura, scultura, pittura) e i due animali simbolo del Messico (aquila e serpente) che porgono lo scettro al loro imperatore. La seconda tra le due scritte che completano il soffitto (“Ferdiandus Maximilianus Archidux Austriae Castellum Miramar fundavit MDCCCLVIII – Electus Mexicanorum imperator coronam oblatam accepit obiit in Queretaro MDCCCLXVII”) è stata inserita dopo la morte del committente. Completa la decorazione della sala un busto in marmo dello scultore Johann Halbig (1858), raffigurante l’arciduchessa Sofia di Wittelsbach. Maestoso, imponente, trionfante: sarebbero aggettivi adatti a definire l’ambiente successivo, ma forse in realtà non sufficienti per esprimere la straordinaria fastosità dello spazio più grande del castello (per un’altezza di circa dieci metri e una lunghezza di quindici), la cosiddetta sala del trono. Come nel caso delle altre sale componenti il primo piano del castello, anche questa era stata completata dopo la partenza della coppia imperiale: perciò, Massimiliano non ha mai avuto la possibilità di occupare il trono ivi collocato. Nonostante il fatto che questo ambiente presenti oggi (in gran parte) l’aspetto originale che doveva avere all’epoca della sua realizzazione, si contano diverse modifiche relative a questa sala nel corso della storia di Miramare: nel 1930, a causa di un grosso incendio derivato da un cortocircuito, era andata perduta la decorazione della volta e delle pareti (che presentavano una ricca boiserie). Il duca d’Aosta aveva pertanto preso la decisione di dividere l’ambiente in due parti nel senso dell’altezza, in modo da ricavarne delle stanze più piccole (al secondo piano erano stati creati gli appartamenti per il suo aiutante di campo, mentre al primo si era scelto di sistemare alcuni tra i dipinti appartenuti a Massimiliano). A partire dal 1976, per volontà della Soprintendenza, venivano ricostruite la volta e la cantoria destinata ai musici secondo il loro aspetto originale. Il programma decorativo-iconografico della sala del trono era basato sulla celebrazione della dinastia asburgica: il committente, con l’accettazione della corona messicana, intendeva ricreare l’impero così come appariva al tempo di Carlo V (l’epoca della sua massima espansione). Una serie di grandi tele, realizzate dai copisti Josef Kiss e Friedrich Mayrhofer, ritraggono alcuni tra i più importanti esponenti della casa d’Austria: Rodolfo I, Federico III, Massimiliano I, Carlo V, Ferdinando I, Rodolfo II, Mattia, Ferdinando II, Ferdinando III, Leopoldo I, Giuseppe I, Carlo VI, Francesco II, Elisabetta d’Austria (regina di Francia), Carlo (infante di Spagna e figlio di Filippo II), Francesco Stefano I, la moglie Maria Teresa e i figli Giuseppe II e Leopoldo II. Completano la sala due grandi tele: l’”Allegoria dei domini di Carlo V” del pittore Johann Nepomuk (si tratta di una carta geografica, nella quale i possedimenti asburgici sono dipinti di colore rosso: al centro della base è collocato anche un pavone con le piume decorate dagli stemmi delle principali città e regioni presenti nel dominio della famiglia Asburgo) e l’”Albero genealogico della casa d’Austria e di Lorena” realizzato nel 1860 da Eduard Heinrich (oltre che dai due ritratti di Massimiliano e Carlotta uniti dalla fede nuziale, questa tela è resa interessante anche dal dettaglio delle corone raffigurate in basso a destra: si riconoscono quella del Sacro Romano Impero, quella di Santo Stefano d’Ungheria, quella di Venceslao e infine quella ferrea). L’intenzione di Massimiliano era quella di collocare un ritratto dell’“attuale imperatore (quindi sé stesso) nei paramenti ufficiali dell’incoronazione”: per questo motivo, attualmente è posta a completamento della sala una tela raffigurante l’imperatore del Messico. Il dipinto, opera realizzata dal pittore messicano Santiago Rebull nel 1865, presenta anche una ricchissima cornice: vi si possono osservare due grifi simmetrici (d’altra parte, si tratta dello stesso motivo che abbiamo già visto ricorrente nell’ambito dello scalone che permette l’accesso al primo piano del castello: il tema del grifo ritorna ancora una volta anche alla base del trono dorato presente di fianco al ritratto) che reggono lo stemma di Massimiliano imperatore. Cimino Folliero de Luna, nella sua testimonianza tardo-ottocentesca, ricorda la presenza in questa sala anche di una tela raffigurante l’“Apoteosi di Massimiliano”, realizzata da un artista francese che si trovava a Veracruz non molto tempo prima della caduta dell’impero messicano. Vi compariva l’imperatore vestito di porpora, accompagnato dalle personificazioni delle varie città del Messico insieme a quelle della Storia e del Progresso.

La sala dei gabbiani (o sala da pranzo) è l’ultima stanza del primo piano di Miramare, quella che chiude il percorso di visita al castello: prende il nome dalle trentasei immagini di gabbiani in volo che decorano il soffitto. Ciascuno di essi reca nel becco un motto latino. Nella parte centrale della volta, lo stemma reale del Belgio è contrapposto a quello dei Sassonia; similarmente, anche lo stemma dei Lorena è contrapposto a quello degli Asburgo. Al centro si può infine osservare l’emblema arciducale di Ferdinando Massimiliano, che sovrasta idealmente quello del suo antenato Massimiliano I. Decorano la sala alcune tele di Johann Nepomuk Geiger, che abbiamo già ricordato come realizzate in memoria del viaggio che i fratelli Asburgo avevano svolto in Turchia nel 1850: “Massimiliano al mercato di schiave di Smirne”, “Massimiliano con il pascià di Smirne” (nell’occasione di un invito a pranzo) e “Massimiliano a bordo del kaik del pascià di Smirne”. Due tele di Jean Auguste Beauce (1866 – 67) illustrano invece alcuni episodi relativi alla permanenza di Carlotta in Messico. La testimonianza del 1875 ricorda questa sala come ricca di opere d’arte di grande valore.

Nadia Danelon © centoParole Magazine – riproduzione riservata

Bibliografia

“Massimiliano imperatore del Messico: sua vita, sua morte, suo processo. Dettagli intimi e inediti”, Milano 1868; Richard O’Connor, “Il trono di cactus. La tragedia di Massimiliano e Carlotta”, Milano 1975; Franz Herre, “Francesco Giuseppe”, Milano 1975; Salvatore Libutti, Claudio Saccari, “Miramare. Questo bastion di scogli…”, Trieste 1981; “Guida d’Italia. Friuli Venezia Giulia”, Milano 1982; Nicole Avril, “Sissi. Vita e leggenda di un’imperatrice”, Milano 1994; Aurelia Cimino Folliero de Luna, “Massimiliano d’Austria e il Castello di Miramare”, Trieste 1994; Elisabetta d’Austria, “Diario poetico”, Trieste 1998; Alessandra Millo, Lino Monaco, “Sissi. Imperatrice triste”, Colognola ai Colli 1999; Benussi, Carizzoni, Cervani, De Rosa, De Vecchi, Haslinger, Hassmann, Mader, Malfèr, Sgarbi, “Sissi. Elisabetta d’Austra – l’impossibile altrove”, Trieste 2000; Rossella Fabiani, “Museo Storico del Castello di Miramare”, Trieste 2001; Alessandra Millo, Lino Monaco, “Sissi. Imperatrice ribelle”, Firenze 2002; Gabriele Crepaldi, “L’Ottocento”, Milano 2004; Marina Bressan, “Elisabeth”, Trieste 2005; Elvira Marinelli, “Gli Asburgo. Splendori e miserie di una dinastia”, Firenze 2005; Giuliapaola Ruaro, “Trieste. Guida illustrata della città – pianta del centro storico e della provincia”, Trieste 2005; Rossella Fabiani, Annalisa Scarpa, “Ippolito Caffi. Dipinti di viaggio tra Italia e Oriente”, Trieste 2015

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