Stampa fotografica: un perché, e Saal Digital

Nel nostro modo di vivere ‘social’, siamo tutti diventati, oramai, fotografi. Scattiamo, scattiamo, scattiamo. Circondati, in qualsiasi momento della nostra giornata, da un mare di tecnologia, tendiamo però a dimenticarci di documentare i momenti più importanti; o meglio, pensiamo di farlo, senza renderci conto che la foto catturata con il nostro smartphone, dopo esser stata guardata per qualche attimo fra ‘ooh’ di meraviglia e aver ricevuto quale ‘like’, finirà fra le altre migliaia e migliaia dell’universo digitale domestico contemporaneo individuale o globale, nel quale non guarderemo mai più, o dentro al quale non saremo più capaci di ritrovare nulla.
 
Provate a pensare al desiderio che avrete di riguardare la foto dei vostri figli a vent’anni fra vent’anni: dove saranno, nel 2037, le fotografie che avete fatto con l’iPhone e che, per preservare un momento privato, non avete voluto affidare a Instagram?
Dove sono le foto che avete scattato con la vecchia Olympus, e perché sul vostro smartphone di ultimissima generazione o sul televisore di casa si vedono così piccole e così male?
 
Dopo un attimo di smarrimento, la mente ritorna, quindi, alla nostalgia per quella bella fotografia stampata che abbiamo visto campeggiare sulla mensola del soggiorno di nostro padre o nostra madre, con noi bambini o con loro due sposi fra una cornice. La fotografia stampata sopravviverà a qualsiasi cambio di tecnologia; la fotografia stampata sarà sempre più bella. La fotografia stampata conserverà sempre il calore di un momento, e, quando la terrete in mano, ve lo trasmetterà; e se a tenerla in mano assieme a voi sarà vostro nipote o il vostro compagno, o chi vorrete voi, sarà un calore ancora più forte. La foto stampata è sempre tua, sta nel tuo portafogli, nella tua borsetta; è un momento della vita che rimane con te. È un calore confortevole. La fotografia va goduta stampata.
 
Le stampe costano. Ma il momento di risparmiare non è mai quello degli acquisti più importanti, perché avete investito così tanto in tempo e impegno, per fare quel bel ritratto, che non mostrarlo e tenerlo nel disco esterno da trenta Terabytes assieme ad altri due milioni di fotografie sarebbe proprio un peccato. Perché le chiavette USB che avete nel cassetto resteranno sempre chiavette USB nel cassetto o perse chissà dove. Perché, se ben conservate, le foto stampate con le attuali tecnologie di stampa dureranno per generazioni.
 
Potreste rispondere: “Ma anche un buon disco esterno ben conservato può durare cinquant’anni!”
Vero; ma, probabilmente, la tecnologia con la quale lo collegherete al mondo esterno e i materiali di supporto non faranno altrettanto. 
 
Certo, ormai i monitor e i display rivaleggiano in qualità con la risoluzione di stampa, ma non per quanto riguarda la stampa professionale e non sui formati più grandi. Si potrebbe dire: “nessuna stampa può competere con la brillantezza di una fotografia visualizzata su uno schermo di qualità elevata”. Questo tipo di obiezione ha lo stesso valore di quella di chi predice che il libro su carta stampata non ha alcun futuro; semplicemente, non è vero.
 
La stampa, anche se realizzata in modo imperfetto, diventa un universo racchiuso in se stesso, che ti coinvolge e che non è misurabile in modo oggettivo. Elaborando il concetto, consegnare una fotografia stampata a qualcuno è presentare alla sua mente un’esperienza visuale che permette al soggetto che tocca e che guarda di isolarsi da tutto ciò che gli sta attorno e che non sia la fotografia stessa, consentendogli così di espandere la percezione e la capacità di intuire ciò che il fotografo ha inteso rappresentare con la sua immagine. E di provare emozione.
 
In passato, per motivi economici, il supporto più utilizzato, in termini di numero, per la visualizzazione di una fotografia non è stata la stampa ma la diapositiva.
La maggior parte delle presentazioni su schermo fatte con diapositive erano – rapportate al mondo digitale di oggi – semplicemente terribili. Anche quelle fatte nei circoli fotografici specializzati e in ambiente industriale risentivano di poca luminosità, scarsa brillantezza e contrasto, mancanza di dettaglio, senza voler per forza dimenticare la distorsione e gli artefatti di qualsiasi sorta dovuti sia allo sviluppo che alla manipolazione del supporto. Chi aveva la possibilità, spendendo una notevole quantità di denaro, di far realizzare un ambiente di proiezione specificatamente studiato, non riusciva a far altro che a ottenere … più o meno (certamente meno) che la qualità garantita oggi da una stampante termica domestica che possa stampare in un formato A4. 
 
Una stampante a colori domestica per carta fotografica può essere messa in opera in pochi minuti e con una spesa molto limitata: basta estrarla dalla scatola, seguire le istruzioni e premere uno o due bottoni. I problemi che capitano sono l’eccezione piuttosto che la regola, e rapidissimamente potrete avere un’ottima foto ricordo. Perché avventurarsi, quindi, nel mondo dei fornitori di stampe professionali?
 
Per molti motivi.
 
Al di là dei ragionamenti dei tecnocrati sugli spazi colore (sRGB, Adobe RGB, ProPhoto….) e sulla comprensione degli stessi e del loro corretto uso, e anche se dovessimo decidere di rimanere sul caro vecchio sRGB – che è sempre una garanzia – e dimenticassimo completamente le considerazioni tecniche legate all’assoluta opportunità della scomposizione in quadricromia a garanzia di fedeltà, molti pensano che tutto ciò di cui ci sia bisogno per ottenere una buona stampa sia una buona conversione dal formato digitale sorgente – il file raw. 
Non è così; anche se, con il digitale, rispetto alla tragedia rappresentata dallo sviluppo sbagliato della pellicola, abbiamo il vantaggio di poter ripetere il processo di elaborazione dal sorgente un numero infinito di volte e a nostro piacimento (e questo porta di colpo la fotografia moderna a essere veramente uno strumento meraviglioso – perché siamo completamente liberi nelle nostre decisioni artistiche ed estetiche), trasferire ciò che abbiamo voluto catturare e creare con la fotografia e che vediamo di fronte a noi dal monitor alla carta comporta una notevole fatica e molte insidie … 
 
  • la cartuccia a colori della nostra stampante non supporta un infinito numero di stampe, e ciascuna stampa di buona qualità richiede diversi secondi. A volte, minuti. A fine giornata, quindi – anche a causa di qualche misteriosa disattenzione che ha trasformato il blu del mare nella nostra foto in un fantastico viola, o l’arancione del tramonto nel rosso delle sabbie di Marte – sorvolando sul disagio portatoci dagli occhi ormai gonfi e dalla schiena a pezzi per le troppe ore passate sedendo, potremmo comunque ritrovarci non con una serie di belle fotografie stampate ma con una pila di carta da cestinare e con una o due cartucce d’inchiostro vuote
 
Il primo degli aspetti che sfugge al nostro controllo è la calibrazione dei dispositivi. Non intendo, con questo, la calibrazione del monitor – ma la calibrazione dell’intera catena di dispositivi coinvolti nel processo di stampa, e quindi – dando per scontata la corretta calibrazione della fotocamera – monitor, stampante, ambiente di visualizzazione, carta. Sì, anche l’ambiente di visualizzazione e la carta, perché la semplice calibrazione del monitor fatta con il colorimetro (con il ColorMunki o con la sua alternativa commerciale) non ha alcun senso se operate in ambienti nei quali ci sia variazione delle condizioni di luce (ad esempio fra mattina e sera); allo stesso modo, la calibrazione della stampa non ha alcun senso se non tenete anche in considerazione la temperatura e l’umidità dell’ambiente nel quale stampate e la qualità e tipologia della carta. Ciascuna stampa richiederebbe quindi un perfetto controllo dell’intera catena, cosa estremamente difficile sia per foto amatori che per professionisti (e forse, essendo, nel caso del lavoro del professionista, coinvolto anche il fattore tempo che per lui equivale a denaro, la situazione è ancora peggiore.)
 
Ecco perché è assolutamente opportuno rivolgersi a laboratori di stampa specializzati.
Pochi hanno la fortuna di risiedere in una città nella quale uno o due di essi siano a disposizione; per fortuna, ci aiuta Internet.
 
Oggi vi parliamo di Saal Digital. E facciamo una prova di stampa.
 
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Saal Digital Fotoservice, laboratorio fotografico europeo leader con sede in Germania, permette la creazione del prodotto di stampa direttamente attraverso il software scaricabile dal sito ufficiale. Si tratta di un software semplice da utilizzare, disponibile sia per sistema operativo Windos che per IOS, e, una volta fatta dimestichezza con i comandi e con le funzioni a disposizione, notevolmente flessibile anche da un punto di vista artistico e di composizione. E’ possibile sia utilizzare uno dei temi predefiniti che operare direttamente sul layout posizionando le foto a proprio piacimento; in ciascuna pagina è possibile scegliere sia il numero che la disposizione delle foto.
 
I formati a disposizione e la modularità nella scelta del fattore di forma, del numero di pagine a disposizione, del tipo di carta e di copertina coprono una vastissima gamma di esigenze.
La procedura di pagamento e la gestione dell’ordine con Saal Ditigal sono operazioni che avvengono in modo rapido e lineare. La consegna del prodotto, bene imballato, avviene via corriere è altrettanto rapida e professionale.
 
 
 
Il prodotto provato è stato un fotolibro in formato quadrato 28 x 28 centimetri, di 26 pagine opache a colori, di elevato spessore, e copertina rigida, senza codice a barre, per un costo, sul mercato, di 45 Euro.
 
Le foto per la prova di stampa sono state scelte fra quelle destinate alla preparazione del portfolio sull’opera di Auguste Rodin, alle quali sono stati affiancati dei testi di commento utilizzando uno dei molti caratteri tipografici a disposizione e degli elementi grafici sia in bianco e nero che a colori con motivi grafici di riempimento.
La copertina e la rilegatura sono risultate perfette, senza alcun difetto, sbavatura o alterazione del colore, e altrettanto perfetta e priva d’errori è stata la stampa delle fotografie distribuite su più di una pagina o cadenti nella piega.
Sicuramente un servizio di stampa professionale che ci sentiamo di consigliare e che risponde a una politica di prezzi assolutamente concorrenziale e più che adeguata alla qualità del prodotto ottenuto.
 
Roberto Srelz © centoParole Magazine – riproduzione riservata

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Roberto Srelz

About Roberto Srelz

Editore e direttore responsabile, presidente del gruppo centoFoto , è nato a Trieste. Professionista presso una grande azienda internazionale, è scrittore biografico (ha pubblicato il romanzo breve ‘Per Due Volte’ con ‘Luglio Editore’ ) e fantastico (ama in particolare il Fantasy nordeuropeo e scrive racconti brevi sul Web). Nel 2010 e 2012, con ‘Esaedro’, è stato editore di ‘Lions & Saints’ (Guendal – Ramella) e di ‘Pin Up’ (‘Accademia di Fumetto’, Trieste), collaboratore di dotART, e dal 2009 al 2014 ha organizzato la manifestazione ‘Fumetti per Gioco‘ assieme ad altri collaboratori. Insegna fotografia ed ha partecipato a mostre fotografiche in Italia (l'ultima delle quali su Steve Kaufman con "American Pop Art") e all’estero (Croazia, Polonia e Ungheria).