Scroscio di applausi per Sabina Guzzanti al Teatro La Contrada.
L'attrice e comica romana porta in scena il suo brillante monologo "Come ne venimmo fuori"

Lo scorso sabato sera, al Teatro Stabile La Contrada di Trieste, è andato in scena “Come ne venimmo fuori”, l’ultimo spettacolo di Sabina Guzzanti. Si tratta di un monologo scritto dall’attrice e comica romana che, tra parodia e satira, è riuscita a trasportare il pubblico in un futuro armonico e civile – dove il denaro è tornato ad essere semplicemente un mezzo – per consentire allo spettatore di guardare alle contraddizioni dell’epoca attuale con l’occhio di un osservatore esterno.

Lo spettacolo si apre con l’ingresso in scena di SabnaQf2, che tremolante ed emozionata si appresta a salire sul palco per pronunciare un discorso celebrativo per l’anniversario della fine del periodo storico più buio che l’umanità abbia mai fronteggiato: quello che va dal 1990 al 2041, noto a tutti come “il secolo di merda”.

La celebrazione si svolge ogni anno per mantenere viva la memoria di quanto accadde in quei terribili anni e scongiurare che i fatti possano ripetersi, ma la gente del futuro è stufa di sentirne parlare, essendosi consolidata l’idea che gli umani vissuti in quel periodo fossero semplicemente degli imbecilli che si erano fatti imporre uno stile di vita bestiale. Tutti sono convinti che studiarli sia una perdita di tempo, ma SabnaQf2 non ci sta. Vuole capire che cosa accadde e per quale ragione gli umani si erano ridotti a quel modo.

Emozionata per l’incarico affidatole, SabnaQf2 si appresta dunque ad indagare con serietà le ragioni storiche che portarono al secolo di merda. In un intervallarsi di comizi storici e “tu per tu” con il pubblico, ripercorre il Novecento, dal primo conflitto mondiale ad oggi.

Sabina Guzzanti analizza le contraddizioni e le ingiustizie del nostro tempo. Parla di social, di riforma della scuola e del lavoro, di tagli alla cultura, fino ad arrivare alla radice del problema: il neoliberismo imperante come unica ideologia superstite che regola il mercato. Quel mercato le cui logiche sembrano aver ridotto alla frustrazione, all’ignoranza e alla miseria il genere umano, schiacciandolo al punto da fargli credere che il cambiamento sia di fatto impossibile. Con il peso di questo senso d’impotenza sulle spalle, l’umano medio si ritrova ingabbiato, con l’unica apparente libertà residua di poter riversare la propria frustrazione su Facebook. Ecco dunque un ritratto fedele dell’essere umano contemporaneo: un leone da tastiera che, tra video di gattini e opinioni non richieste, fa di tutto per non pensare perché, come ricorda la Guzzanti, pensare provoca dolore.

“Come ne venimmo fuori” è uno spettacolo coinvolgente, che riesce a mantenere il pubblico attento e partecipe, a farlo ridere, pur se di una risata amara, donandogli infine un briciolo di speranza. SabnaQf2, infatti, termina il suo discorso con una domanda. Si chiede come l’umanità sia riuscita ad uscire da quel periodo storico così buio e crudele, ricordandoci ancora una volta come la creatività, l’audacia, il pensiero, il fermento intellettuale e artistico, la compassione e l’empatia siano gli ingredienti necessari a riscuotere gli animi e a ritrovare l’umanità perduta per arrivare ad un futuro armonico. Tuttavia, questi ingredienti da soli non bastano, ci vuole anche una “botta di culo”. Con queste parole la Guzzanti chiude il suo spettacolo tra le risate del pubblico.

Giulia Zorat – centoParole Magazine

 

Come ne venimmo fuori

Secol Superbo e Sciocco produzioni in collaborazione con Mismaonda srl

di e con Sabina Guzzanti

scene Guido Fiorato

musiche Paolo Silvestri

regia Giorgio Gallione

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