Gillo Dorfles e i suoi 106 anni: una festa al Museo Revoltella di Trieste

Gillo Dorfles. PH NadiaPastorcichIl critico d’arte triestino Gillo Dorfles, milanese di adozione, martedì 12 aprile, per il suo 106esimo compleanno è ritornato a Trieste. Ad accoglierlo nell’Auditorium del Museo Revoltella un numeroso e caloroso pubblico.

Tre poltroncine di velluto rosso, tre personalità: Gillo Dorfles, Achille Bonito Oliva e Luigi Sansone. L’assessore alla cultura Paolo Tassinari dopo una breve introduzione ha passato la parola a Dorfles che si è lamentato per le luci troppo forti che gli arrivavano negli occhi. Subito è stato accontentato.

Luigi Sansone ha presentato il nuovo libro di Gillo Dorfles “Gli artisti che ho incontrato”, da lui curato. Il volume di 850 pagine è un’antologia completa degli scritti di Dorfles dal 1930 al 2015. È stato un lavoro minuzioso rintracciare gli scritti del critico d’arte, anche perché molti sono stati pubblicati in riviste minori. “Il merito di questo libro non è mio, ma esclusivamente di Luigi Sansone” – ha voluto sottolineare Dorfles.

A portare una ventata briosa è stato Achille Bonito Oliva – fondatore della Transavanguardia e curatore della mostra “Gillo Dorfles. Essere nel tempo” al MACRO – con le sue battute e il suo modo di fare coinvolgente, dirompente che di certo non è passato inosservato. “Diceva Buffon (non il portiere): lo stile è uomo. Si può desumere da come veste Dorfles che, per quella che è stata la sua avventura creativa e riflessiva, è un libertino; libertino nel senso più ampio della parola. È stato assolutamente un portatore di approssimazione, di riavvicinamento all’arte, senza prevenzione ideologica.” – Achille Bonito Oliva ha così descritto Gillo Dorfles, che per questa occasione si è presentato nel suo immancabile completo marrone, con tanto di calzini gialli.

Gillo Dorfles. Ph NadiaPastorcichNon solo arte: anche vita quotidiana. Gillo Dorfles, su richiesta del pubblico, ha raccontato la sua giornata tipo che – secondo lui – non è tanto diversa da quelle degli uomini “normali”: “mi sveglio alla mattina, faccio colazione, poi passo la giornata più o meno lavorativa, per poi andare a dormire. Mi pare non ci sia proprio niente di originale”.
Ma non è proprio così: Sansone ha voluto sottolineare che la casa di Gillo Dorfles è un porto di mare: “ogni giorno c’è qualcuno che va a trovarlo: o radio, o televisione, o giornalisti, o artisti, perciò la giornata è molto impegnativa. Poi Gillo è sempre presente alle presentazioni; è sempre in giro per mostre. È molto curioso di quello che succede attorno a lui, perciò le sue giornate sono molto lunghe.”

Tante sono state le domande alle quali Gillo Dorfles ha risposto. Ha ricordato Leo Castelli – “un mio grande amico fino dall’adolescenza, di grande importanza per la conoscenza dell’arte europea negli Stati Uniti e di quella statunitense in Europa” –; i suoi rapporti con la rivista Marcatré – “ha vissuto un periodo di fortuna finché Eugenio Battisti è stato in vita: in fondo, il merito è tutto di Battisti” – ; l’amicizia con Bobi Bazlen – “una delle persone più intelligenti e più illuminate di questa città e non solo”.

Una voce dal pubblico ha azzardato chiedere “Il futuro di Trieste nell’arte?”; la risposta di Dorfles è stata secca: “Mi pare una domanda alla quale nessuno può rispondere, tanto meno uno che è di origine triestina, perché ovviamente il fatto di dire che il futuro sarà brillante è una cosa sulla quale ho molti dubbi. Spero che Trieste ritrovi quell’interesse per l’arte contemporanea, che aveva un tempo in maniera molto più esplicita di oggi.”

Gillo Dorfles. PhNadiaPastorcichMa il Museo Revoltella potrebbe mai diventare anche un museo d’arte contemporanea? “Trieste meriterebbe d’avere un Museo d’arte contemporanea anche delle ultime tendenze – non bisogna dimenticare che Trieste ha dato vita ad artista come Nathan, Leonor Fini; artisti di prim’ordine non sono sufficientemente ricordati. Quindi spero che in futuro o questo Museo si trasformi completamente in Museo d’arte contemporanea, oppure che venga istituito un altro museo. Questa mi pare che sia la cosa migliore: fare appositamente un museo d’arte contemporanea, che sia almeno grande come la Pescheria. Non è giusto che una pescheria a Trieste sia più grande di un Museo.

Non c’è altro da aggiungere – con le parole di Sansone – “Gillo Dorfles è sempre attento a tutto quello che succede vicino a lui: sia nell’arte, nella scienza, nella musica, che nella poesia, e nella letteratura”.

Nadia Pastorcich ©centoParole Magazine – riproduzione riservata.
Foto di Nadia Pastorcich

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About Nadia Pastorcich

Redattrice. Nadia Pastorcich nasce a Trieste; è una studentessa universitaria che fin da piccola ha frequentato ambienti legati al mondo dello spettacolo, appassionandosi sempre di più al teatro, al cinema e all’arte. A cinque anni ha iniziato a seguire le operette per poi passare al balletto e infine alla prosa e all’opera. Si è poi appassionata al cinema che va dagli anni Trenta agli anni Sessanta e ciò l’ha portata ad approfondire anche la musica, la moda e la fotografia d’epoca.