Home Forum dialogo asincrono Volare nel sole

Questo argomento contiene 0 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da Roberto Srelz Roberto Srelz 1 anno, 1 mese fa.

Stai vedendo 1 articolo (di 1 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #17205
    Roberto Srelz
    Roberto Srelz
    Amministratore del forum

    Rodolfo è un po’ in ritardo. Qualche problema in ufficio, cose che hanno richiesto la sua attenzione, così passo con piacere qualche minuto di far niente seduto fuori dall’ingresso dell’aeroporto di Siviglia, vicino al parcheggio, guardando la gente. So che non ci metterà molto ad arrivare: ha fissato un appuntamento con il suo istruttore alle sei.

    Arriva veloce con la piccola auto dell’azienda, e in un attimo siamo in autostrada. Mi dice: “Sei appena atterrato e fra mezz’ora starai volando di nuovo”, ma per qualche motivo non capisco che cosa intenda. I miei pensieri sono lontani, a casa – in quella casa che di colpo si è svuotata e non è più la mia. Mi sembra di capire che voglia portarmi a volare con lui su un piccolo aereo, da qualche parte lì vicino. Ho già volato tanto, ma sempre e solo su aerei di linea, e sono curioso: immagino già quanto diverso possa essere guardare il cielo e la terra da un aereo più piccolo. Arriviamo a un incrocio; da una parte la striscia di cemento della strada prosegue, c’è un po’ di traffico, ma dall’altra si va sulla terra battuta. Gli spazi sono vasti, rossi: l’Andalusia è grande, se sei in mezzo alla pianura non riesci a vedere il mare o le alture, e all’orizzonte c’è solo la vaga sagoma di una montagna che so essere vicina a Granada. La terra è libera, aperta: non ci sono alberi, sono una fattoria bianca, con degli ulivi.

    L’aerodromo ha una zona riservata alle lezioni di teoria, con sedie all’aperto, molto accogliente; lì vicino c’è un piccolo ufficio e poco più in là tre hangar grandi quanto basta per dare ricovero a quattro o cinque aeroplani. Imparo una cosa che non sapevo: gli ultraleggeri si spostano a mano, devi solo sollevare la ruota del carrello anteriore – di solito appoggiandoti sulla coda – e poi sposti facilmente l’aereo e lo porti fuori. Ce ne sono molti sul mercato, ora, di ultraleggeri: alcuni ricordano gli aerei da turismo più famosi, come il Commuter o altri aerei commerciali. Emilio, l’istruttore – e proprietario dell’aerodromo – ha investito più di un milione di Euro per costruire tutto, compresa la pista d’atterraggio, cinquecento metri d’asfalto. Non male. E una piccola torre per le segnalazioni d’emergenza. Emilio rappresenta la società Tecnam in Andalusia, e Tecnam è una società italiana di grande esperienza, un leader nel mercato degli ultraleggeri. Emilio è anche il proprietario di un Tecnam p2002 Sierra: è quell’aereo blu e giallo che ci aspetta sulla pista.

    Prima non avevo capito bene, oppure non avevo voluto capire perché non l’avevo creduto possibile. Così, come sempre, sono silenzioso e concentrato. Parlo poco. Rodolfo pensa che io non sia contento di essere la’, che non mi faccia piacere. Ciò che sto provando è esattamente l’opposto: non parlo semplicemente perché sono senza parole. L’emozione è troppo forte. Mi spiegano come arrampicarmi nell’abitacolo: non devi mettere il piede sull’ala, perché non è fatta per reggerti, dappertutto c’è l’avviso ‘no step’ e c’è un solo punto dove puoi mettere il piede per salire. Poi una volta dentro Emilio mi mette la cuffia e sono totalmente spaesato, conosco già gli strumenti che rapidamente mi sta illustrando ma ora come ora non so dove guardare. Quell’aereo ha tutto: orizzonte artificiale, pitch control, bussola, gps, radio multibanda … non manca niente. È proprio come guardare il pannello di base di un aereo più grande. Le cuffie servono per parlare con il copilota e, attraverso la radio, con la torre di controllo dell’aeroporto di Siviglia. La torre dell’aeroporto ti da’ tutte le informazioni che ti servono: traffico in aria, condizioni atmosferiche, pericoli. E ti tiene d’occhio. Il p2002 Sierra ha i doppi comandi e così l’istruttore può volare con te, osservarti e guidarti tutto il tempo, e prendere il controllo quando serve.

    E poi, via. Il Sierra decolla a ottanta, novanta chilometri l’ora, e non è facile tenerlo diritto mentre aumento la potenza, in fin dei conti è il mio primo volo da pilota, sono teso … e poi sono in aria, e improvvisamente tutto è facile, sembra un gioco o un sogno ma io so che è tutto vero. Con tempo buono e in buone condizioni di luce pilotare un aereo è così facile: se non hai vento, e oggi non ce n’è, regoli un poco il pitch control e basta, e sono la forma e la geometria delle ali e dei piani di volo a tenere l’aereo diritto senza che tu faccia nient’altro. Se tocchi i comandi l’aereo picchia un po’ o cabra leggermente, oppure vira un po’, e un tocco gentile è tutto ciò che serve per virare. Saliamo, prendiamo quota, prima a trecento metri e poi a cinquecento, ed Emilio lascia l’aereo completamente a me, e mi dice di andare la’, verso la fortezza romana che vediamo più avanti, a dieci minuti di volo a est dell’aerodromo. La fortezza è splendida, vista dall’alto, e il rosso del sole del tramonto l’avvolge come un fuoco. Sopra la fortezza facciamo due giri completi, ed è tutto così meraviglioso, sotto di noi. Poi il sogno inizia a finire, capisco che presto sarà ora di svegliarsi: dobbiamo tornare indietro, e cerco la direzione della pista sulla bussola; quando siamo sull’aerodromo Emilio prende i comandi, e mette l’areo in due mezze giravolte, vediamo tutto ciò che sta sotto di noi stando quasi capovolti. Non ho paura, il nostro Sierra risponde perfettamente ai comandi e vedo che Emilio ha una grande esperienza. Sento la gravità sul mio stomaco, anche se andiamo solo a centotrenta all’ora, e guardo il mondo alla rovescia.

    Meraviglioso.

    Emilio si prende cura dell’atterraggio. Fare errori in quella fase del volo è molto semplice se non sei esperto, potresti scendere in modo troppo pesante e rimbalzare oppure mettere il naso dell’aereo troppo giù e spaccare tutto. Sarebbe un peccato. Emilio non parla inglese, ma ci capiamo lo stesso abbastanza bene: mi dice che ho pilotato bene, ma che all’inizio ero troppo nervoso. Nel momento in cui mi sono rilassato è andato tutto bene. E so che ha ragione. Scendo, ed è Rodolfo a salire: è il suo turno. Il suo volo è più lungo, deve far pratica di decollo e atterraggio per poter sostenere l’esame per la licenza di volo. Mentre inizia a scendere la sera guardo tutti i suoi passaggi. Poi, aiutiamo Emilio a portare il Sierra nell’hangar e ci separiamo, camminiamo verso l’auto, è sera di festa, andremo a Siviglia, ‘tapas’ e un buon bicchiere di vino assieme.

    Per un po’ non parlo. Poi, prima di salire nell’auto, lo abbraccio. La vera amicizia è rara. Non se lo aspetta: poi gli dico che pilotare un aereo con le mie mani era stato il mio sogno da bambino, e che ero sempre stato sicuro che non sarebbe mai successo. È contento: adesso mi vede felice. E io sono felice di aver deciso di tornare a Siviglia, di aver seguito l’istinto, ancora una volta – l’istinto che mi diceva di andare anche se, in quel momento della mia vita, mai avrei pensato di partire.

    Porto sempre i miei sogni con me, nel mio cuore. Quando penso che una cosa non possa mai più succedere – perché è troppo tardi, perché per me è impossibile, perché non ce la posso fare, perché … perché – quando sono sicuro che non possa succedere, accade davvero.

    Se chiudo gli occhi, e ripenso a quel giorno, vedo il cielo di Siviglia; sono ancora lì, sto volando nel sole, e vedo le case bianche e la terra rossa dal cielo. Sono libero, sono a volare nel sole. E sono felice.

    2009, a Siviglia.

Stai vedendo 1 articolo (di 1 totali)

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.