Keats-Shelley House: la casa in Piazza di Spagna a Roma

Keats-Shelley House PhNadiaPastorcichLa Barcaccia del Bernini, il rumore dell’acqua che scorre, la folla di gente che invade la piazza, il suo chiacchiericcio, la maestosità dei palazzi. Questa è la cornice che racchiude in sé la bellezza, il fascino, la forte energia che si respira nella “Keats-Shelly House”: un luogo fuori dal tempo che si erge ai piedi della famosa scalinata di Piazza di Spagna a Roma.
Entrare nella casa dedicata ai poeti romantici significa entrare nella loro vita, assaporandone ogni singolo istante, ogni gioia e ogni sofferenza, diventando così un tutt’uno con l’ambiente circostante.

Se con l’Illuminismo si predilige la ragione, l’oggettività, con il Romanticismo accade l’opposto: i sentimenti, le emozioni, la soggettività diventano i pilastri di quel significativo periodo artistico, che vede tra i suoi maggiori esponenti Turner, Constable, Delacroix, Géricault e Friedrich nella pittura, Hugo, Goethe, Dumas nella letteratura, Schubert, Liszt, Chopin nella musica, e Shelley, Keats e Byron nella poesia.

La Keats-Shelley House nasce grazie ad un gruppo di diplomatici e scrittori inglesi e americani che impedirono, nel 1903, che la casa di Piazza di Spagna venisse demolita. Nacque così la Keats-Shelley Memorial Association con l’intento di creare una testimonianza permanente di questi poeti; tale iniziativa fu accolta dai re di Inghilterra e Italia e dal presidente degli Stati Uniti.
La Keats-Shelley House aprì le sue porte il 3 aprile del 1909, come museo e biblioteca per ricordare Keats, Shelley e altri poeti romantici che avevano trascorso una parte della loro vita nella terra del sole, del mare e del bel vivere.

Ma questi tre grandi poeti come giunsero in Italia? Tutto incominciò in Svizzera.
Shelley con Mary Shelley e la sorellastra di lei, Claire Clairmont, nel 1816, trascorsero un po’ di tempo nei pressi di Ph NadiaPastorcichGinevra, in Svizzera, dove Lord Byron soggiornava, assieme al domestico e a John Polidori, nell’elegante Villa Diodati.
Tra Claire e Byron non ci fu solo una storia, ma anche una figlia, Allegra, che morirà in tenera età.
Percy Shelley, invece, aveva lasciato la moglie, Harriet Westbrook, per Mary, scappando con lei in Francia. Harriet, non potendo sopportare la perdita del marito, si suicidò affogandosi. Dopo la morte di lei, Mary e Percy si sposarono. Ma anche Shelley finirà per provare qualcosa per Claire.

In seguito all’incontro in Svizzera, nel 1818, Shelley, Mary, i loro figli, la cognata Claire e sua figlia Allegra, gireranno l’Italia, fermandosi definitivamente a Villa Magni, a San Terenzo (Lerici, Liguria); mentre Lord Byron si era già da tempo trasferito a Venezia, che definì – in una lettera a Thomas Moore, del 17 novembre 1816 – “L’isola più verde della mia fantasia”.
Amori, spensieratezza, feste, questo e altro era all’ordine del giorno, nella città lagunare. Arrivato da poco a Venezia, Byron, infatti, si innamorò subito di Marianna Segati, la moglie ventiduenne di un mercante di Venezia. Nello stesso palazzo di proprietà di Segati, in zona Frezzaria (zona che va dal Teatro La Fenice fino a Piazza San Marco), Byron prenderà in affitto un appartamento.
In quel periodo quasi ogni donna poteva avere ufficialmente un amante, un cavalier servente, di cui il marito era a conoscenza.
L’amore per Marianna di certo non gli impedirà di frequentare altre donne: la stessa cognata di Marianna, una bella ragazza bionda, ci proverà con Lord Byron, tanto da prendersi svariati ceffoni da Marianna.

Ph NadiaPastorcichIn seguito al viaggio a Roma con l’amico Hobhouse, nel 1817 ritorna a Venezia. Lord Byron era conosciuto per il suo amore per il nuoto e per le sue grandi abilità da nuotatore: capitava spesso che dopo aver fatto baldoria per tutta la notte si tuffasse nel canale, dal balcone del suo palazzo.
Grande era anche la sua passione per l’equitazione. E sarà proprio durante ad una delle sue cavalcate che conoscerà Margherita Cogni, la moglie ventiduenne di un panettiere veneziano, che da subito lo affascinerà. Per un periodo i due vivranno assieme, nell’appartamento sul canale, in compagnia di tante altre donne di Byron, tra le quali Marianna Segati. Dopo un po’, la ragazza, ormai stufa, se ne andrà.
Nel 1819 sarà la volta di Teresa Guiccioli, donna anch’essa sposata, di Ravenna. Byron visse in casa Guccioli, assieme a sua figlia Allegra, Teresa e suo marito, il Conte Guiccioli. Ella si separerà dal marito per stare con Byron.

Se Shelley e Byron vennero in Italia per rilassarsi e per godersi la vita, Keats venne consapevole che ben presto sarebbe morto: dopo aver assistito il fratello Tom, malato di tubercolosi, anche John si ammalò; essendo un medico non gli fu difficile capire di aver preso lo stesso male.
Il dottore James Clark gli consigliò di recarsi in Italia. Con l’aiuto di alcuni amici, Keats prese in affitto un appartamento al numero 26 di Piazza di Spagna. Ad accompagnarlo durante i suoi ultimi giorni di vita fu l’amico pittore Joseph Severn. Visse in quell’appartamentino romano da novembre a febbraio. A soli venticinque anni, il 23 febbraio del 1821, John Keats morì.
Un anno dopo, l’8 luglio del 1822 assieme all’amico Edward Williams e il marinaio Charles Vivian, Shelley salpò sulla sua barca, l’Ariel, dal porto di Livorno verso Lerici. Una tempesta improvvisa inghiottì l’imbarcazione. Percy Shelley aveva ventinove anni. In tasca teneva un libretto di poesie di Keats.

La morte dei due amici sconvolse Byron. Durante il suo viaggio in Grecia, Lord Byron, a causa di febbri reumatiche, il 19 aprile del 1824 a trentasei anni, morì.

Salone Ph NadiaPastorcichAncora oggi tra le pareti della “Keats-Shelley House” si può sentire il forte legame di amicizia che legava questi tre grandi poeti.

La prima stanza che si ammira, entrando nella casa, è un incantevole salone dove un’enorme biblioteca ne segna il perimetro. Ad un tempo, una tenda appesa lungo l’arco divideva le stanze di Keats e Severn da quelle della padrona di casa, la signora Anna Angeletti.

La biblioteca non esisteva ai tempi di Keats: essa fu creata da Harry Nelson Gay. Comprende ottomila volumi dedicati Keats, Shelley, Byron, Leigh Hunt; ma anche al Grand Tour e altri importanti scrittori romantici di quel periodo.
In mezzo al salone ci sono tre grandi bacheche dedicate a Oscar Wilde, Walt Whitman e Theodore Roosevelt: tre grandi ammiratori di Keats.

Merita ricordare che, nel 1877, Oscar Wilde si recò al Cimitero Acattolico, per visitare la tomba di Keats, che definì come “il posto più santo a Roma”. Successivamente scrisse un sonetto dedicato a questo grande e giovane poeta romantico, esposto oggi nel salone.
Tre foto in bianco e nero ritraggono i membri principali che fondarono la “Keats-Shelley Memorial Association” – ovvero Robert Underwood Johnson, Rennel Rodd e Harry Nelson Gay.
In occasione dell’inaugurazione del 1909 di questo museo, lo scultore americano Moses Ezekiel donò un busto in marmo di Shelley. Sempre in questa stanza si possono ammirare anche due busti in gesso di Keats e Shelly, dello scultore e poeta William Wetmore Story.

Shelley Ph NadiaPastorcichSulla parete di destra, vicino la finestra, tra una libreria e l’altra, l’occhio viene attratto da un dipinto di Severn, del 1845, raffigurante Shelley alle Terme di Caracalla, mentre sta componendo il “Prometeo liberato”.
Il quadro ad olio di Field Place, nel Sussex, mostra invece la casa di famiglia dei Shelley, dove il poeta visse con le sue quattro sorelle minori. Ma poi ci sono anche una litografia che ritrae la scoperta del corpo di Shelley da parte dei suoi amici; una rappresentazione immaginaria del suo funerale; un ritratto di Byron dipinto da Richard Westall, nel 1813 circa.

Curioso il pezzo di damasco rosso proveniente dalle tende del letto di Halnaby Hall, dove Lord Byron e sua moglie passarono la luna di miele; o il pugnale consegnato a Trelawny da un mendicante cieco, durante una zuffa a Pisa, nella quale vennero coinvolti anche Byron e Shelley; o ancora le ciocche di capelli di alcuni personaggi celebri.

Stanza terrazzo PhNadiaPastorcichAdiacente al Salone, troviamo “La stanza della terrazza”; ad un tempo era la cucina della padrona di casa; ora, invece, ospita gli oggetti di Shelley, Byron, e altri personaggi illustri dei tempi di Keats. Tale stanza conduce ad una piccola terrazza che guarda sulla Scalinata.
A riempire questo ambiente scuro, poco illuminato e alquanto suggestivo, sono alcune lettere e stampe di donne e di uomini del circolo di Shelley e Byron: Mary Shelley, autrice di Frankenstein e moglie di Percy; Lady Caroline Lamb, amante di Byron nell’estate del 1812; Augusta Leigh, sorellastra e amante di Byron; Annabella Milbanke, moglie di Byron, con il quale si sposò nel 1814 e si separò poco dopo – del matrimonio restò una figlia, Ada, avuta nel 1915; Margherita Cogni, amante di Byron a Venezia dal 1817 al 1819; Teresa Guiccioli, anch’essa amante di Byron, nonché la sua preferita; Edward Trelawny, grande stimatore di Shelley e Byron; Giovanni Battista Falcieri, lasciò il suo mestiere da gondoliere per fare il cameriere di Byron a Venezia, seguendolo fino alla morte in Grecia.

Sulle pareti vi sono anche alcune stampe di abitazioni come la tenuta di famiglia di Newstead Abbey nel Nottinghamshire che Byron ereditò nel 1789, e che, a causa di difficoltà finanziare, nel 1817, fu costretto a vendere; Villa Diodati, con vista sul lago di Ginevra, che Byron prese in affitto – nel 1816, proprio in questa casa, Mary Shelley si lasciò ispirare per scrivere Frankenstein; Palazzo Mocenigo a Venezia, un edificio seicentesco sul Canal Grande, preso anch’esso in affitto da Byron. Sarà proprio qui che Byron inizierà a scrivere il “Don Juan” – satira sullo stato politico e culturale dell’Europa di allora. Mentre i Shelley, in quel periodo, risiedevano in Villa Magni, a San Terenzo (Lerici).

Stanza di Severn Ph NadiaPastorcichRipercorrendo di nuovo il Salone si arriva ne “La stanza di Severn”, che veniva utilizzata – per l’appunto – da Severn, amico di Keats, come camera da letto e soggiorno. Severn, ottimo pittore, dipinse i ritratti dei fratelli KeatsJohn, George e Tom – esposti in questa stanza.
John viene ritratto a ventitré anni; tale immagine era molto amata da Keats, tanto che egli decise di regalarla alla sua fidanzata Fanny, prima di recarsi in Italia.
Il ritratto di George Keats fu invece dipinto nel 1818 circa; anno nel quale si sposò ed emigrò in America. Morì di tubercolosi nel 1841. Anche il ritratto di Tom è datato 1818; proprio in quell’anno Tom, accudito dal fratello John, morì di tubercolosi.
I ritratti di Tom e George sono acquarelli, mentre quello di John è un dipinto ad olio.

Oltre a questi tre pitture troviamo anche alcune stampe raffiguranti gli amici londinesi di Keats come Leigh Hunt, John Hamilton Reynolds, John Taylor e William Wordsworth – uno dei primi esponenti della poesia romantica.
Sul lato sinistro della stanza vi è un ritratto di Charles Cowden Clark – migliore amico di Keats alla Enfield School – e uno di sua moglie Mary; compare pure il volto di Charles Brown, figlio di Charles Armitage Brown, amico di Keats.
NadiaPastorcich-11La silhouette nera è di Fanny Brawne, fidanzata di Keats, che conobbe nell’autunno del 1818. Quando Keats dovette partire per l’Italia, a causa delle sue condizioni fisiche, i due si scambiarono le loro ciocche di capelli.

Prima di morire, Keats chiese a Severn di consegnare alla bara con il suo corpo le lettere di Fanny Brawne, e quelle di Fanny Keats (sorella del poeta), che rifiutò di leggere, perché il dolore per la morte ormai vicina, era troppo forte.
Qui giace uno il cui nome è scritto sull’acqua” è l’epigrafe dettata da Keats all’amico.

Sono anche esposti molti manoscritti e una lettera di Keats, e le prime edizioni di “Lamia”, “Isabella”, “La vigilia di Sant’Agnese” e altre poesie del 1820, e “Endymion” del 1818 – opera accolta non molto bene.

Ph NadiaPastorcichComunicante alla stanza di Severn è quella di Keats, dai muri color carta da zucchero, un soffitto a cassettoni, un letto a “barca” in noce, dal copriletto dal tessuto marinaresco, un caminetto dove Severn scaldava i pasti che comprava in una trattoria nelle vicinanze, e una finestra che permette ai luminosi raggi di sole di invadere la stanza riempiendola di calore e vivacità.
Il letto è stato acquistato nel 1820 dalla fondazione della Keats-Shelley Memorial Association: secondo la legge vaticana in vigore nell’epoca di Keats, dopo la sua morte per tubercolosi, tutto ciò che era nella stanza doveva venire bruciato, pensando così, erroneamente, di impedire la diffusione della malattia.
Sopra al letto è appeso il ritratto di John Keats, realizzato da Joseph Severn tre settimane prima che l’amico morisse; mentre, vicino al letto, v’è posta la maschera funebre di Keats – nella sala precedente vi è la maschera in vita di Keats creata da Haydon nel 1816.

Durante il soggiorno romano, Keats non scrisse e non lesse quasi nulla; ciò che sappiamo è grazie alla corrispondenza e al diario dell’amico Severn.

Severn morì a 86 anni ed è stato sepolto nel Cimitero Acattolico di Roma accanto a Keats. Curioso il fatto che Keats, poco prima di morire, chiese a Severn di andare a visitare il cimitero per poi farglielo descrivere.

Tu che imbalsami la quiete della notte
chiudendo con le tue dita premurose e buone

i nostri occhi lieti del buio,e li proteggi dalla luce,

avvolti all’ombra del divino oblio:

o dolce sonno, chiudi, se ti aggrada,

mentre ti canto, i miei occhi vogliosi,

o attendi l’amen prima che il papavero

diffonda le sue grazie sul mio letto.
Poi salvami o splenderà il giorno passato

sul mio guanciale generando pene,
salvami dalla coscienza curiosa, che scava
come una talpa e ammucchia contro il buio,
e gira bene la chiave nella toppa oliata,
sigilla il muto scrigno dell’anima mia.”

Al sonno” di John Keats.

Nadia Pastorcich ©centoParole Magazine – riproduzione riservata. 
Foto di Nadia Pastorcich 

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About Nadia Pastorcich

Redattrice. Nadia Pastorcich nasce a Trieste; è una studentessa universitaria che fin da piccola ha frequentato ambienti legati al mondo dello spettacolo, appassionandosi sempre di più al teatro, al cinema e all’arte. A cinque anni ha iniziato a seguire le operette per poi passare al balletto e infine alla prosa e all’opera. Si è poi appassionata al cinema che va dagli anni Trenta agli anni Sessanta e ciò l’ha portata ad approfondire anche la musica, la moda e la fotografia d’epoca.